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Editoriale/IL MIRACOLO FRANCESCANO

Enzo Fortunato
Pubblicato il 30-11--0001

Il ‘miracolo' francescano è quello che ci ha proposto il giovane Ottavio. La sera del 4 ottobre un tir sta per investirlo e Ottavio, per evitare l'inevitabile impatto, precipita in un burrone e si ritrova sul tetto di una casa disabitata. Un passante, dopo circa un'ora, si accorge dell'accaduto.

Quel passante ha un nome, si chiama Francesco. Ottavio, dopo essersi ripreso dalla lunga degenza in ospedale, mi confi da questa storia. Dalla conversazione emergono 3 suggestioni: che tutto avviene improvvisamente; la capacità di destreggiarsi per evitare la morte; un passante, uno sconosciuto, che salva una vita. Penso che queste 3 suggestioni facciano parte in maniera minore o maggiore della vita di ogni uomo. La prima, le cose brutte o belle a volte capitano improvvisamente. Il tradimento di un amico, una pugnalata alle spalle nell'ambiente lavorativo, una disgrazia. Dall'altro lato, una bella sorpresa, un aiuto che non ti aspettavi, un amore che sboccia, la gioia di un fi glio... Tutto ciò bisogna accoglierlo per andare avanti.

La rifl essione di Viktor Frankl, neurologo e psichiatra contemporaneo, riportando il caso di un giovane paralitico impossibilitato a godere di una vita normale, ci spiega il senso di questo andare avanti: “Non diversamente dagli alberi che in una folta e rigogliosa foresta si trovano l'uno accanto all'altro pressati, quindi quasi impediti, costretti a non crescere in senso orizzontale quanto piuttosto in quello ascensionale, quindi in altezza, non diversamente il nostro paziente si dispiegò e si sviluppò verso l'alto, e proprio grazie alle limitazioni e alle restrizioni delle sue possibilità”. Il problema vero infatti non è quello che capita all'improvviso, ma la capacità di destreggiarsi, e qui è la seconda suggestione, di trovare risorse buone in se stessi che ti permettono di andare avanti e di affrontare le diffi coltà. Sovvengono le parole di Francesco che invitava ogni frate a mettere a disposizione degli altri le realtà positive che ognuno si portava dentro: “la fede di Bernardo, la semplicità e la purità di Leone, la cortesia di Angelo, l'aspetto attraente e il buon senso di Masseo; la mente elevata nella contemplazione che ebbe Egidio; la virtuosa incessante orazione di Rufi no, la pazienza di Ginepro; la robustezza fi sica e spirituale di Giovanni delle Lodi, la carità di Ruggero, la santa inquietudine di Lucido”. (FF 1782).

La terza suggestione, il passante, la provvidenza di Dio nella vita di ogni uomo. Si tratta di saper leggere la propria storia e cogliervi quello che a volte non riusciamo a vedere: il dono della vita, dello sguardo, dei genitori, dei fi gli, si tratta di saper cogliere il bene che Dio ha posto nelle anfore della propria esistenza. Si tratta di essere un po' come quegli anziani, che spero e auguro a ciascuno di incontrare, che continuano a vivere con consapevolezza ogni giorno impegnandosi, pur con le forze residue, per gli altri, nella cura dei nipotini, nelle buone conversazioni, nella preghiera per quelli che non hanno tanto tempo per pregare. Questi anziani sprigionano gioia e serenità, amabilità ed entusiasmo, gratitudine ed altruismo.

Il loro volto è pieno di rughe, le loro mani sono callose, la loro vita piena di senso. Chiedo per me e per voi la grazia di camminare così.

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