Le visite dei pontefici
LA STORIA DI FRANCESCO / 3
“Divenuto adulto di intelligenza vivacissima,
esercitò l'arte paterna nel vender stoffe.
Amava cantare e divertirsi: larghissimo
nello splendore, consumava in banchetti e
festini tutto il denaro che guadagnava o che
riusciva a farsi dare”.
Durante il lungo periodo di incertezza
in cui si trova, Francesco cerca aiuto.
Si confi da con un amico, chiede spesso
consiglio al vescovo Guido; si ritira in
una grotta a pregare e a meditare, ondeggia
ed esita. Non è ancora pronto
a dimenticare del tutto il suo passato;
ama la vita, gli agi, il lusso in cui vive.
È ormai un uomo fatto; si avvia verso
i venticinque anni. Che lunga strada
doveva ancora compiere il nostro Francesco,
prima di riuscire a pensare a “Madonna
Povertà”!
Un giorno, mentre cavalcava nei paraggi
di Assisi incontra un lebbroso; riesce
a farsi forza, smonta da cavallo, gli dà
del denaro. Pochi giorni dopo è lui che
decide di incontrare di nuovo i lebbrosi.
È un cambiamento radicale.
Le fonti non sono concordi nella sequenza
delle prime azioni di Francesco:
possiamo ritenere che abbia alternato la
cura dei malati con il faticoso lavoro di
manovale, abitando un po' al lebbrosario
e un po' ancora in San Damiano,
almeno al tempo in cui era occupato
a ripararne i muri pericolanti.
Quel povero sacerdote di San
Damiano nel frattempo aveva
preso a benvolere il nuovo amico
che aveva accolto accanto a
sé; gli offriva un po' del proprio
pasto, cercando di preparare al compagno
più giovane un vitto speciale,
ricordando le sue abitudini raffi nate.
Francesco se ne accorse e decise allora
di dover prendere a modello “Cristo povero,
nato e vissuto povero, giunto nudo sulla
croce e sepolto in una tomba non sua”.
Francesco si sofferma lungamente sul
pericolo delle scienze e della cultura
che fa inorgoglire e dimenticare lo spirito
di carità e la pura semplicità. I frati
che danno gioia a Francesco sono quelli
che non hanno bisogno di ricchi conventi,
di biblioteche, di studi, ma come
i cavalieri erranti in tanti romanzi, sono
disponibili a mettersi alla prova, a sfi dare
se stessi.
Francesco conserverà sempre l'attrazione
e il bisogno della solitudine, non certo
intesa come fuga ascetica dal mondo,
fi no a regolamentarne la pratica con
una Regola scritta probabilmente intorno
al 1217-18 apposta per i frati che
desiderassero ritirarsi periodicamente
negli eremi: “Coloro che vogliono vivere
religiosamente negli eremi, siano tre o al
massimo quattro frati. Due di essi facciano
da madre e abbiano due fi gli o almeno uno.
Questi due che sono madri seguano la vita di
Marta; gli altri due quella di Maria”.
LA STORIA DI FRANCESCO / 4
Dal giorno in cui Francesco aveva cominciato
a seguire il comando impartitogli
dal crocifi sso di San Damiano
erano passati circa tre anni. In tutto
questo tempo, oltre a restaurare chiese
e servire i lebbrosi, aveva molto pregato,
molto meditato sul Vangelo. Al cuore
grande di quell'uomo inquieto non
bastava però ciò che stava facendo.
Una domenica, nella chiesa della Porziuncola,
durante la messa sentì leggere
il brano relativo alla missione di predicare
affi data da Cristo agli apostoli.
«Francesco, udendo che i discepoli “non devono
possedere né oro, né denaro, né portare
bisaccia, né pane, né bastone per la via, né
avere calzari, né due tonache, ma soltanto
predicare il Regno di Dio e la penitenza”,
subito, esultante di Spirito Santo, esclamò:
“Questo voglio, questo chiedo, questo bramo
di fare con tutto il cuore!”».
Fin dall'abito Francesco dichiarava un
innovativo accostarsi alla povertà. Francesco,
pur facendo dell'impegno religioso
la sua ragione di vita, non pensò
mai di diventare prete o monaco; stabilì
di non varcare il confi ne entro cui
i laici vivevano e di operare all'interno
di questo spazio. Non a caso paragonò i
suoi frati ad un piccolo gregge mandato
da Dio. Ben deciso a rimanere in una
situazione di debolezza e di soggezione
volle appartenere a quella stessa società
che la Chiesa intendeva guidare; di
questa società scelse di appartenere alla
parte più povera.
Nei confronti dell'organizzazione ecclesiastica
Francesco professa un rispettoso
e lungimirante distacco, egli ha
vitale bisogno di venire fi sicamente in
contatto con Cristo, di toccare il corpo
divino attraverso l'Eucarestia. Rispetta
la Chiesa ma segue le orme di Cristo,
le sue parole. Con tranquilla sicurezza
Francesco compie un salto indietro nel
tempo, si unisce agli apostoli e vive con
loro quando ancora, senza alcuna struttura
o organizzazione, camminavano
con il Maestro. Non aspetta l'incontro
con gli uomini; è lui a mettersi alla loro
ricerca: infaticabile percorrerà per tutta
la vita villaggi e città, portandosi ovunque,
dagli uomini alle donne. Lavoravano
un po' dappertutto Francesco e i
primi frati, dovunque si potesse aiutare:
nei campi, a mietere e a raccogliere
olive, nei boschi a trasportare legna, in
città a distribuire acqua, a murare, nelle
case servendo con umiltà, nei lebbrosari
curando quei poveri malati che nessun'altro
voleva avvicinare.
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