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La buona politica per il bene comune

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Il mondo cattolico, non impegnato nel settore ecclesiale, lavora spesso in silenzio assistendo chi ha più bisogno; è al fianco dei lavoratori e delle missioni, ispirandosi sempre ai principi e alla solida tradizione della Chiesa.

Il grave periodo di crisi che sta investendo tutti ha dato una sostanziale spinta all'intesa tra le associazioni che portano avanti il legame con il territorio, ascoltano la gente, la conoscenza e l'analisi dei problemi di tutti i giorni per quanto riguarda il lavoro, la famiglia e i giovani: aspetti oggi dimenticati dai partiti.

«La religione non è un problema per la società moderna ma, al contrario, una risorsa e una garanzia: la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione. I cristiani da sempre sono presenza viva nella storia, consapevoli che la fede in Cristo, con le sue implicazioni antropologiche, etiche e sociali. Ed hanno costituito una presenza di coagulo per ogni contributo compatibile con l'antropologia relazionale e trascendente, e con il progetto di società aperta e solidale che ne consegue. Sono diventati nella società civile massa critica capace di visione e di reti virtuose, per contribuire al bene comune che è composto di “terra” e di “cielo”», ha ribadito il Cardinale Bagnasco durante il Forum di Todi dello scorso ottobre.

A confermare la forte presenza delle associazioni cattoliche nel campo sociale ed etico sono ancora le parole di Bagnasco: «Oggi l'attenzione generale è puntata con ragione ai grandi problemi del lavoro, dell'economia, della politica, della solidarietà e della pace: problemi che oggi attanagliano pesantemente persone, famiglie e collettività, specialmente i giovani. La sensibilità e la presenza costante della Chiesa sul versante dell'etica sociale è sotto gli occhi di tutti e nessuno la può, nella sua millenaria storia, onestamente negare. È parte del messaggio cristiano, ne è una conseguenza».

Per il presidente delle Acli, Andrea Olivero, «i cattolici devono avere un ruolo nella politica italiana. E come ha ribadito il cardinale Bagnasco in modo inequivocabile, tocca ai laici cattolici e non alle alte sfere ecclesiastiche interloquire con la politica: questo passaggio rappresenta un momento importante nella storia della Chiesa italiana. Ai nostri pastori tocca il compito di delineare le linee pastorali, appunto, cioè di indirizzo e a richiamare, anche con durezza come ha fatto Bagnasco, le responsabilità e le storture che sono sotto gli occhi di tutti.

Poi, tocca a noi assumerci il rischio laicale. C'è una grande vivacità delle associazioni, accompagnata da un impegno molto forte, che non sono ben rappresentati. E tutto questo rappresenta un problema, mostra uno scollamento tra la realtà che rappresentiamo e la percezione da parte della collettività». «Le associazioni cattoliche sono una ricca fonte di esperienze capaci di contribuire a rinnovare la società civile, valorizzare la famiglia, riconoscere il significato vero del lavoro e dell'economia e di promuovere la formazione dei giovani», sostiene Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere.

Per Franco Miano, presidente Azione Cattolica Italiana, sono tre gli «ambiti fondamentali e tipici del contributo che l'Azione intende offrire e che vanno a coniugarsi con lo sforzo di traduzione che ci è richiesto dei grandi e primari principi dell'etica della vita individuando le conseguenze che da essi derivano, in termini di socialità e solidarietà, in particolare di attenzione per la famiglia e il lavoro. Occorre anzitutto, ponendosi il problema dell'unità politica dei cattolici, far crescere il senso vivo di un'autentica comunione ecclesiale.

Appare poi centrale l'attenzione e la cura per il “locale”. L'Azione Cattolica Italiana è indubbiamente un'associazione nazionale, ma la scelta di essere presente in modo capillare in ogni angolo del Paese fa del suo amore per la chiesa particolare ragione di attenzione per il territorio e i territori. Perché tutto ciò sia possibile, si rivela fondamentale una formazione globale, a tutto tondo, capace di “costruire” una persona integrale, e non frammentata, che viva una vita buona nella Chiesa, ma anche nel suo Paese e nel suo territorio».(Andrea Cova)

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