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L'abbraccio di papa Francesco a Napoli, cronaca di una giornata

di Redazione online
L'abbraccio di papa Francesco a Napoli, cronaca di una giornata
Credit Foto - Ansa

Pompei: “arrivederci a presto!”

Papa Francesco arriva a Pompei pochi minuti prima delle 8. Lo attendono in migliaia nel piazzale del Santuario della Vergine del Rosario, voluto dal beato Bartolo Longo, che qui aveva portato l’effigie della Vergine nel 1875. Si affida alla Madonna e le affida il popolo, del beato il pontefice prega la “Piccola supplica” alla Vergine del Rosario: «Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell'odio e del sangue, le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore». Terminata la preghiera, prima della partenza in elicottero alla volta di Scampia, il saluto a Pompei e un «arrivederci a presto» alla città: «Grazie tante per questa calorosa accoglienza, abbiamo pregato tutti la Madonna perché ci benedica tutti, voi, me, tutto il mondo abbiamo bisogno della Madonna perché ci custodisca. E pregate per me».


Scampia: “la corruzione puzza, il male ruba la speranza”

«Il vostro arcivescovo mi ha minacciato, non potevo non venire a Napoli». La trasferta napoletana di papa Francesco comincia dal quartiere simbolo del degrado, nella periferia nord della città: a Scampia papa Bergoglio parla a braccio, denuncia la corruzione, invoca la dignità del lavoro, ricorda gli immigrati che «non sono - dice - cittadini di serie B». Qui aveva cominciato la sua visita alla città anche Giovanni Paolo II, nel 1990. Anche oggi resta urgente il tema del lavoro: «Undici ore di lavoro per seicento euro e senza contributi per la pensione. Tutto ciò è schiavitù, non è cristiano, non dobbiamo restare in silenzio», è la denuncia di papa Francesco per un’economia che «scarta i giovani e li priva del lavoro, della possibilità di portare il pane a casa».



La speranza, leva dell’anima

«La corruzione puzza, il male ruba la speranza a Napoli», e la mancanza di lavoro «ruba la dignità». 

La speranza è una delle parole chiave di questa visita insieme al tema della conversione e del futuro. Papa Bergoglio punta insiste sui punti di forza del carattere partenopeo, ha parole coraggiose per spronare alla conversione e, mentre denuncia a voce alta, apre anche alle possibilità concrete di vita nuova. «Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l'allegria». Infatti, «il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove  produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l'ultima parola». È «la speranza, lo sapete bene, questo grande patrimonio, questa “leva dell'anima”, tanto preziosa, ma anche esposta ad assalti e ruberie».



Corruzione e migranti

«Quanta corruzione c'è nel mondo: è una parola brutta, perché una cosa corrotta è una cosa sporca. Se noi troviamo un animale che è corrotto è brutto, puzza. La corruzione puzza e la società corrotta puzza, e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza», afferma. Il pontefice parla anche degli immigrati: «I migranti non sono umani di seconda classe: sono cittadini, sono figli di Dio, sono migranti come noi, perché tutti noi siamo migranti verso un'altra patria». Dalla piazza Giovanni Paolo II benedice i fedeli facendo suo un motto antico della città: «A Maronna v'accumpagne». 



Piazza Plebiscito: “è tempo di riscatto per Napoli”

Sono sessantamila i fedeli tra la piazza principale della città e le vie limitrofe per la S. Messa presieduta da papa Francesco. Nell’omelia il Papa ritorna sul futuro della città: «Questa città può trovare nella misericordia di Cristo, che fa nuove tutte le cose, la forza per andare avanti con speranza, la forza per tante esistenze, tante famiglie e comunità», dice. E incoraggia: «Sperare è già resistere al male. Sperare è guardare il mondo con lo sguardo e con il cuore di Dio. Sperare è scommettere sulla misericordia di Dio, che è Padre e perdona sempre e perdona tutto». «Oggi comincia la primavera e la primavera è tempo di speranza. Ed è tempo di riscatto per Napoli: questo è il mio augurio e la mia preghiera per una città che ha in sé tante potenzialità spirituali, culturali e umane, e soprattutto tanta capacità di amare». «Il futuro di Napoli – dice - non è ripiegarsi rassegnata su sé stessa, ma aprirsi con fiducia al mondo».



Corruzione: il pane di oggi, la fame di domani

Anche nella Messa, l’invito è alla speranza: «cari napoletani, largo alla speranza, e non lasciatevi rubare la speranza! Non cedete alle lusinghe di facili guadagni o di redditi disonesti. Reagite con fermezza alle organizzazioni che sfruttano e corrompono i giovani, i poveri e i deboli, con il cinico commercio della droga e altri crimini».



L’invito ai criminali: “convertitevi all’amore e alla giustizia”

«La corruzione e la delinquenza non sfigurino il volto di questa bella città! Ai criminali e a tutti i loro complici io umilmente oggi, come un fratello, ripeto: convertitevi all'amore e alla giustizia!». E ai giovani: «Non lasciate che la vostra gioventù sia sfruttata da questa gente».



Sacerdoti, portate perdono

Ai sacerdoti dice a braccio: «portare a tutti la misericordia, la tenerezza, l'amicizia di Dio: questo è il compito che tocca a tutti, ma specialmente a voi sacerdoti. Portare misericordia, portare perdono, portare pace, portare gioia, nei sacramenti, nell'ascolto che il popolo di Dio possa trovare in voi». 

Alle 13 papa Francesco pranza con i detenuti nel Carcere di Poggioreale, il più affollato del meridione. 



Al clero di Napoli: il centro della testimonianza è Gesù

“Ho preparato un discorso ma sono noiosi, i discorsi”. Comincia il suo saluto parlando in piedi, papa Francesco. L’esempio glielo dà una suora presente in Duomo che, pur anziana, è andata svelta a chiedergli una benedizione in articulo mortis per la sua partenza in missione. “Questo è lo spirito della vita religiosa - commenta -, questa suora mi ha fatto pensare”. Ed è anche, per papa Francesco, una delle testimonianze per il clero di Napoli “essere sempre in cammino, andare nella sequela di Gesù, andare dietro Gesù con voglia di lavorare per il Signore”. Ma per questo, ammonisce, “il centro deve essere Gesù”. Se il centro della vita è altrove, ad esempio nella lotta contro il vescovo o contro il parroco, “e tutta la mia vita è in quella lotta, questo è perdere la vita”. Così anche nella vita religiosa, “se mio centro è la superiora che non mi piace, la testimonianza non va”. 


Seminaristi: se non avete Gesù al centro, ritardate l’ordinazione

Nel dialogo cuore a cuore sul sacerdozio e la vita consacrata, papa Francesco invita i seminaristi ad esaminare la coscienza: “se voi non avete Gesù al centro, ritardate l’ordinazione. Se non siete sicuri che Gesù è il centro della vostra vita, aspettate un po’ più di tempo per essere sicuri. Perché, al contrario, comincerete un cammino che non si sa come finirà”. 



Amare Maria: è la Madre che dà il Figlio

Per papa Francesco se un sacerdote “non ama la Madonna”, non la cerca, “se non vuole la Madre, la madre non gli darà il Figlio”. “Il centro è la Madonna”, che “sempre ci porta a Gesù”. Prende ad esempio un’icona regalatagli dal p. Marco Ivan Rupnik, in cui Gesù è raffigurato mentre scende e con la mano prende il mantello della Madonna per non cadere. È lei che ha fatto scendere Gesù da noi, è lei che ci dà Gesù”, conclude papa Francesco, “per andare dietro Gesù un bell’aiuto è la madre, è lei che ci dà Gesù”.




Lo spirito di povertà

“Un’altra testimonianza – prosegue - è lo spirito di povertà”. “Quando nella Chiesa entra l’affarismo, sia nei sacerdoti che nei religiosi, è brutto”. La memoria del Pontefice va a una religiosa, “brava donna, una grande economa”, che tuttavia “aveva il cuore attaccato ai soldi”. A 70 anni, racconta papa Bergoglio, “l’ultima umiliazione che ha avuto questa donna è stata pubblica”. Nel corso di un incontro ha una sincope e cade. La schiaffeggiano per farla rinvenire, e una professoressa presente suggerisce di metterle accanto una banconota da 100 pesos e vedere se reagisce. “La poverina – commenta papa Francesco - era morta già ma questa è stata l’ultima parola, quando ancora non si sapeva se era morta o no: una brutta testimonianza”. E ancora: “Quanti scandali nella Chiesa e quanta mancanza di libertà per i soldi”.


Lo spirito di povertà, spiega il Pontefice, non è spirito di miseria. È ragionevole, per un sacerdote che non ha il voto di povertà, avere del denaro. Ma non sono legittimi l’avidità e l’affarismo: “Un sacerdote può avere i suoi risparmi ma non il cuore lì”, perché – ricorda - la povertà è la prima delle beatitudini. “Si fanno differenze tra le persone quando ci sono i soldi in mezzo. Per questo chiedo a tutti di esaminare la coscienza” e verificare lo stato di salute della propria vita di povertà.



Riprendere le opere di misericordia 

“Abbiamo dimenticato le opere di misericordia”, ammonisce il Papa, e consiglia di riprendere dal catechismo le opere misericordia corporali e quelle spirituali. “Ci sono bambini battezzati che non sanno farsi il segno della croce. E dov’è l’opera di misericordia di insegnare a quello che non sa?” Un altro episodio viene dalla vita di comunità a Buenos Aires, dove nella ristrutturazione di un convento erano stati acquistati televisori per ogni cella. Risultato, “all’ora della telenovela tu non trovavi una suora in collegio. Queste sono le cose che ci portano allo spirito del mondo”. 



Mondanità: lo spirito di preghiera si vede

La mondanità, un altro pericolo per clero e religiosi: “Vivere mondanamente – spiega papa Francesco - vivere con lo spirito del mondo”. “Lo spirito di preghiera si vede”, dice papa Francesco. “Si vede chi è l’uomo e la donna consacrata e che prega, e quello che prega formalmente ma il suo cuore non va”. Sono testimonianze, sottolinea il Papa, che la gente vede. In Duomo si è parlato di mancanza di vocazioni, “ma la testimonianza – commenta papa Francesco - è una delle cose che attirano le vocazioni”.



Il terrorismo delle chiacchiere

Segni della mancanza di fraternità sono ovunque le chiacchiere, dice papa Francesco. “E mi permetto di dire un’espressione: è il terrorismo delle chiacchiere, perché quello che chiacchiera è un terrorista, che butta una bomba distrugge. E lui è fuori”. Le chiacchiere distruggono. L’antidoto suggerito da papa Francesco è “parlare soltanto con due persone: o tu parli in faccia alla persona o, se non si può, lo dici a quella persona che può rimediare”. Per il Pontefice le chiacchiere sono il terrorismo della fraternità diocesana, della fraternità sacerdotale, delle comunità religiose.



Il segno della gioia

Altra testimonianza per clero e religiosi è la gioia, “la gioia che la mia vita è piena, che ho scelto bene”, che il Signore mi è fedele. E aggiunge: i consacrati o i sacerdoti “noiosi, con amarezza di cuore, tristi, hanno qualcosa che non va. E devono andare da un buon consigliere spirituale, un amico, e dire: non so cosa succede nella mia vita”. 



Adorazione, amore alla Chiesa, missionarietà

In ultimo, il papa chiede di poter finire con due – poi si corregge, sorride - tre cose: l’adorazione, perché – dice – “abbiamo perso il senso dell’adorazione a Dio”; l’amore alla Chiesa, perché “tu non puoi amare Gesù senza amare la sua sposa”. Terzo, lo zelo apostolico, la missionarietà. “La Chiesa – dice - deve convertirsi di più, perché la Chiesa non è una ong, la Chiesa è la sposa di Cristo che ha il tesoro più grande, Gesù, e il suo motivo di esistere è proprio questo: portare Gesù”.



Al momento della benedizione ai fedeli con il reliquiario del sangue di San Gennaro, il sangue del Santo ha già cominciato il processo di liquefazione ed è sciolto per metà. Ne dà annuncio il cardinale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe: «Il segno che san Gennaro vuole bene a Napoli e a papa Francesco: il suo sangue è sciolto per metà». Non accadeva in presenza di un pontefice dal 1854, sotto papa Pio IX. Il Papa commenta: "Se si è sciolto a metà vuol dire che dobbiamo ancora andare avanti e fare meglio. Il santo ci vuole bene a metà".



È la volta dell’incontro privato con gli ammalati nella Chiesa del Gesù Nuovo, dei gesuiti. A seguire, l’incontro con i giovani e le famiglie sul Lungomare Caracciolo, in Piazza Diaz.

Roberta Leone


Redazione online

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