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Articolo
09-02-2012
 
Per i miei 80 anni farò un pellegrinaggio di 2mila km. A piedi
Redazione online



Solo qualche hanno fa, alla già gagliarda età di 75 anni, ha infilato uno dietro l’altro i suoi passi veloci negli oltre duemila chilometri che separano Valencia da Lourdes. Tutti a piedi, in 67 indimenticabili giorni. Nel 2002, invece, aveva impiegato cinque mesi per coprire i 4mila chilometri fra Mosca da Valencia. Totale: più di seimila chilometri attraverso l’Europa trascinandosi dietro solo un piccolo carrello a tre ruote, dormendo in alberghi, ostelli o dove capitava. Che pellegrino, Carlo Ravasio da Calusco d’Adda (Bergamo). I giornali spagnoli, all’epoca, l’avevano ribattezzato il “podista di Cristo”. A domandargli il perché di quelle singolari imprese si ricevono risposte disarmanti: «L’ho fatto per un motivo spirituale: volevo dare una “spintarella”, diciamo così, al processo di unità fra i cristiani. E a guardare cosa è capitato dopo, mi viene da dire - certo non per merito mio -, ma qualcosa di buono è capitato…». Il pellegrinaggio “duro e puro” (a piedi, come si faceva una volta), dunque, come forma di preghiera. Una supplica.

Adesso, quando manca poco al 31 marzo e al compimento del suo 80esimo compleanno, Carlo vuole farsi un regalo. «Sì – dice a Vatican Insider – mi piacerebbe tentare un altro pellegrinaggio a piedi, questa volta per ringraziare il buon Dio della vita straordinaria che mi ha regalato». L’itinerario? «Finalmente mi muoverei in Italia: da Loreto a Roma, poi via nave fino al sud della Spagna: da qui di nuovo a piedi sino a Fatima, in Portogallo. Chissà se ci riuscirò davvero. Certo se non sarò in buone condizioni di salute fisica e mentale non partirò: non voglio creare problemi a nessuno, io. Comunque sarebbero duemila chilometri, più o meno…».

Dice proprio così: più o meno. D’altronde Ravasio è abituato alle grandi distanze. In gioventù ha lavorato come manovale e operaio, poi dopo il diploma da perito elettrotecnico, gli è capitato di andare un po’ ovunque l’azienda lo spedisse. Ecco perché parla quattro lingue: inglese, spagnolo, francese e russo. Proprio in Russia, dove ha vissuto per quattordici anni, è scoccata la scintilla del suo mirabolante pellegrinaggio. «Ero poco distante da Mosca, mi è capitato di leggere su un giornale italiano la storia di padre Alexander Men’, il grande sacerdote ortodosso che con la sua fede, la sua umanità e la sua passione per l’ecumenismo, sfidò il regime staliniano, morendo assassinato nel 1990 in circostanze misteriose». E così Carlo, che in gioventù faceva il chierichetto a un religioso del bergamasco anch’egli sensibile al tema dell’ecumenismo come Angelo Roncalli (il futuro papa Giovanni XXIII), decide di partire armato solo di un carrellino. E di un’idea: fare qualcosa per l’unità dei cristiani. E’ il 2 giugno del 2002. Dentro quel carrello a tre ruote, oltre agli effetti personali, vi getta soprattutto libri: la Bibbia ebraica, quella ortodossa, quella cattolica, un'enciclica di papa Wojtyla (Fides et Ratio) e un testo del cardinal Martini con la prefazione di Mario Monti. Quaranta chili di speranze ecumeniche trascinate per quattromila chilometri tra repubbliche Baltiche, Polonia, Cecoslovacchia, Germania, Francia. Destinazione: la Spagna. Giunge a Valencia, nella cattedrale dove consegna quei volumi al vescovo, il 4 novembre dello stesso anno. Il ruolino di marcia parla di una media di 33 chilometri al giorno.

Giura di non essersi pentito nemmeno per un istante di quel viaggio e di non aver mai pensato a lasciar perdere. Nemmeno per il pellegrinaggio successivo, quello nell’estate del 2007 da Valencia a Lourdes, via Santiago. C’è un segreto per la sua resistenza fisica? Allenamenti stile marines? «Veramente – dice – non mi sono mai allenato in vita mia. Le distanze coperte in un giorno, mi servivano come allenamento per il giorno successivo. Probabilmente ho la fortuna di aver un fisico resistente». Probabilmente. E per dormire, come si regolava? «Mi servivo di alberghi, ostelli, campeggi dove montavo la mia tendina. Qualche volta mi hanno ospitato nelle case. E’ capitato anche che, stravolto dalla stanchezza, mi buttassi sul marciapiede con il sacco a pelo». E non si è mai sentito solo? «Solo? No, c’è lo spettacolo della natura, l’emozione degli incontri, la roccia della preghiera. E’ impossibile sentirsi soli». (Vatican Insider)

 
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