Le visite dei pontefici
Il fenomeno della migrazione è
da sempre presente nella vicenda
umana, un fenomeno che, nell'attuale
contesto mondiale, va governato
con intelligenza, non con miopia,
con visione e non con cecità,
con audacia non con paura, ben
sapendo che per vivere insieme bisogna
comprendere che la presenza
dell'altro, anche se molto diverso, è
un dono.
Infatti la civiltà è tale, se non ha
un solo colore, ma è un arcobaleno,
frutto di meticciati profondi tra
storie e identità diverse. Il mondo in
cui l'altro, il diverso, è soppresso diventa
la terra delle barbarie, perché
la vera civiltà è quella del vivere insieme.
L'identità di qualsiasi realtà si
sostiene e si integra con le altre.
Purtroppo, anche oggi, sul versate
migrazioni si scontano cecità e
paure, il Mediterraneo è diventato
talora un cimitero, i Paesi di raggiungimento
luoghi di sofferenza.
In questo contesto l'integrazione
regolata all'interno del quadro costituzionale
diventa un impegno,
non dimenticando che l'identità di
una qualsiasi realtà si sostiene se si
integra con altre. Una famiglia con
un nuovo fi glio deve impegnarsi ad
integrarlo, favorendo la quotidianità
della vita gli uni a fi anco degli
altri, senza più schemi ideologici
sovrastanti, ma nell'eterogeneità di
culture e identità diverse verso una
piena partecipazione alla vita sociale,
culturale e civile della società
d'accoglienza e con pari dignità rispetto
agli altri cittadini.
Il tema dell'emigrazione e quello
dei rifugiati suonano particolarmente
forti in questo tempo in cui
abbiamo appena celebrato la Giornata
mondiale delle Migrazioni;
le storie di coloro che fuggono per
motivi politici o di oppressione,
purtroppo narrano vicende del tutto
contemporanee nelle quali non
sono fi niti gli Erode di turno: non
comprenderlo o non vederlo rischia
di diventare complicità.
Per questo
la coscienza cristiana ed umana non
può non esser consapevole di questa
tragedia e non può non ribellarsi
a questa situazione.
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