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Il Papa: Chi sono io per giudicare un gay?

di Redazione online
Il Papa: Chi sono io per giudicare un gay?

Gli si chiede della «lobby gay» e il Papa dice che in Vaticano non è che ci sia scritto sulle carte d’identità e comunque, semmai, il problema sono le lobby di qualunque genere, non le tendenze: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».


LEZIONE DI LIBERTA' LUNGA UN'ORA- Il Papa parla per oltre un’ora e risponde a tutte le domande, libere e non preparate, dei giornalisti che volano con lui da Rio de Janeiro a Roma. Dice che sullo Ior non ha ancora deciso ma «di certo qualsiasi cosa diventerà lo Ior, ci vuole trasparenza e onestà». Parla di monsignor Scarano e sillaba: «Abbiamo questo monsignore che è in galera: non è andato in galera perché assomigliava alla beata Imelda!», espressione spagnola a significare che non é uno stinco di santo. Del suo rapporto con Benedetto XVI sorride: «Adesso abita in Vaticano e c'è chi chiede: ma non ti ingombra? Non ti rema contro? No, per me è come avere il nonno saggio in casa….». Del ruolo delle donne nella Chiesa: «Chiesa senza le donne è come il collegio apostolico senza Maria». E così via, per oltre un’ora. Una lezione di libertà che si conclude con un applauso generale di settanta giornalisti da tutto il mondo. E meno male che aveva detto d’essere “un po’ stanco”. Ecco una prima trascrizione delle risposte del pontefice.


Santità, sono state pubblicate notizie che riguardano l’intimità di monsignor Ricca (prelato dello Ior, ndr). Come intende affrontare questa questione e come Sua Santità intende affrontare tutta la questione della “lobby gay”?
«Per quanto riguarda monsignor Ricca, ho fatto quello che il diritto canonico manda a fare, che è l’investigatio previa. E in questa investigatio non c'è niente di quello che accusano, non abbiamo trovato niente. Questa è la risposta. Ma io vorrei aggiungere un’altra cosa. Io vedo che tante volte nella Chiesa, fuori di questo caso e anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati, di gioventù per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh, i delitti sono un’altra cosa. L’abuso di minori per esempio è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica. E questo per la nostra vita è importante: quando noi andiamo a confessarci, e diciamo «ho peccato in questo», il Signore dimentica. E noi non abbiamo diritto di non dimenticare, perché corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri, eh! E’ un pericolo! E' importante una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha commesso uno dei peccati peggiori, rinnegare Cristo, e dopo questo peccato lo hanno fatto Papa! Ma, tornando alla sua domanda più concreta, in questo caso ho fatto l'investigatio previa, e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda. Poi lei parlava della lobby gay. Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d'affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby...questo è il problema più grave. E la ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante».


Quando ci sarà la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II? E quale è il loro modello di santità?
«Giovanni XXIII è un po' la figura del prete di campagna, del prete che ama ognuno dei fedeli, che sa curare i fedeli. E questo lo ha fatto come vescovo, come nunzio. Tante testimonianze di battesimo false ha fatto in Turchia in favore degli ebrei! Era un coraggioso. Prete di campagna, buono, con un senso dell'umorismo tanto grande e una grande santità. Quand'era nunzio, alcuni non gli volevano tanto bene in Vaticano, e quando arrivava per portare i conti, o chiedere a certi uffici, lo facevano aspettare. Mai se ne è lamentato. Pregava il rosario, leggeva il breviario...Mai. Un mite, un umile. Anche uno che si preoccupava per i poveri: quando il cardinale Casaroli è tornato da una missione, credo fosse l'Ungheria o la Cecoslovacchia, non ricordo, è andato da lui a spiegare come era stata la missione, la diplomazia dei piccoli passi, lo ha ricevuto in udienza, venti giorni dopo moriva, Giovanni XXIII, e quando Casaroli se ne andava lo fermò, «ah, eccellenza, una domanda: lei continua ad andare da quei giovani?"> Perché Casaroli andava a trovare al carcere minorile di Casal del Marmo, giocava con loro... E Casaroli, «sì, sì». «Non li abbandoni mai». Questo a un diplomatico che arrivava da un viaggio così impegnativo....Giovanni XXIII «Non li abbandoni mai». Un grande. Un grande. E poi il Concilio, un uomo docile alla voce di Dio. Perché quello gli è venuto dallo Spirito Santo, e lui è stato docile. Pio XII pensava a farlo, ma le circostanze non erano mature per farlo. Giovanni XXIII non ha pensato alle circostanze, ha sentito quello e lo ha fatto, un uomo che si è lasciato guidare dal Signore. Di Giovanni Paolo II mi viene da dire: grande missionario della Chiesa. E' un missionario, uno che ha portato il Vangelo dappertutto, voi lo sapete meglio di me, andava, eh, sentiva questo fuoco di portare avanti la parola del Signore, è un San Paolo, un uomo così, questo per me è grande. Fare insieme la canonizzazione di tutti e due insieme è un messaggio alla Chiesa: questi due sono bravi, sono bravi. Ma c'è in corso anche la causa di Paolo VI e di Papa Luciani, tutte e due sono in corso. Ancora una cosa, per la data di canonizzazione si pensava l'8 dicembre di quest'anno, ma c'è un problema grosso: quelli che vengono dalla Polonia - i poveri, perché quelli che hanno i mezzi possono venire in aereo - ma i poveri vengono in bus, e già in dicembre hanno il ghiaccio, e credo si debba ripensare la data. Io ne ho parlato con il cardinale Dzwisz e lui mi ha suggerito due possibilità: o il Cristo Re di quest'anno o la domenica della Misericordia del prossimo anno. Credo ci sia poco tempo per il Cristo Re perché il concistoro sarà il 30 settembre, e a fine ottobre c'è poco tempo. Non so, devo parlare con il cardinale su questo, ma credo che non sarà l'8 dicembre».(Corriere)


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