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La storia di Fra Michele da pizzaiolo a frate, un sogno che avevo sin da piccolo

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001

Il Signore vi dia pace. È il saluto del serafico padre san Francesco quando incontrava le persone per la via. Mi chiamo fra Michele Massimiliano Locritani, ho 41 anni, sono di Taranto. Vengo da una famiglia umile e semplice. Mio papà si chiama Antonio e mia mamma Antonia. Sono il secondo di tre figli, i miei fratelli sono Rosa e Luigi. Vi racconto con piacere la mia esperienza vocazionale.

La mia vita di fede comincia, a dire il vero, molto presto: non dimentico mai un’occasione che è stata per me la porta per una profonda devozione. Era un giorno della tredicina di sant’Antonio, nel giugno del 1982, avevo 5 anni, ricordo che ero con la mamma e mio fratello: sono stato attratto dalla statua del Santo che è nella mia parrocchia. Chiesi affascinato alla mamma chi fosse e lei con poche parole mi spiegò che si chiamava Antonio, era frate francescano, diventato un grandissimo santo servendo la Chiesa come predicatore e curando i poveri. Fu un incontro emozionante.


Sant’Antonio, poco alla volta diventò un “amico” e ogni volta che entravo in chiesa mi avvicinavo alla statua chiedendo di intercedere per me, e che il Signore mi chiamasse a servirlo più da vicino, come frate. A 8 anni cominciai a frequentare la parrocchia e mi sono inserito nel percorso di catechismo e altre attività di divertimento. Così per anni. Trascorro una fanciullezza abbastanza serena, poi con la scuola smetto in terza media e subito comincio a lavorare.



Pur continuando a frequentare la parrocchia, il momento di iniziale desiderio e forte devozione, come anche espresso più volte davanti a sant’Antonio, si allontana, come se fosse stato conservato nel profondo della mia anima, mentre fuori cercavo altro. Ricordo la mia inquietudine adolescenziale, avvertivo la mancanza di qualcosa di importante per la mia felicità. Ricordo che confidandomi con il mio parroco, don Alessandro Greco, emerge la possibilità di una vocazione alla vita consacrata. Mi dice: “Michele, può darsi che il Signore ti chiama, ma vai passo passo, e con pazienza comincia un serio discernimento.”



A 26 anni accade una svolta imprevista: durante la Settimana Santa, inspiegabilmente sento in me un ardore tutto nuovo, forte, che mi spinge a pregare molto. Ricordo di tante ore passate in adorazione. Ritorna con insistenza quel desiderio d’infanzia di consacrare la mia vita interamente al Signore. Questo desiderio mi causava spavento, in verità, incertezza e pregare per me significava anche cercare di capire meglio quello che mi stava succedendo, per verificare se il Signore mi stava chiamando a qualcosa di inaspettato oppure erano solo mie “fantasie”, illusioni passeggere.

Nella veglia pasquale di quell’anno, dopo una settimana intensa, ricordo di aver avuto una risposta più chiara ai miei interrogativi. Ho sentito per la prima volta una chiara conferma del desiderio di consacrarmi al Signore a servizio della Chiesa e dei poveri, come frate francescano. E questa conferma è stata consolante.


Per lavoro mi trasferisco a Paestum, dove conosco un sacerdote che comprende la mia inquietudine vocazionale e mi propone di fare un’esperienza con una nuova realtà monacale sorta a Roma presso i Castelli Romani. Così accetto e mi lancio. Trascorro un periodo iniziale di discernimento e di prova che ha buon esito: decido di rimanere e la comunità mi accoglie. Ed è così che divento monaco sotto la regola benedettina. Trascorrono diversi anni inserito nella comunità come fratello, nella mansione di cuoco. Alcune vicende interne mi aprono una nuova consapevolezza: era giunto il momento per rimettersi alla ricerca di una nuova via, a me più rispondente.


Tornato a casa, tramite Franco, una persona amica, condivido il mio stato d’animo con padre Salvatore, un frate francescano conventuale della parrocchia San Massimiliano Maria Kolbe che, dopo avermi accolto e compreso, mi propone di intraprendere insieme un nuovo percorso di discernimento. È stato proprio questo il primo tramite con la famiglia conventuale che oggi è la mia famiglia religiosa effettiva. Si riaffaccia nella mia storia la presenza francescana e il desiderio di essere frate minore. Un vero e proprio ritorno all’inizio, secondo imprevedibili percorsi che il Signore mai si stanca di tracciare, con la nostra collaborazione, e nonostante noi, delle volte.

Eccomi qua, oggi, in Assisi, frate da un anno, dopo un tempo di grazia vissuto proprio nel convento della Basilica di Sant’Antonio a Padova, per l’anno di noviziato. Ed è nella sua casa che ho fatto la promessa dei voti diventando frate. Un altro dono chiesto al Signore per mezzo di sant’Antonio e ricevuto per grazia.


Nel desiderio di essere un buon frate secondo il cuore di Cristo, vi chiedo di accompagnarmi nella preghiera, come io stesso faccio con chiunque me lo chiede.

In comunione nello Spirito Santo, un saluto di pace e bene. 

 

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