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La storia di Francesco / 3 e 4

Redazione
Pubblicato il 30-11--0001



LA STORIA DI FRANCESCO / 3

“Divenuto adulto di intelligenza vivacissima, esercitò l'arte paterna nel vender stoffe. Amava cantare e divertirsi: larghissimo nello splendore, consumava in banchetti e festini tutto il denaro che guadagnava o che riusciva a farsi dare”. Durante il lungo periodo di incertezza in cui si trova, Francesco cerca aiuto. Si confi da con un amico, chiede spesso consiglio al vescovo Guido; si ritira in una grotta a pregare e a meditare, ondeggia ed esita. Non è ancora pronto a dimenticare del tutto il suo passato; ama la vita, gli agi, il lusso in cui vive. È ormai un uomo fatto; si avvia verso i venticinque anni. Che lunga strada doveva ancora compiere il nostro Francesco, prima di riuscire a pensare a “Madonna Povertà”! Un giorno, mentre cavalcava nei paraggi di Assisi incontra un lebbroso; riesce a farsi forza, smonta da cavallo, gli dà del denaro. Pochi giorni dopo è lui che decide di incontrare di nuovo i lebbrosi. È un cambiamento radicale. Le fonti non sono concordi nella sequenza delle prime azioni di Francesco: possiamo ritenere che abbia alternato la cura dei malati con il faticoso lavoro di manovale, abitando un po' al lebbrosario e un po' ancora in San Damiano, almeno al tempo in cui era occupato a ripararne i muri pericolanti.
Quel povero sacerdote di San Damiano nel frattempo aveva preso a benvolere il nuovo amico che aveva accolto accanto a sé; gli offriva un po' del proprio pasto, cercando di preparare al compagno più giovane un vitto speciale, ricordando le sue abitudini raffi nate. Francesco se ne accorse e decise allora di dover prendere a modello “Cristo povero, nato e vissuto povero, giunto nudo sulla croce e sepolto in una tomba non sua”. Francesco si sofferma lungamente sul pericolo delle scienze e della cultura che fa inorgoglire e dimenticare lo spirito di carità e la pura semplicità. I frati che danno gioia a Francesco sono quelli che non hanno bisogno di ricchi conventi, di biblioteche, di studi, ma come i cavalieri erranti in tanti romanzi, sono disponibili a mettersi alla prova, a sfi dare se stessi. Francesco conserverà sempre l'attrazione e il bisogno della solitudine, non certo intesa come fuga ascetica dal mondo, fi no a regolamentarne la pratica con una Regola scritta probabilmente intorno al 1217-18 apposta per i frati che desiderassero ritirarsi periodicamente negli eremi: “Coloro che vogliono vivere religiosamente negli eremi, siano tre o al massimo quattro frati. Due di essi facciano da madre e abbiano due fi gli o almeno uno. Questi due che sono madri seguano la vita di Marta; gli altri due quella di Maria”.

LA STORIA DI FRANCESCO / 4

Dal giorno in cui Francesco aveva cominciato a seguire il comando impartitogli dal crocifi sso di San Damiano erano passati circa tre anni. In tutto questo tempo, oltre a restaurare chiese e servire i lebbrosi, aveva molto pregato, molto meditato sul Vangelo. Al cuore grande di quell'uomo inquieto non bastava però ciò che stava facendo. Una domenica, nella chiesa della Porziuncola, durante la messa sentì leggere il brano relativo alla missione di predicare affi data da Cristo agli apostoli. «Francesco, udendo che i discepoli “non devono possedere né oro, né denaro, né portare bisaccia, né pane, né bastone per la via, né avere calzari, né due tonache, ma soltanto predicare il Regno di Dio e la penitenza”, subito, esultante di Spirito Santo, esclamò: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!”». Fin dall'abito Francesco dichiarava un innovativo accostarsi alla povertà. Francesco, pur facendo dell'impegno religioso la sua ragione di vita, non pensò mai di diventare prete o monaco; stabilì di non varcare il confi ne entro cui i laici vivevano e di operare all'interno di questo spazio. Non a caso paragonò i suoi frati ad un piccolo gregge mandato da Dio. Ben deciso a rimanere in una situazione di debolezza e di soggezione volle appartenere a quella stessa società che la Chiesa intendeva guidare; di questa società scelse di appartenere alla parte più povera. Nei confronti dell'organizzazione ecclesiastica Francesco professa un rispettoso e lungimirante distacco, egli ha vitale bisogno di venire fi sicamente in contatto con Cristo, di toccare il corpo divino attraverso l'Eucarestia. Rispetta la Chiesa ma segue le orme di Cristo, le sue parole. Con tranquilla sicurezza Francesco compie un salto indietro nel tempo, si unisce agli apostoli e vive con loro quando ancora, senza alcuna struttura o organizzazione, camminavano con il Maestro. Non aspetta l'incontro con gli uomini; è lui a mettersi alla loro ricerca: infaticabile percorrerà per tutta la vita villaggi e città, portandosi ovunque, dagli uomini alle donne. Lavoravano un po' dappertutto Francesco e i primi frati, dovunque si potesse aiutare: nei campi, a mietere e a raccogliere olive, nei boschi a trasportare legna, in città a distribuire acqua, a murare, nelle case servendo con umiltà, nei lebbrosari curando quei poveri malati che nessun'altro voleva avvicinare.

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