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Vivere da cristiani in Terra Santa

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Vivere da Cristiani in Terra Santa significa avere una vocazione particolare ed una universale. Qui la Chiesa cattolica è composta essenzialmente da tre gruppi: la comunità dei cristiani arabi locali, l'antico gruppo dei palestinesi che rappresenta la presenza cristiana tradizionale in questi luoghi; la qehila di lingua ebraica, una chiesa nuova, in fermento, che accomuna con proprie specificità gli Evangelici, gli Ebrei Messianici e i Cattolici e che celebra la liturgia in lingua ebraica; la comunità internazionale, che comprende molti lavoratori stranieri, soprattutto filippini, sudamericani e indiani, che risiedono stabilmente in Terra Santa, e alcuni altri gruppi di diversa provenienza che, per molteplici ragioni e con diversi ruoli, trascorrono qui periodi più o meno lunghi. Accanto alla Chiesa cattolica vivono ed operano altre importanti realtà cristiane, di cui le principali sono la Chiesa greco-ortodossa, la Chiesa armena e quella copta. Anche all'interno dello stesso mondo cattolico esistono gruppi con riti diversi da quello latino. In questo mondo complesso e affascinante, dove si incontrano culture, lingue e tradizioni diverse e che si pone al centro della fede delle tre grandi religioni monoteiste, i Cristiani vivono i disagi e le contraddizioni che deve affrontare una piccola minoranza in un contesto caratterizzato da una vasta maggioranza ebraica e musulmana e, talvolta, anche le frammentazioni all'interno dello stesso mondo cristiano, rendono difficile testimoniare coerentemente e serenamente la propria fede.

Nella particolare condizione della Terra Santa, che vede da lungo tempo due popoli, israeliano e palestinese, divisi dal conflitto e incamminati nella ricerca di una via pacifica di convivenza, i Cristiani possono essere fermento di unità, ponte tra due mondi, quello musulmano, grazie ai molti cristiani di origine araba, che condividono con la maggioranza musulmana la lingua e molti altri fattori culturali, e quello ebraico, attraverso la piccola comunità cristiana locale di lingua ebraica.

Nello stesso tempo, i movimenti dei pellegrinaggi di Cristiani e di Ebrei verso la Terra Santa sembra aprire alla visione di Isaia che guarda a Gerusalemme come al Santo Luogo che riunirà presso di sé tutti i popoli della terra (Is 2,1-4). Attraverso gesti concreti, iniziative pastorali e sociali, attività educative ed accademiche, la comunità cristiana internazionale che qui si raduna, e soprattutto i religiosi che vivono ed operano in Terra Santa, cercano di testimoniare il volto profetico della Chiesa e l'universalità del Cristianesimo al di là delle tensioni locali, superando e abolendo le distanze, le diversità culturali e linguistiche, le discriminazioni e i nazionalismi. Anche in Terra Santa, e soprattutto qui, la Chiesa cerca di ricordare agli uomini che sono tutti fratelli, uniti in un'unica famiglia nel rispetto dei singoli valori particolari, impegnati a costruire la comunità ecclesiale abbattendo le barriere che dividono l'umanità.

La storia della Chiesa di Gerusalemme, fin dalle sue origini, è attraversata da tensioni e divisioni, che purtroppo a volte diventano fonte di scandalo, ma mira nonostante tutto a perseguire la sua vocazione universale. San Paolo denuncia in molte occasioni l'incompatibilità del Cristianesimo con i particolarismi faziosi: “Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28). E la testimonianza dell'amore universale ci dovrebbe rendere autentici segni di Cristo, fino all'amore per i nemici che annulla ogni divisione. Questo vuole essere l'orizzonte della piccola Chiesa madre di Gerusalemme, la cui maternità non può che essere universale.

Gerusalemme e i Luoghi Santi cristiani rimangono fino ad oggi un segno fondamentale della fede, la testimonianza della vita, morte e resurrezione di Gesù, che proprio qui, realmente, si sono compiute. Tutti i Cristiani, anche i più lontani, guardano alla Terra Santa per trovare in questi segni le proprie radici e il senso autentico della loro missione in tutto il mondo. In Terra Santa si può leggere la vita di Gesù, scuola di Vangelo. Qui si può imparare a guardare, ascoltare, meditare, assaporare il silenzio per cogliere il significato profondo e misterioso del Suo passaggio. L'ambiente che incornicia il Suo soggiorno fra noi ci rimanda a luoghi, costumi, colori, profumi; gli stessi che Gesù ha conosciuto quando si è rivelato al mondo. Anche la Chiesa di Terra Santa attinge da questo patrimonio inestimabile, da questo dono di vita, la forza per continuare ad alimentare la sua maternità universale e per sostenere e promuovere le piccole comunità cristiane locali, instillare in esse la passione per Cristo, sviluppare i loro talenti, serbare desta la loro speranza anche quando tante promesse disattese insinuano sentimenti di delusione e di sconforto. In Terra Santa i Cristiani sono sempre stati una minoranza, una presenza esigua ma dal cuore ardente, e non sono mai scomparsi. Essi sono chiamati a dare un'alta testimonianza di fede, ad essere una presenza viva, innamorata della propria storia e delle proprie idee, a non temere i cambiamenti e gli incontri con le diversità, bensì ad essere aperti, sereni, liberi, positivi e, nello stesso tempo, chiari, radicati nel proprio senso di identità e di appartenenza, propositivi verso il futuro, attivi nel custodire i Luoghi Santi che sono depositari della tradizione e della memoria dell'intera Cristianità.(Pierbattista Pizzaballa)

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