Le visite dei pontefici
La rivolta dei forconi siciliani, al di là
degli aspetti folkloristici, va presa molto
sul serio. Sia perché uno Stato di
diritto non può tollerare l'aperta sospensione
della legalità, il blocco dell'economiche,
il disagio dei cittadini.Sia perché dietro c'è una sofferenza
sociale crescente, cui occorre dare una risposta. paradosso della Palermo dioggi è che pure la mafi a è andata in
crisi. Se da una parte lo Stato assistenziale
ha fi nito i soldi, dall'altra anche
il welfare mafi oso si sta prosciugando.
In diffi coltà per i colpi inferti da magistratura
e forze dell'ordine, Cosa Nostra
non è certo morta, ma non è più
in grado di fi nanziare come un tempo
interi quartieri. Può diventare la scintilla
di un incendio più vasto. Perché
la situazione sociale di Palermo è davvero
esplosiva. La mediazione dei sindacati e dei partiti è saltata. Nessuno cocrede
più nella politica, né – purtroppo – come macchina di cambiamento La vecchia domanda di assistenzialismo può mutarsi in una richiesta
di lavoro, istruzione, sviluppo.
Ma può diventare un grido disperato:
i tassisti spaventati dalle liberalizzazioni,
i pescatori impoveriti dai controlli
di Bruxelles, gli agricoltori mandati
fuori mercato dai prodotti extraeuropei,
i camionisti che pagano il gasolio
il doppio e la massa dei giovani senza
lavoro e senza speranza. La prima
cosa da fare è ripristinare la legalità far riprendere la libera circolazione
delle persone e delle merci. Ma è evidente
che la risposta alla jacquerie dei
forconi non può essere solo di ordine
pubblico. Non è un caso che l'altro
simbolo della rivolta, oltre ai forconi,
sia il vessillo della Trinacria.
In Sicilia
stiamo assistendo alle doglie che precedono
la nascita della Lega (o delle
leghe) del Sud; un movimento che
almeno alle origini si annuncia populista
più che clientelare, ribellista ed
extrapolitico più che istituzionale e di
governo. Proprio questo deve indurre
l'esecutivo Monti, i partiti nazionali, i
ceti produttivi e in generale l'opinione pubblica a vigilare.
Perché il vuoto della politica e dell'economia va riempito,
e non con i forconi e i roghi delle bandiere.
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