Le visite dei pontefici
“Educare i giovani alla giustizia e
alla pace”: un messaggio che raccoglie
il desiderio e l'anelito di colui
che a guida del popolo di Dio,
con grande fiducia e affetto, in modo
appassionato e molto concreto si
rivolge ai giovani di questo tempo.
Elemento chiave di tutto il testo
sembra essere l'impegno ed
il coinvolgimento personale di
fronte al quale ciascuno di noi,
e in modo preminente i giovani,
non possiamo esimerci. Siamo
chiamati ad essere testimoni e il
testimone, dice il Papa, è colui che
vive per primo il cammino che propone.
Anche i giovani devono avere il
coraggio di vivere prima di tutto essi
stessi ciò che chiedono a coloro che li
circondano. Non abbiate paura di impegnarvi.
Forti ed esigenti appaiono queste
parole che invitano a rinnovare il
nostro sguardo sui giovani e sulla
realtà che ci circonda.
La Chiesa
guarda ai giovani con speranza,
ha fiducia in loro e li incoraggia
a ricercare la verità, a difendere il
bene comune, ad avere prospettive
aperte sul mondo e occhi capaci
di vedere “cose nuove”! Certamente
non siamo soli ed insieme agli altri
potremo creare orizzonti nuovi
di giustizia e di pace.
Se, come ricorda papa Benedetto XVI, educare significa condurre
fuori da se stessi per introdurre
alla realtà, il messaggio va ad
indicare i responsabili principali
dell'educazione: la famiglia quale
luogo dove matura una vera
educazione alla pace, alla giustizia,
alla solidarietà, al perdono e
l'accoglienza dell'altro; i responsabili
delle istituzioni che hanno compiti
educativi affinché abbiano cura
che ogni giovane possa scoprire
la propria vocazione, accompagnandolo
nel far fruttificare i doni
che il Signore gli ha accordato; i
responsabili politici; il mondo dei
media, i mezzi di comunicazione di
massa i quali hanno un ruolo particolarissimo,
non solo informano,
ma anche formano lo spirito dei loro
destinatari e quindi possono dare un
apporto notevole all'educazione dei
giovani.
Viene messo in evidenza lo stretto
rapporto tra educazione e comunicazione:
l'educazione avviene
infatti per mezzo della comunicazione,
che influisce, positivamente
o negativamente, sulla formazione
della persona.
Parole chiave del messaggio promulgato
dal santo padre sono: verità,
libertà, giustizia, pace; il retto
uso della libertà è dunque centrale
nella promozione della giustizia e della
pace, che richiedono il rispetto per
se stessi e per l'altro, anche se lontano
dal proprio modo di essere e di vivere.
Promuovere la giustizia significa
aprire il cuore alla solidarietà,
promuovere la pace significa rispettare
la dignità delle persone
e dei popoli; sono questi elementi
fondanti della spiritualità francescano
che il nostro Serafico padre
san Francesco traduce con il praticare
la fratellanza “Il Signore mi
donò dei fratelli” e ancora “il Signore
ti dia Pace” come anche l'incontro
con il Sultano d'Egitto.
Papa Benedetto XVI esorta particolarmente
i giovani, ad avere la
pazienza e la tenacia di ricercare la
giustizia e la pace, di coltivare il gusto
per ciò che è giusto e vero, anche
quando ciò può comportare sacrificio
e andare controcorrente. Al termine
del messaggio per la 45a Giornata
mondiale della pace l'orientamento
chiaro verso cui il Papa ci
riconduce è proprio quello di alzare
gli occhi a Dio.
L'attenzione del Pontefice si focalizza
poi sui giovani invitandoli a
non scoraggiarsi, non cercare false
o facili soluzioni per superare
i problemi. Non abbiate paura di
impegnarvi, di affrontare la fatica e
il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono
fedeltà e costanza, umiltà e
dedizione.
Vivete con fiducia la vostra
giovinezza e quei profondi desideri che
provate di felicità, di verità, di bellezza
e di amore vero! Vivete intensamente
questa stagione della vita così ricca e
piena di entusiasmo.
La Chiesa vuole mostrare tutta la
sua fiducia nei giovani, seguendoli,
incoraggiandoli, orientandoli
verso Dio. La giustizia e la pace
non sono un bene già raggiunto,
ma una meta a cui tutti e ciascuno
dobbiamo aspirare. Camminando
insieme non resteremo delusi.(Antonello Fanelli)
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