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Per uscire dalla crisi serve equità

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



L'immagine, per molti, è quella di una persona immersa dentro l'acqua che a malapena riesce a tenere la testa fuori: basta una piccola onda e viene sommersa. Una foto a tinte forti, ma che purtroppo in questo periodo di festività del 2011-2012 aderisce con drammatica realtà a molte famiglie italiane, i cui redditi – spesso precari, se non saltuari – riescono a coprire a malapena le esigenze primarie dei nuclei.

La manovra Salva Italia era necessaria, questo è politicamente acquisito, ma lascia inevase molte questioni, che necessariamente dovranno essere affrontate il prima possibile. Il lavoro, la sicurezza sociale, l'istruzione, l'ambiente: tutte priorità che rappresentano il collante sociale di un paese che ha la coesione e la solidarietà nel proprio dna. La crisi mondiale, e in particolare quella europea, ha un'immagine immateriale: lo spread.

Un numero (che rappresenta un tasso di interesse che misura l'affi dabilità dell'Italia) che è assurto a simbolo di un paradosso, quello di un tessuto economico di enormi potenzialità e inaspettate vitalità ma frenato da una serie di blocchi, fi nanziari e politici. Per uscire il prima possibile dal nonluogo della crisi generata da un indebitamento a spirale è necessaria una massiccia iniezione di equità, di giustizia diffusa.

Un grande disegno dove lo Stato disegni la cornice e immetta risorse che diano l'impulso primario della ripresa e la base, i cittadini, le forze vive della società, raccolgano l'invito e tornino a occupare gli spazi ormai abbandonati. È la sussidiarietà una delle vie maestre, fatta di associazionismo produttivo di base, di cooperazione, di credito alle idee e alla forza di volontà. È una strada che gli italiani conoscono bene, e che hanno praticato per decenni con grande profi tto.

Un sistema che interagisce con la grande impresa, in modo sano e complementare, creando un cuscinetto sociale per il futuro.(Carlo Marroni)

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