Le visite dei pontefici
“Quand'era ancora nel mondo e viveva vita mondana, egli
si occupava dei poveri, li soccorreva generosamente nella loro
indigenza e aveva affetto di compassione per tutti gli affl itti”.
Queste poche righe, dalla prima biografi a di Tommaso
da Celano, ci consegnano un ritratto di Francesco
ancora giovane, “quand'era ancora nel mondo”, cioè un
giovane di Assisi come tanti, ma capace di lasciarsi toccare
dal dolore dell'altro. Francesco non si nasconde e
soprattutto non nasconde la sofferenza. La guarda in
faccia. Non si sottrae.
Non sceglie di fuggire, ma si avvicina
“con affetto di compassione”. L'affetto lo rende capace
di compatire con chi patisce cioè di soffrire insieme con
lui. “Quando non poteva offrire aiuto, offriva il suo affetto”.
Dobbiamo lasciare che la nostra paura di fronte al dolore
dell'altro sia vinta da questo affetto di compassione.
Spesso solo questo è possibile e spesso proprio questo
desideriamo ricevere o possiamo dare. “Ho atteso compassione,
ma invano, consolatori, ma non ne ho trovati” (Salmo
69,21). Desideriamo quella vicinanza e quella presenza
e quella tenerezza che frantumano la nostra solitudine.
Questa è la consolazione: l'essere con chi è solo perché
non sia più solo. Noi diventiamo capaci di consolare
perché noi stessi siamo stati consolati (2Cor 1, 3-4).
Ma “essere con” è anche e soprattutto un “sentire con”.
In un'altra biografi a di Francesco, la Leggenda perugina,
troviamo parole che descrivono questo sentire empatico
di Francesco, in particolare con i suoi frati: “Parlava
con loro immedesimandosi nella loro situazione, non come
un giudice, bensì come un padre comprensivo con i suoi fi gli e
come un medico compassionevole con i propri malati. Sapeva
essere infermo con gli infermi, affl itto con gli affl itti”.
Nella Leggenda perugina però c'è anche un altro Francesco,
un Francesco malato che cerca a sua volta consolazione.
Anzi cerca “il sollievo dello spirito”. È a Rieti,
prostrato, ormai quasi cieco. Chiede a un suo compagno
di procurarsi una cetra e con quella fare un po' di
musica e con le note e il canto “accompagnare le parole e
le lodi del Signore”. Conosciamo la risposta del frate suo
compagno, ma è la risposta di Francesco a quel rifi uto
che vorrei ricordare: “Bene, fratello, lasciamo andare”.
Lasciamo andare... sì, lasciamo andare perché non ci
mancherà la consolazione.
“Il tuo conforto mi ha consolato”
(Salmo 94, 19).
La notte seguente il suono angelico di una cetra allieta
Francesco di una melodia dolcissima che va e che viene
e al mattino le parole di Francesco suonano anch'esse
come un canto di benedizione: “Il Signore che consola i
suoi amici nella tribolazione, questa notte si è degnato di consolarmi”.
Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.
Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA