approfondimenti

LA GRAMMATICA DELLA FEDE di Sebastiano Romeo

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Lo storico incontro dello scorso 27 ottobre ad Assisi ha lasciato un seme di speranza nel cuore di tutti i partecipanti. Il Santo Padre ha espresso l'auspicio che si apra un tempo di dialogo anche con tutti i non credenti, specialmente con gli agnostici, ai quali si guarda con particolare fi ducia, nella speranza che siano disposti ad aprire il cuore e la mente: il “nuovo spirito di Assisi” deve partire proprio da qui.

Ma non si può non notare come questa “profetica” apertura, contenga anche uno sprone alla propria parte, di “fare i compiti a casa”, riprendendo con forza, come il Santo Padre stesso ha indicato all'inizio del Pontifi - cato e ricordato in Porta fi dei, come di recente ha scritto Josè María Gil Tamayo su Osservatore Romano, in modo che la Chiesa si metta “in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l'amicizia con il fi glio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza”. In buona sostanza, la nuova evangelizzazione deve necessariamente ritrovare la “grammatica della fede” per irrobustire i cuori dei credenti negli scenari della contemporaneità, ove le insidie della secolarizzazione sono più subdole, proprio perché la stessa rotta della Chiesa sembrava quasi smarrita. Questa era in pericolo di collisione con almeno due nemici apparentemente invisibili: lo Stato moderno che preferisce, alla legittimazione religiosa, la sovranità di un popolo composto da cittadini di orientamenti diversi, la liberal-democrazia dei diritti civili e della separazione dei poteri. Ecco che il Santo Padre, sapientemente, archivia il “contemporaneamente autoritario e popolare” di Giovanni Paolo II, mettendo fi ne a qualsiasi pretesa ecumenica, ma, nel contempo, rilancia, con tutte le forze, la battaglia al relativismo culturale, fi no al punto di non ritorno della “demondanizzazione del cattolicesimo”, indicato nel discorso di Berlino.

Proprio ancora Josè María Gil Tamayo ci fa notare che: “questo impegno costituisce un vero ‘piano pastorale' del Santo Padre che deve servire da modello per tutta la Chiesa, a partire dalle conferenze episcopali, passando per le diocesi, le parrocchie e le congregazioni religiose, fino ai movimenti e alle associazioni di fedeli. Non si tratta di ‘fare' e ‘organizzare' semplici iniziative o di cercare semplicemente nella fede ‘soluzioni' per la realtà che si presenta sempre mutevole. L'orientamento è inverso: è a partire da Dio, dalla fede in Lui, dal ‘depositum fidei' affidato alla Chiesa, che bisogna reinterpretare, illuminare e guidare le mutevoli realtà umane.

Solo in Dio tutto il creato può acquisire vera consistenza e realismo. Il recupero del teocentrismo, anche nella Chiesa, è la rinnovata proposta del Santo Padre. Non si tratta quindi di un mero cambiamento esteriore, ma di un cambiamento interiore e profondo che inizia per ognuno individualmente con la conversione (conversio ad Deum) e si traduce nella santità e nella testimonianza apostolica”.

Il Santo Padre indica al suo gregge, forse a maggior ragione in una età come la nostra, che è stata definita anche come l'epoca della “morte del prossimo”, il solo cammino che travolge i confini: l'insegnamento che compiutamente riassume il mandatum novum di Gesù “Ama il prossimo tuo” con il solo “Amore che fa uscire da se stessi”. Questo pensiero giovane per un corpo antico tende di colmare, più che la povertà materiale temuta in questo inizio di terzo millennio, la vera essenza della crisi esistenziale dell'uomo moderno: la povertà dell'Amore. Fenomeno che si deve anche fare carico del conflitto di “gender”.

Si ha l'impressione che, man mano che le donne inizieranno a conquistare un maggior controllo su quel potere sociale, economico e politico, che è stato loro, per tanto tempo, negato, si assisterà ad una rivoluzione, in larga scala, senza eguali nella storia della civiltà. Ecco che si profila un conflitto di una forma più sottile, e il suo campo di battaglia principale saranno le menti e i cuori. Il Santo Padre ci incoraggia ad accogliere questa inquietudine perché è la stessa di Gesù e di Francesco, che sono gli unici capaci ad indicarci la “Luce nelle nebbie del nostro tempo”, e programma la sua preparazione spirituale verso l'incontro mondiale sul tema “La famiglia, il lavoro e la festa”, che si terrà a Milano dal prossimo 30 maggio al 3 giugno, recandosi, in visita, il prossimo 13 maggio, ad Arezzo, Sansepolcro ed al Santuario della Verna. A Sansepolcro cercherà conforto ed ispirazione davanti al capolavoro di Piero della Francesca, in cui il Cristo (rosa) si leva dal sepolcro ridestandosi alla vita e alla Verna pregherà Francesco, dove, quasi in un passaggio ideale di testimone, ha ricevuto le stimmate.

Intenso e suggestivo programma pastorale in vista dell'apertura dell'Anno della Fede previsto per il prossimo 11 ottobre.

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