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In viaggio con San Francesco

Un itinerario che unisce i luoghi più importanti nella vita del Santo, dal santuario della Verna all’eremo del Carceri, da Gubbio a Spello, mentre Assisi è il cuore di tutto il percorso

In viaggio con San Francesco
Credit Foto - umbriafrancescosways.eu

Il 2016 è stato l’Anno dei cammini d’Italia, secondo l’indicazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. È un tentativo intelligente di consolidare il crescente interesse per il viaggio a piedi, tanto antico e tanto nuovo, riscoperto grazie al successo straordinario e inatteso del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela. Potremmo allora chiederci quale sia il corrispondente italiano del Cammino di Santiago. La risposta sembra scontata. Da tempo l’attenzione dei media e molte risorse si concentrano sulla Via Francigena, l’antico percorso che nel Medioevo univa Canterbury a Roma. Ma forse molti – e io tra questi – indicherebbero piuttosto la Via di Francesco che, dopo inizi difficili, ha preso sempre più consistenza con un lavorio sotterraneo e silenzioso, un’ispirazione spontanea dal basso ora sostenuta anche dal governo regionale.

Diverse buone ragioni fanno preferire la Via di Francesco al grande cammino d’Europa. Per cominciare è interamente italiana, non parte di un più lungo percorso internazionale; inoltre in ogni suo luogo e momento racconta la vita del santo più popolare, patrono d’Italia; infine attraversa la natura nello spirito del Cantico delle creature. Rispetto alla Francigena insomma è più autentica, coerente in ogni sua parte, semplice e chiara. Alla Via di Francesco sono stati ora dedicati due libri importanti, perfettamente complementari tra loro. Il primo è stato realizzato dal Touring Club Italiano, affidando il progetto a un professionista della fotografia e dei cammini come Fabrizio Ardito.

È un volume di grande formato, ben illustrato, la lettura ideale per trovare informazione, ispirazione e motivazione prima del viaggio. Lungo il sentiero invece meglio affidarsi alla guida pubblicata da Terre di Mezzo, ultimo tassello di un prezioso lavoro di mappatura dei cammini d’Italia. Si parte in Toscana e si arriva nel Lazio, ma il cuore del cammino è in Umbria. Sono 440 chilometri dalle foreste del Casentino fino a Roma, ventidue tappe abbastanza ben segnate e con disponibilità di strutture ricettive, spesso di qualità sorprendente, per esempio per quanto riguarda la gastronomia.

L’itinerario unisce tutti i luoghi più significativi nella vita del Santo, dal santuario della Verna all’eremo delle Carceri, da Gubbio a Spello, da Spoleto a Rieti. A differenza di altri cammini più famosi la tappa più importante, Assisi, non è il punto d’arrivo, ma è incastonata al centro del percorso, perno e snodo di tutta l’esperienza. Si attraversano alcuni dei paesaggi naturalistici più belli: le foreste del Casentino, il monte Subasio, la cascata delle Marmore. E poi una collana di borghi e piccole città: Sansepolcro, Città di Castello, Perugia, Foligno, Spoleto, Rieti…

Uno dei pregi della Via di Francesco è che può essere percorsa in tempi diversi. Per esempio il tratto intorno a Rieti può essere esplorato in una settimana descrivendo un anello che tocca luoghi di straordinaria importanza nella biografia di San Francesco: Greccio, il luogo del primo presepe, o Fonte Colombo, dove scrisse la Regola Bollata poi approvata da Onorio III. I frequenti dislivelli rendono il cammino impegnativo ma non impossibile: basta un ragionevole allenamento, la giusta attrezzatura e un poco di buon senso, per esempio dimezzando qualche tappa troppo lunga o inserendo un giorno di sosta. Come per tutti i cammini, primavera e autunno sono le stagioni migliori.

Molta parte della vita di Francesco fu spesa in viaggio; proprio i suoi continui spostamenti del resto portarono alla nascita dei diversi eremi. Per questo non si può conoscerlo veramente, nella sua semplice profondità, senza percorrere questi luoghi. Leggere i Fioretti di San Francesco in cammino ne illumina e chiarisce ogni pagina. L’Umbria di oggi del resto non è poi così diversa da quella percorsa incessantemente da San Francesco e dai suoi frati otto secoli fa.

Tra foreste secolari, colline coperte di olivi, rupi aspre e selvagge, è fortissimo il senso di una presenza, la sensazione che da dietro la curva del sentiero possa sbucare la scarna figura del santo stesso, impegnato in uno dei suoi dialoghi in cammino sulla perfetta letizia con il prediletto Frate Leone: «Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angioli con frate Lione a tempo di verno, e ’l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così…». (Il Sole 24 Ore - Claudio Visentin)



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