Le visite dei pontefici
Il mondo cattolico, non impegnato nel
settore ecclesiale, lavora spesso in silenzio
assistendo chi ha più bisogno; è
al fianco dei lavoratori e delle missioni,
ispirandosi sempre ai principi e alla solida
tradizione della Chiesa.
Il grave periodo di crisi che sta investendo
tutti ha dato una sostanziale spinta
all'intesa tra le associazioni che portano
avanti il legame con il territorio, ascoltano
la gente, la conoscenza e l'analisi
dei problemi di tutti i giorni per quanto
riguarda il lavoro, la famiglia e i giovani:
aspetti oggi dimenticati dai partiti.
«La religione non è un problema per la società
moderna ma, al contrario, una risorsa
e una garanzia: la Chiesa non cerca privilegi,
né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter
esercitare liberamente questa sua
missione. I cristiani da sempre sono
presenza viva nella storia, consapevoli
che la fede in Cristo, con le sue
implicazioni antropologiche, etiche
e sociali. Ed hanno costituito una
presenza di coagulo per ogni contributo
compatibile con l'antropologia
relazionale e trascendente, e con il
progetto di società aperta e solidale
che ne consegue. Sono diventati nella
società civile massa critica capace
di visione e di reti virtuose, per contribuire
al bene comune che è composto
di “terra” e di “cielo”», ha
ribadito il Cardinale Bagnasco
durante il Forum di Todi dello
scorso ottobre.
A confermare la forte presenza
delle associazioni cattoliche nel
campo sociale ed etico sono ancora
le parole di Bagnasco: «Oggi
l'attenzione generale è puntata con
ragione ai grandi problemi del lavoro,
dell'economia, della politica, della
solidarietà e della pace: problemi
che oggi attanagliano pesantemente
persone, famiglie e collettività, specialmente
i giovani. La sensibilità e
la presenza costante della Chiesa sul
versante dell'etica sociale è sotto gli
occhi di tutti e nessuno la può, nella
sua millenaria storia, onestamente negare. È parte del messaggio cristiano,
ne è una conseguenza».
Per il presidente delle Acli, Andrea
Olivero, «i cattolici devono
avere un ruolo nella politica italiana.
E come ha ribadito il cardinale
Bagnasco in modo inequivocabile,
tocca ai laici cattolici e non alle alte
sfere ecclesiastiche interloquire con
la politica: questo passaggio rappresenta
un momento importante
nella storia della Chiesa italiana.
Ai nostri pastori tocca il compito di
delineare le linee pastorali, appunto,
cioè di indirizzo e a richiamare,
anche con durezza come ha fatto
Bagnasco, le responsabilità e le storture
che sono sotto gli occhi di tutti.
Poi, tocca a noi assumerci il rischio
laicale. C'è una grande vivacità delle associazioni, accompagnata da un
impegno molto forte, che non sono
ben rappresentati. E tutto questo
rappresenta un problema, mostra
uno scollamento tra la realtà che
rappresentiamo e la percezione da
parte della collettività».
«Le associazioni cattoliche sono una
ricca fonte di esperienze capaci di
contribuire a rinnovare la società
civile, valorizzare la famiglia, riconoscere
il significato vero del lavoro
e dell'economia e di promuovere la
formazione dei giovani», sostiene
Bernhard Scholz, presidente
della Compagnia delle Opere.
Per Franco Miano, presidente
Azione Cattolica Italiana, sono
tre gli «ambiti fondamentali e tipici
del contributo che l'Azione intende
offrire e che vanno a coniugarsi con
lo sforzo di traduzione che ci è richiesto
dei grandi e primari principi
dell'etica della vita individuando le
conseguenze che da essi derivano, in
termini di socialità e solidarietà, in
particolare di attenzione per la famiglia
e il lavoro. Occorre anzitutto,
ponendosi il problema dell'unità
politica dei cattolici, far crescere il
senso vivo di un'autentica comunione
ecclesiale.
Appare poi centrale
l'attenzione e la cura per il “locale”.
L'Azione Cattolica Italiana è indubbiamente
un'associazione nazionale,
ma la scelta di essere presente in
modo capillare in ogni angolo del
Paese fa del suo amore per la chiesa
particolare ragione di attenzione
per il territorio e i territori. Perché
tutto ciò sia possibile, si rivela fondamentale
una formazione globale,
a tutto tondo, capace di “costruire”
una persona integrale, e non frammentata,
che viva una vita buona
nella Chiesa, ma anche nel suo Paese
e nel suo territorio».(Andrea Cova)
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