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A Pisa si balla con i frati e le suore

di Redazione online
A Pisa si balla con i frati e le suore
Credit Foto - Il tirreno.it

Quando mancano pochi minuti all'una di notte frate Alessandro Martelli, dell'Ordine dei francescani minori, dalla console del deejay arringa al microfono i trecento dell'Akua Keta: «Dio vi cerca. Non si è dimenticato di voi. Non vi abbandonerà». Dalla pista dove si balla stipati come sardine al ritmo forsennato della musica commerciale, si leva un solo grido: «Yeahhhhh». È un dejà vu, un flash nella mente di chi ha attraversato, giovane e pieno di speranze, gli anni '70 e '80: John Belushi che in "The Blues Brothers" si concede una predica rivelatoria nei confronti dei fedeli di James Brown, calato nella parte del pastore Cleophus James. Ma è un attimo, un ricordo che dura un batter di ciglia, sopraffatto dalla singolare realtà incrociata dai ragazzi del "Giovedì universitario" nel locale notturno: una ventina tra frati e suore, tutti rigorosamente in saio e tunica, con tanto di veli e cappucci, sandali e cocolle, accompagnati da quaranta ragazzi della pastorale giovanile diocesana di Pisa, riconoscibili dal "tau" al collo, una croce stilizzata con sovrimpressa la frase che Gesù rivolse a Lazzaro: «Esci fuori».

In questi giorni tutti i missionari, i ragazzi della Pastorale e i religiosi, sono impegnati nei punti nevralgici della movida pisana: giovedì scorso nella discoteca Akua Keta di via Sancasciani, ieri e stasera in piazza delle Vettovaglie e in altri luoghi cult della vita notturna. A spingerli è una rilettura in chiave digitale del Vangelo di Marco: «Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura», laddove la missione è mediata dal web e dai social media in nome di una strategia comunicativa distante anni luce, non venti secoli e basta, dai cristogrammi. Francesco Calvetti, della Pastorale giovanile, per nuotare indenne nel fiume dei watt deve (quasi) urlare per spiegare il senso della missione “Esci fuori”: «Con l'avvento di Papa Francesco c'è l'esigenza di andare verso la periferia, verso i giovani che non frequentano la nostra realtà: non vogliamo convertire, ma stabilire un contatto».

Anche se non è in programma, a qualcuno l'evangelizzazione quasi riesce. A frate Lorenzo, ad esempio, che nel fumoir all'aperto intreccia un colloquio con la ventunenne Roberta, studentessa d'ingegneria biomedica: «Io sono atea - esordisce lei - Ho visto un frate e mi son detta: che c…. ci fa in un posto come questo?». Il frate: «Siamo venuti a portare un messaggio». «E vediamo - dice lei -, vediamo se col tuo messaggio riesci a colpirmi». Lui: «Posso dirti che i grandi desideri che ho nel cuore hanno trovato una risposta, un luogo dove esprimersi». Lei: «Quali desideri?». Lui: «Essere amato, ad esempio, tutti vogliamo esserlo. In questo io e te abbiamo le stesse aspirazioni. Mi sento amato da Dio in profondità». La ragazza si scioglie e se un minuto prima si professava miscredente, ora scricchiola nelle sue spavalde certezze, con un barlume di rinnovata fede radicato nell’assioma dell’identità tra il bello e il buono: «Ecco vedi - dice rivolta al frate -, non so, non riesco a spiegarmelo razionalmente, ma Dio è la bellezza».

Dentro, watt permettendo, si fa altrettanto. In pedana c’è un musicista che inanella brani di Bob Dylan (Knocking on heaven’s door), Bob Marley (No woman no cry) e Lucio Battisti (Il tempo di morire). A proposito, sorella, cosa prova a sentire questa canzone che allude a un possibile mercimonio? Suor Donatella Branco, dell’ordine delle Apostoline, risponde dicendo di essere venuta qui per provocare e testimoniare, poiché la tonaca già chiarisce quale sia la sua scelta: «La canzone? Guardi, sono abituata, io ascolto musica. Mi piacciono Max Pezzali, Fiorella Mannoia. E anche Vasco Rossi, soprattutto quel brano, che fa così: “Voglio trovare...”». Si chiama “Un senso”, sorella: «Proprio quella. Mi piace “Un senso”, bisogna dare un senso alla vita».

Al bar c’è un piccolo assembramento di frati. Bevono Coca Cola, sarebbe disdicevole vederli con un Americano, un Margarita o un Mojito. La musica è cambiata, il ritmo è assordante e forsennato, la discoteca si è riempita. Spostarsi è un supplizio: piedi calpestati, spallate involontarie, occhiatacce di chi si vede spinto suo malgrado. Meglio stare nella scia lenta e serena di suor Fabiana Bernardini, un passato da cestista nelle file di Cus, Ies e Acli Basket, che avanza distribuendo volantini sul corollario della missione “Esci fuori”, che si consumerà da martedì a giovedì compresi alla stazione Leopolda di Pisa. Ma intanto l’urgenza è guadagnare l’uscita della discoteca: è tardi, basta parole. La penultima la mette frate Alessandro Martelli che affianca il deejay: «Dio vi cerca. Non si è dimenticato di voi. Non vi abbandonerà». Ma l’ultima spetta al popolo della notte: «Yeahhhhh».Il Tirreno


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