Le visite dei pontefici
Sono gli ultimi anni della vita di Francesco, tra il 1224 e il
1225. Francesco è ancora in viaggio per le città dell'Umbria
e delle Marche. Percorre quelle vie, ma non a piedi.
Si sposta da un luogo all'altro a dorso d'asino, sofferente
e ormai quasi cieco. Una malattia che aveva contratto
probabilmente nel suo ultimo viaggio in Egitto e che si
aggrava di giorno in giorno, costringendolo a cure inefficaci quanto dolorose che accetta solo per le insistenze del
cardinale Ugolino e poi di frate Elia. Lo accompagnano i
suoi frati. A loro si consegna umilmente in tutta la debolezza
della sua malattia. A Fonte Colombo si sottomette
con pazienza alla cauterizzazione alle tempie e poi a San
Fabiano, vicino a Rieti, ad un altro intervento ancora più doloroso e altrettanto inutile che non fa che aggravarne
le condizioni.
Non possiamo non leggere con commozione quanto scrivono
i suoi biografi. Scelgo alcune parole di Tommaso da
Celano nel Memoriale: “Una notte, essendo sfinito più del
solito per le gravi e diverse molestie delle sue malattie, cominciò
nell'intimo del suo cuore ad avere compassione di se stesso”.
Francesco è a San Damiano. Sente il desiderio di tornare
da Chiara e dalle sue sorelle. Vi rimane per qualche
tempo. Nel silenzio di quelle mura, sfi nito nel corpo per
la malattia, inizia a scrivere il Cantico delle creature. Si era
ritirato in una cella dove rimaneva tutto il giorno, non
potendo più sopportare la luce del sole o il chiarore del
fuoco nella notte. Ma non riesce a trovare alcun sollievo.
Anzi, è continuamente tormentato da topi che di giorno
e di notte gli impediscono il sonno e persino la preghiera.
Nessuna immagine poteva essere più efficace di questa,
immagine insieme reale e metaforica del male e delle tenebre.
Proprio in questa ora nasce il Cantico.
Ormai ciechi, gli occhi di Francesco continuano a vedere
la bellezza delle cose create e si lasciano illuminare dalla
Sua presenza. “Al di sopra di tutte le creature non dotate di ragione,
Francesco amava particolarmente il sole e il fuoco. Diceva:
Al mattino, quando sorge il sole, ogni uomo dovrebbe lodare Dio
che ha creato il sole per nostra utilità, poiché è per suo mezzo che
i nostri occhi sono illuminati durante il giorno; la sera, quando
scende la notte, ogni uomo dovrebbe lodare Dio per fratello fuoco,
a mezzo del quale i nostri occhi sono illuminati nella notte. Tutti
siamo come dei ciechi, ed è mediante questi due nostri fratelli che il
Signore dà la luce ai nostri occhi”. Si avverte in queste parole
che lo Specchio di perfezione attribuisce a Francesco il fl uire
stesso della vita nell'alternarsi del giorno e della notte,
ma ancora di più la bellezza del disegno provvidente del
Padre che ha creato il sole per ogni nostro giorno e il fuoco
perché anche ogni nostra notte non rimanesse senza luce.
Il Cantico allora diventa per Francesco il Cantico di frate sole.
È un inno alla bellezza che canta, nel cuore di Francesco e
nella notte, lo splendore senza fi ne di un'altra Luce.
Laudato sie, mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente
messer lo frate Sole, lo quale è iorno, e allumini noi per lui.
Ed ello è bello e radiante con grande splendore: de te, Altissimo,
porta significazione.
Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.
Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA