Le visite dei pontefici
Lo storico incontro dello scorso
27 ottobre ad Assisi ha lasciato un
seme di speranza nel cuore di tutti
i partecipanti. Il Santo Padre ha
espresso l'auspicio che si apra un
tempo di dialogo anche con tutti i
non credenti, specialmente con gli
agnostici, ai quali si guarda con particolare
fi ducia, nella speranza che
siano disposti ad aprire il cuore e la
mente: il “nuovo spirito di Assisi” deve
partire proprio da qui.
Ma non si può non notare come
questa “profetica” apertura, contenga
anche uno sprone alla propria parte,
di “fare i compiti a casa”, riprendendo
con forza, come il Santo Padre stesso
ha indicato all'inizio del Pontifi -
cato e ricordato in Porta fi dei, come
di recente ha scritto Josè María Gil
Tamayo su Osservatore Romano, in
modo che la Chiesa si metta “in
cammino, per condurre gli uomini fuori
dal deserto, verso il luogo della vita, verso
l'amicizia con il fi glio di Dio, verso Colui
che ci dona la vita, la vita in pienezza”.
In buona sostanza, la nuova evangelizzazione
deve necessariamente
ritrovare la “grammatica della fede”
per irrobustire i cuori dei credenti
negli scenari della contemporaneità,
ove le insidie della secolarizzazione
sono più subdole, proprio
perché la stessa rotta della Chiesa
sembrava quasi smarrita. Questa
era in pericolo di collisione con almeno
due nemici apparentemente
invisibili: lo Stato moderno che preferisce,
alla legittimazione religiosa,
la sovranità di un popolo composto
da cittadini di orientamenti diversi,
la liberal-democrazia dei diritti civili
e della separazione dei poteri. Ecco
che il Santo Padre, sapientemente,
archivia il “contemporaneamente autoritario
e popolare” di Giovanni Paolo
II, mettendo fi ne a qualsiasi pretesa
ecumenica, ma, nel contempo, rilancia,
con tutte le forze, la battaglia
al relativismo culturale, fi no al punto
di non ritorno della “demondanizzazione
del cattolicesimo”, indicato nel
discorso di Berlino.
Proprio ancora Josè María Gil Tamayo
ci fa notare che: “questo impegno
costituisce un vero ‘piano pastorale'
del Santo Padre che deve servire da modello
per tutta la Chiesa, a partire dalle
conferenze episcopali, passando per le
diocesi, le parrocchie e le congregazioni
religiose, fino ai movimenti e alle associazioni
di fedeli. Non si tratta di ‘fare'
e ‘organizzare' semplici iniziative o di
cercare semplicemente nella fede ‘soluzioni'
per la realtà che si presenta sempre mutevole. L'orientamento è inverso:
è a partire da Dio, dalla fede in Lui, dal
‘depositum fidei' affidato alla Chiesa,
che bisogna reinterpretare, illuminare
e guidare le mutevoli realtà umane.
Solo in Dio tutto il creato può acquisire
vera consistenza e realismo. Il recupero
del teocentrismo, anche nella Chiesa, è
la rinnovata proposta del Santo Padre.
Non si tratta quindi di un mero cambiamento
esteriore, ma di un cambiamento
interiore e profondo che inizia per ognuno
individualmente con la conversione
(conversio ad Deum) e si traduce nella
santità e nella testimonianza apostolica”.
Il Santo Padre indica al suo gregge,
forse a maggior ragione in una età
come la nostra, che è stata definita
anche come l'epoca della “morte del
prossimo”, il solo cammino che travolge
i confini: l'insegnamento che
compiutamente riassume il mandatum
novum di Gesù “Ama il prossimo
tuo” con il solo “Amore che fa uscire da
se stessi”. Questo pensiero giovane per
un corpo antico tende di colmare, più
che la povertà materiale temuta in
questo inizio di terzo millennio, la
vera essenza della crisi esistenziale
dell'uomo moderno: la povertà dell'Amore.
Fenomeno che si deve anche
fare carico del conflitto di “gender”.
Si ha l'impressione che, man
mano che le donne inizieranno a
conquistare un maggior controllo
su quel potere sociale, economico e
politico, che è stato loro, per tanto
tempo, negato, si assisterà ad una
rivoluzione, in larga scala, senza
eguali nella storia della civiltà. Ecco
che si profila un conflitto di una forma
più sottile, e il suo campo di battaglia
principale saranno le menti e
i cuori.
Il Santo Padre ci incoraggia ad accogliere
questa inquietudine perché è
la stessa di Gesù e di Francesco, che
sono gli unici capaci ad indicarci la
“Luce nelle nebbie del nostro tempo”, e
programma la sua preparazione spirituale
verso l'incontro mondiale sul
tema “La famiglia, il lavoro e la festa”,
che si terrà a Milano dal prossimo
30 maggio al 3 giugno, recandosi,
in visita, il prossimo 13 maggio, ad
Arezzo, Sansepolcro ed al Santuario
della Verna.
A Sansepolcro cercherà conforto ed
ispirazione davanti al capolavoro di
Piero della Francesca, in cui il Cristo
(rosa) si leva dal sepolcro ridestandosi
alla vita e alla Verna pregherà
Francesco, dove, quasi in un passaggio
ideale di testimone, ha ricevuto
le stimmate.
Intenso e suggestivo programma
pastorale in vista dell'apertura dell'Anno
della Fede previsto per il
prossimo 11 ottobre.
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