Le visite dei pontefici
di Chiara Frugoni
LA STORIA DI FRANCESCO / 7
Francesco si imbarcò ad Ancona il 24
giugno del 1219 e dopo alcuni mesi
giunse fi nalmente in Egitto. Andò subito
a Damietta, nel campo dei crociati
che assediavano la città, cercando di
farli desistere dai combattimenti. Di
fronte alla cristianità in armi che solo
con la forza pensa di poter riscattare i
luoghi santi, di fronte alla Chiesa che
chiude il dissenso con la violenza e la
morte, Francesco ha parole diverse e
dissonanti, anche se tratte come sempre
dal Vangelo.
Tommaso da Celano registra soltanto
lo straordinario gesto del Santo che
“mentre infuriavano aspre battaglie tra cristiani
e pagani” non aveva avuto timore
di recarsi insieme ad un compagno dal
sultano Malik-Kamil nella speranza di
convertirlo. Plausibilmente vi arrivò
durante la tregua d'armi dell'estate dello
stesso 1219. L'accoglienza del sultano
è estremamente calorosa, era molto
ammirato e commosso dalle parole di
Francesco e lo ascoltava assai volentieri.
San Bonaventura racconta che Francesco
propone una sfi da ai sacerdoti: entreranno
tutti insieme fra le fi amme;
colui che uscirà illeso dimostrerà con il
miracolo la verità della propria fede; chi
invece farà parte dei perdenti dovrà abbracciare
la religione della vittoria.
Alla proposta di Francesco il sultano
obietta che non c'è chi, tra i suoi sacerdoti,
sia disposto ad affrontare la
competizione. Di fronte allo scompiglio
che le sue parole hanno provocato,
Francesco propone allora di entrare lui
solo nel fuoco. Il sultano non permette
che la prova abbia luogo “temendo una
sedizione popolare”, ma ammira sempre
di più Francesco, gli offre doni. Francesco
si trattiene ancora del tempo, cerca
di evangelizzare quelle popolazioni, ma
non vedendo progressi, avvertito da un
sogno premonitore ritornò nei paesi
cristiani.
Come mai Francesco aveva pensato di
fare ricorso proprio alle fi amme?
Forse, vedendo quanto fosse diffi cile
convincere soltanto con la parola, pensò
di raggiungere lo scopo attraverso un
esempio tangibile e che colpisse l'immaginazione.
Forse, Francesco volle con la sua proposta,
non del tutto ortodossa, riprendere
quell'antico dialogo che proprio i
cristiani avevano interrotto con Maometto
quando qualche mese prima
della morte il profeta accolse una delegazione
cristiana per discutere questioni
di fede. Per dirimere la questione
Maometto propose un'ordalia, cioè un
giudizio di Dio; ma i cristiani – secondo
la fonte musulmana – intimoriti chiesero
una tregua e preferirono un compromesso
diplomatico. Francesco scelse
questa via anche per venire incontro
ai suoi attuali interlocutori suggerendo
una prova che faceva parte della loro
cultura: fu un gesto di tolleranza coerente
ai principi evangelici professati,
non di sfida.
LA STORIA DI FRANCESCO / 8
Tornato ad Assisi Francesco aveva
scoperto che alla Porziuncola era
stato costruito un edifi cio in calce e
pietre, in sostituzione delle capanne
di paglia e fango. Cominciò a distruggere
sistematicamente quell'alloggio;
aiutato da alcuni compagni
fedeli gettava via una dopo l'altra le
lastre di copertura. Lo fermarono i
soldati, dicendo che l'abitazione apparteneva
al comune di Assisi. Allora,
con grande delusione, desistette
dal proposito.
“Una volta tutti i frati osservavano con
impegno la santa povertà in ogni cosa.
Ma da poco tempo in qua, questa purezza
e perfezione ha cominciato ad alterarsi”.
Cominciava anche a soffrire
seriamente di tante malattie: allo
stomaco, alla milza, al fegato; vedeva
sempre peggio a causa di un
tracoma agli occhi.
Aveva rimesso l'Ordine nelle mani
di Dio, adducendo il pretesto della
scarsa salute; ma in realtà perché
non trovava più consenso. Continuava
a conquistare le folle ma non era più il capo indiscusso e pieno di
entusiasmo a cui i compagni si erano
consegnati con totale fi ducia. Era
costretto a rinunciare a camminare
ed era obbligato a dettare, invece di
predicare, date le pessime condizioni
di salute.
Si succedono le riunioni dei frati per
riformare la Regola. Francesco compose
una prima Regola del 1221,
ma provocò tali proteste da rimanere
non bollata. Il clima è teso; il Santo
si ritira su un monastero per redigere
un'altra Regola, mentre i frati
temono che la nuova formulazione
sia così severa da non potersi osservare.
Francesco non risponde alle
contestazioni ma si rivolge a Cristo,
di cui risuona la voce nel Cielo:
“Francesco, nulla di tuo è nella Regola,
ma ogni prescrizione che vi è contenuta
è mia. Quelli che non vogliono osservare
la Regola, escano dall'Ordine!”.
La Regola fi nale, del 1223, è un riassunto
della precedente con pesanti soppressioni e censure; ottiene fi -
nalmente e non a caso l'assenso del
pontefi ce, Onorio III. La maggior
parte delle citazioni evangeliche è
stata soppressa, il linguaggio è seccamente
Non si parla più di dover curare i
manualmente. La volontà di andare
pochi eletti, chiamati direttamente
da Dio.
spirituale; si ritira sempre più negli
eremi, fugge la compagnia dei suoi
fratelli, spesso ha per loro parole
aspre e dure. A partire dal 1223 si
apre il periodo che i biografi defi niscono
della “grande tentazione”, tentazione
di abbandonare tutto.
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