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ALDO MORO, PER L’OPINIONE PUBBLICA FU UNA VITTIMA SACRIFICALE

La giornalista Maria Antonietta Calabrò e Giuseppe Fioroni hanno scritto il libro 'Moro, il caso non è chiuso'

di Redazione online
ALDO MORO, PER L’OPINIONE PUBBLICA FU UNA VITTIMA SACRIFICALE
Credit Foto - Ansa

40 anni fa, il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e la morte di Paolo VI, il papa amico di Moro, che Francesco proclamerà Santo in San Pietro il prossimo 16 ottobre. La giornalista Maria Antonietta Calabrò e Giuseppe Fioroni che è stato, nella scorsa legislatura, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, hanno scritto a quattro mani, il libro “Moro, il caso non è chiuso” (LINDAU)  per rendere noti i risultati di quattro anni di indagini basati sulla desecretazione di centinaia di documenti delle forze di polizia e dei servizi segreti voluta dallo Stato italiano per cercare di fare definitiva chiarezza sul sequestro dello statista democristiano.

E’ stata di recente aperta la causa di beatificazione di Aldo Moro: c’è un nesso con il suo rapimento e la sua morte?
“Alcuni parlamentari della Commissione Moro , presieduta da Fioroni, hanno già testimoniato nella causa di cui è stato nominato di recente il postulatore, il padre domenicano Gianni Festa. Moro infatti era un laico appartenente all’Ordine dei frati predicatori (domenicani): e questo è un fatto poco noto. ''Potrebbe essere il santo della politica che ancora manca alla Chiesa'', almeno italiana, ha dichiarato Festa, il 9 luglio 2018 al quotidiano della CEI, Avvenire. La virtù nella quale Moro ha eccelso è il servizio nella politica, definita proprio da Paolo VI «la forma più alta della carità». L’agire politico di Moro è stato non solo il frutto maturo di maestria intellettuale e giuridica, ma anche la fioritura di un’autentica pratica di vita cristiana: un’ intensa vita di preghiera, la frequentazione quotidiana della Messa, tanto che all’inizio il rapimento venne “pensato” dalle BR, all’uscita dalla parrocchia dove si recava con la scorta tutte le mattine.

Non dimentichiamo che lui e altri noti personaggi del dopoguerra, (Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati,Giuseppe Dossetti,Igino Giordani ) , sono stati tutti discepoli di Paolo VI, che, in quegli anni come assistente ecclesiastico della FUCI, l’associazione degli studenti universitari cattolici, formava i suoi ragazzi sui testi di Jacques Maritain, san Tommaso e di quella nouvelle théologie che giungeva dalla Francia. I parlamentari che hanno già testimoniato per la causa di beatificazione hanno parlato di “ martirio laico”. In questo senso si è espressa la stessa Commissione, nella sua Relazione al Parlamento, approvata all’unanimità dalle Camere. E qui mi permetta di aggiungere una cosa…"

Quale?
"Mi ha colpito molto la persistente attenzione dell’opinione pubblica per Aldo Moro, anche dopo che sono passati quattro decenni dalla sua tragica morte. Si tratta di un’attenzione di tipo politico e di ricerca della verità sul suo rapimento, legata ai fatti del sequestro e della morte violenta, proprio perché essi vengono percepiti - ce ne siamo accorti come autori in giro per l’Italia per la presentazione del libro- come esito di una grande ingiustizia subita da un uomo giusto.

La ricerca della verità insomma (rispetto ad altri tragici fatti di cui è stata insanguinata la storia recente d’Italia) in questo caso, è animata, non tanto dalla dietrologia o dalla curiosità del giallo irrisolto, ma dalla ricerca di un’autentica soddisfazione della giustizia nei confronti di una persona che viene considerata come un agnello sacrificale. Tutto questo è confermato dall'atteggiamento profondamente cristiano di Moro nel corso della prigionia, un atteggiamento “Cristo-mimetico”, come ha affermato don Giuseppe Dossetti nell’omelia della Messa che celebrò alcuni giorni dopo il ritrovamento del corpo del leader Dc.

In quei giorni drammatici Moro si comporta, a parere di Dossetti, secondo quella immagine cara alla spiritualità ortodossa del “portatore della Passione di Gesù”: il perdono, la preghiera, l’affidarsi alla Provvidenza, lo testimoniano. Nelle lettere alla famiglia traspare una lettura spirituale di ciò che stava accadendo. In una, indirizzata alla moglie “Noretta”, Moro la invitava a pregare e definì la propria prigionia una «prova assurda e incomprensibile», ma accettata perchè «questa è la volontà del Signore». Da questo punto di vista l’accertamento della dinamica del sequestro, della prigionia , compresa la certezza raggiunta sulla grande crudeltà ed efferatezza dell’esecuzione che portò alla morte di Moro dopo una lunga ed atroce agonia - come è dimostrato nel nostro libro - a causa delle ferite multiple di cui nessuna mortale , compiuto dalla Commissione Moro contribuisce a rispondere a questa ricerca per soddisfare la giustizia".

Nei cinquantacinque giorni del sequestro cosa è emerso sul ruolo avuto dalla Chiesa in questa partita per liberare Moro?
“Questo è un aspetto, storicamente molto importante. Sono tre i capitoli del nostro libro in cui si approfondisce il ruolo della Chiesa, un ruolo in chiaro-scuro, in questa vicenda, in cui si staglia la figura di Paolo VI. Nel capitolo "In Excelsis", si parla della scoperta della prima prigione di Moro, almeno all’inizio del sequestro. Per quanto questo possa sembrare incredibile, c’è una documentazione inoppugnabile che dimostra che la sua prima prigione è stata , alla Balduina (un quartiere a nord della Capitale, ) all’interno di uno dei palazzi di proprietà dello IOR, la cosiddetta banca vaticana, ora al centro di un processo, iniziato il 9 maggio scorso, per una ipotesi di peculato al momento della vendita, avvenuta trent’anni dopo.

Ci sono inoltre le prove concrete che il carceriere di Moro, Prospero Gallinari, è tornato in questo stabile nell’autunno del 1978 dove si è rifugiato per diverse settimane in seguito alla scoperta del covo milanese di via Monte Nevoso, che lo costrinse ad abbandonare altri appartamenti delle Brigate Rosse di cui aveva la disponibilità. Un palazzo, quello dello IOR, considerato estremamente sicuro, quindi, per Gallinari.

Un altro capitolo, “La villa pontificia”, dà conto dell’impegno di Papa Montini, che sarà proclamato santo ad ottobre, per salvare l’amico Moro. E’ la prima volta che viene dimostrata quella che è stata definita la “ trattativa vaticana “ per salvare Moro. Ciò avvenne anche mediante la disponibilità al pagamento ai brigatisti di dieci miliardi delle vecchie lire, messe a disposizione da un imprenditore israeliano, che nel libro viene individuato con nome e cognome e come fosse il “ buon samaritano" della parabola evangelica.

Questo per dire che tutti i luoghi comuni sul caso Moro sono stati tutti ribaltati dalle evidenze storiche trovate dalla Commissione che si è avvalsa anche di nuove analisi della polizia scientifica e dei Ris dei carabinieri sulla dinamica dell’agguato e sugli spari a vita Fani e in via Montalcini. In particolare il Ris dei carabinieri ha dimostrato l’infondatezza di quanto sostenuto dai brigatisti dell’esecuzione di Moro nel garage di via Montalcini 8, come ci hanno raccontato finora, nella versione di comodo concordata tra brigatisti ed apparati dello Stato.

C’è da notare infine che l’ultimo latitante condannato per il sequestro Moro è Alessio Casimirri, figlio del numero due della sala stampa della Santa Sede per un trentennio sotto tre pontefici: Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI (fino al 1972). Casimirri non ha mai fatto un giorno di prigione, nonostante sia stato condannato in via definitiva a 6 ergastoli. E dai primi anni 80 è riparato in Nicaragua, dove è rimasto indisturbato, grazie alla protezione dei sandinisti legati all’attuale presidente Daniel Ortega, protagonista in questi giorni della violenta repressione nel suo Paese, che tanto preoccupa Papa Francesco e l’episcopato nicaraguense.

A questo proposito, voglio aggiungere che Papa Bergoglio ha dato una nuova spinta alle nuove indagini della Commissione Moro facendo testimoniare nel 2015 l’allora nunzio apostolico Antonello Mennini. Perché, come scriviamo nel nostro libro, ‘Papa Francesco ritiene che l’emergere della verità su alcuni fatti importanti della storia italiana possa contribuire alle riforme vaticane’ ”.


Redazione online

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