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Meditazione/San Giuseppe, per i nostri lettori una riflessione del cardinal Ravasi

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Lasciate che vi sia spazio nel vostro essere insieme e lasciate che i venti del paradiso danzino tra voi./Amatevi l'un l'altro ma non fate dell'amore una catena: lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra i lidi delle vostre anime./L'uno riempia il bicchiere dell'altro, ma non bevete dalla stessa tazza./L'uno dia il pane all'altro, ma non mangiate dallo stesso filone./Cantate, ballate insieme e siate gioiosi, ma lasciate che ognuno sia solo:/anche le corde di un liuto sono sole eppure fremono della stessa musica./datevi i vostri cuori ma non per possederli perché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori./State in piedi insieme, ma non troppo vicini perché le colonne del tempio stanno separate/ e la quercia e il cipresso non crescono uno all'ombra dell'altro.

Nel giorno di San Giuseppe abbiamo voluto proporre la lirica sul matrimonio presenta nell'opera famosa Il profeta del poeta libanese vissuto a lungo in America K.Gibran. Nessuno come Giuseppe ha attuato in pienezza questa qualità dell'amore nuziale: armonia nella diversità, unità nella distinzione. Ogni unione umana, per essere autentica, comporta indipendenza e donazione, autonomia e integrazione, rispetto e intimità. Giuseppe l'ha dovuta vivere in modo straordinario, dato il mistero che si compiva in sua moglie Maria.
E' significativo notare che in un apocrifo cristiano tardo, La storia di Giuseppe falegname, il padre legale di Gesù ripete la sua tenerezza per la donna amata, Maria, il fascino provato a causa della sua bellezza, i sentimenti d'amore. Eppure egli sente di essere distante non per paura o gelosia, ma proprio per vero amore.
E' quell'amore che conosce il rispetto dolce e intenso, che sa di non possedere mai l'altro ma di riceverlo solo in dono.
Ha scritto il cardinal Martini: “La diversità correlativa e complementare fra maschio e femmina fa sì che ognuno dei due necessiti dell'altro per essere sé stesso, pur restando ognuno sempre diverso dall'altro nel suo mistero invalicabile che si apre solo per dono”.

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