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AKRAM, DIRETTORE CARA CASTELNUOVO: 120 DISOCCUPATI E 500 MIGRANTI SENZA FUTURO, SIAMO ESSERI UMANI

Roberto Pacilio Ansa - Massimo Percossi
Pubblicato il 28-01-2019

Akram Zubayadi, originario della Palestina, lavora come direttore al Cara di Castelnuovo di Porto dal 2016 dove lavorano circa 120 presone. Le principali attività del Centro sono accoglienza; assistenza sociale, legale e medica; sevizio mensa; intermediazione culturale e tutto ciò che è necessario per permettere a chi arriva di integrarsi nella società e non sentirsi abbandonato in un Paese che non conoscono. Dal 7 aprile 2014 nel centro di Castelnuovo sono state accolte circa 8mila persone provenienti da oltre 37 paesi: bambini, donne, uomini, famiglie e disabili.  


Come avete appreso la notizia del trasferimento dei richiedenti asilo?

Abbiamo ricevuto una prima comunicazione, il 18 gennaio, di trasferimento di 305 persone da parte della prefettura. Due giorni dopo abbiamo saputo, tramite i giornalisti di Repubblica, della chiusura del centro.


Dopo aver capito quello che stava accadendo a Castelnuovo cosa hai pensato?

E’ una tragedia. Per il sistema di integrazione attivato tramite il CARA e per le 120 famiglie, la maggior parte italiane, che dal 1° febbraio saranno senza lavoro.


E’ stato difficile comunicare il trasferimento?

Avevamo un elenco con i nomi e la regione di destinazione. Ripeto la regione non il luogo preciso. Trattati peggio dei pacchi postali, almeno loro hanno un indirizzo preciso. E’ stata durissima.


Cosa è accaduto dopo la comunicazione?

Tutti i ragazzi a cui è stato comunicato il trasferimento sono rimasti di sasso e senza parole. Il loro percorso integrativo nella società, nella scuola, nel mondo del lavoro e nello sport si è interrotto di punto in bianco. E quando arriveranno nelle nuove destinazioni dovranno ricominciare tutto da zero.



Dove sono adesso i ragazzi?

Oltre a quelli ricollocati nelle diverse regioni italiane; ci sono 25 richiedenti asilo che sono in circolazione senza fissa dimora e senza accoglienza. Hanno preferito rimanere a Roma, con enormi disagi, per paura di perdere il lavoro.



Come hanno reagito invece i cittadini di Castelnuovo di Porto?

I cittadini hanno appreso la notizia con grande amarezza anche perché molti dei ragazzi trasferiti erano già perfettamente integrati con la cittadinanza. La popolazione di Castelnuovo ha vissuto e toccato con mano le storie dei migranti. Per loro non erano solo numeri ma persone da vivere, da incontrare e da aiutare.



Che aria si respira al Centro in questi giorni?

Un’aria pesante. Ad oggi ci sono 200 persone che non sanno che fine faranno, anche perché non abbiamo ancora ricevuto una comunicazione ufficiale. Ufficiosamente sappiamo che entro fine gennaio il centro verrà chiuso. Uno degli slogan del decreto sicurezza è stato “prima gli italiani”, ma ai 120 lavoratori, in maggioranza italiani, che si troveranno disoccupati dal 1 febbraio chi ci pensa? Che fine faranno queste famiglie?



Se avessi l’opportunità di parlare con i Ministri Salvini e Di Maio cosa gli diresti?

Prima di prendere una decisione dovevano riflettere bene sulle conseguenze che avrebbero causato. I richiedenti asilo non sono pacchi postali e i lavoratori del Cara non sono dei robot da buttare. Spera venga trovata una soluzione per tutti, siamo esseri umani.  


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