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Il pianoforte francescano di Padre Giuseppe Magrino. La mia Musa? Sorella originalità

Il pianoforte francescano di Padre Giuseppe Magrino. La mia Musa? Sorella originalità
Credit Foto - Mauro Berti

Che cosa resterà di me? Del transito terrestre? Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita...». Giuseppe Magrino, con Ritratti e impressioni per un pianoforte francescano , la sua ultima opera di "musica pittorica", sembra voler rispondere a questi quesiti posti dal genio musicale di Franco Battiato. Magrino, maestro della Cappella musicale della basilica papale di San Francesco di Assisi, figlio di bresciani emigrati a Montevideo e studi compiuti anche nella Buenos Aires di papa Francesco, prosegue il suo percorso sempre più devoto a "sorella originalità". Quella che l'ha condotto a comporre musica liturgica per due Papi. Per Giovanni Paolo II, nel 2000, in occasione del Giubileo per gli artisti compose l'antifona Tu sei Pietro .


«A Roma mi presentai con il Tota phulcra di Alessandro Borroni, che papa Wojtyla amava ascoltare in occasione della festa dell'Immacolata Concezione ai tempi in cui era arcivescovo di Cracovia, - racconta padre Magrino - . Alla fine del concerto ricordo che Giovanni Paolo II mi chiamò a sé, io mi inginocchiai e stavo per andarmene quando mi disse: "Dove va? Stia qui"». Il bis, il maestro l'ha concesso in occasione della visita di papa Bergoglio ad Assisi, il 4 ottobre del 2013: «Allora scrissi A te, o Francesco . La composizione e l'esecuzione della Messa per la visita papale ad Assisi è una tradizione francescana seguita fin dal XVIII secolo da tanti maestri di cappella che mi hanno preceduto». Ma nessuno dei maestri di cappella è stato così prolifico e sensibile come Magrino che in questo cd (stasera il concerto di presentazione, alle ore 21, nel chiostro Sisto IV all'interno del Sacro Convento di Assisi) fa pennellare i sedici Ritratti , più i preludi e le sonatine (per un totale di 34 brani) dalla mano sapiente e altrettanto ispirata del pianista Marco Scolastra.


«Perché i Ritratti ? Semplice, perché credo che la musica sia il linguaggio che esprima e trasmetta meglio di ogni altro le immagini, i colori, gli odori... E in questo caso anche le mie impressioni personali nei confronti di una serie di persone care che mi hanno accompagnato durante questo mio percorso umano, artistico e spirituale» Tra i Ritratti molti sono dedicati ai componenti della cappella assisiate. Tra i nomi però colpisce quello familiare di Marzia Magrino, «è mia nipote - spiega il maestro - che con il sottoscritto condivide la grande passione per il tango argentino», e poi del maestro Marco Scolastra che ha accettato il progetto con entusiasmo e profonda partecipazione emotiva. «I pezzi per pianoforte di padre Giuseppe possiedono un'energia e una forza del tutto particolare. Dal punto di vista della scrittura molti hanno il carattere dell'improvvisazione scritta», sottolinea Scolastra.


«Le ombre si sovrappongono al disegno, la pagina si fa densa e e di peso e il suono risulta quasi rauco, bronzeo. Ma, al di sotto di questo spessore "antico", il pianismo di Magrino condivide con Prokof'ev il senso di sarcasmo e dell'amarezza», scrive nel libretto di presentazione al cd Stefano Ragni, un altro dei musicisti annoverati nei Ritratti con Scolastra appunto, Alberto Batisti e Eugenio Becchetti. Tra un preludio al "Fioretto della perfetta letizia" e quelli dedicati ai musicisti più amati (Scarlatti, Poulenc, Chopin, Schumann e alla musica blues), il disco («che sarebbe bello se diventasse strumentale», dice speranzoso Magrino) dopo la Preghiera nella Basilica di San Francesco si chiude con l'atmosfera tenue del Tramonto a Santa Chiara . Pezzi di musica alta, ispirata, e sempre più rara, i cui spartiti andranno ad aggiungersi agli oltre tremila manoscritti di opere dedicate al Santo di Assisi custodite nell'archivio della Cappella Musicale della basilica, assieme a strumenti e cimeli appartenuti a Verdi e Rossini e alle bacchette personali di leggendari direttori d'orchestra come Toscanini, Karajan, Muti e tanti altri. Illustri colleghi del maestro Magrino, al quale san Giovanni Paolo II nel congedarlo dopo quell'ultimo incontro in Vaticano si raccomandò: «Padre Giuseppe, non smetta mai di comporre musica».

Massimiliano Castellani, Avvenire 



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