religione

La “Quaresima” dei santi

Antonio Tarallo

Un momento in cui l’anima e la mente cercano di meditare sul cammino intrapreso, alla luce del Vangelo

Quaresima, periodo di penitenza, periodo di silenzio, dove la carità (e si sa, “Dov’è carità, è amore”, ci dice San Paolo) ricopre – sicuramente – un ruolo fondamentale. E’ movimento del cuore, soprattutto, la Quaresima. Non solo “pie pratiche”, fini a se stesse. Un momento in cui l’anima e la mente cercano di meditare sul cammino fin d’ora intrapreso, alla luce del Vangelo, alla luce della vita di Cristo. E, sicuramente, i santi – nelle loro esperienze di vita, nel loro radicale cammino di “imitazione di Cristo” – hanno sempre saputo, o meglio, vissuto, sulla propria pelle, questo intenso periodo spirituale a cui ogni cristiano è chiamato, da quel Mercoledì delle Ceneri che dà l’avvio al tutto. Viene definito, assieme all’Avvento, “periodo forte”. E lo è stato, ancor di più, nelle biografie di alcuni santi. Ecco, allora, una breve carrellata di alcuni episodi, di alcune parole di queste enormi figure di santità che – ancora Oggi – ci insegnano, grazie al loro esempio, alle loro parole, cosa voglia dire “digiuno, preghiera, carità”.

San Pio da Pietrelcina

Per comprendere il rapporto tra il famoso santo e le “pratiche quaresimali”, dobbiamo andare a scovare nei ricordi del giovanissimo Francesco Forgione. E’ in questo periodo che si trovano i semi-segni di una personalità così vicina a Cristo. Già da ragazzo, Francesco Forgione aveva vissuto profondamente lo “spirito di penitenza”, che tanto viene richiamato nel periodo della Quaresima. Abbiamo, in merito, i racconti di sua madre e di alcuni suoi compagni, che ben spiegano il particolare rapporto tra il santo e la pratica penitenziale. Quando era semplice ragazzo, Francesco, spesso si ritirava, in un angolo della casa, per “castigare” il suo corpo. Una volta, sua madre, “mamma Peppa”, lo sorprese dietro il letto, mentre si percuoteva con una catena di ferro. Dopo averlo scongiurato di fermarsi, gli chiese: “Franciè, perchè ti percuoti?”. Risposta: “Mamma, devo battermi, come i giudei hanno battuto Gesù!”. I segni della Passione che poi segneranno la sua vocazione, erano già così presenti – in maniera straordinaria – nel suo animo. Anche i suoi compagni, che dalla finestra spiavano nell’interno della piccola casa, lo videro, in più occasioni, flagellarsi, con una fune di canapa. Di notte, poi, invece di dormire sul letto, che mamma Peppa, amorosamente gli preparava, preferiva rimanere disteso a terra, con la testa poggiata su una pietra.

Antonio di Padova

Forse, non tutti sanno che la cosiddetta “predicazione quaresimale quotidiana”, è una consuetudine iniziata proprio da Sant’Antonio di Padova. L’impegno costante da parte di Antonio nella predicazione e nel sacramento della riconciliazione durante la Quaresima del 1231, può essere considerato il suo grande testamento spirituale. Attingiamo, allora, a uno dei famosi sermoni del santo di Padova, per il periodo della Quaresima. L’argomento è “La contrizione del cuore”:

“Il Signore soffia sul volto dell'anima l'alito di vita, che è la contrizione del cuore, quando l'immagine e la somiglianza di Dio, deturpata dal peccato, si imprime nuovamente nell'anima, e si rinnova, per mezzo della contrizione del cuore. Quale debba essere la contrizione, lo indica il Profeta dicendo: «Sacrificio a Dio è lo spirito addolorato, affranto; un cuore contrito e umiliato tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50,19). In questo versetto vengono indicati quattro atti: il pentimento del cuore addolorato per i peccati, la riconciliazione del peccatore, l'universale contrizione di tutti i peccati, la continua umiliazione del peccatore contrito”.

San Francesco d’Assisi

“Come santo Francesco fece una Quaresima in un’isola del lago di Perugia, dove digiunò quaranta dì e quaranta notti e non mangiò più che un mezzo pane”. Il titolo dice tutto. E’ un episodio, questo, che possiamo trovare ne “I fioretti di San Francesco”, al capitolo ottavo. Aggiungere altre parole a quelle del testo, risulterebbe certamente retorico. Basta il testo per comprendere come il santo di Assisi fosse profondamente legato a questo periodo.

“Essendo una volta santo Francesco il dì del carnasciale allato al lago di Perugia, in casa d’un suo divoto col quale era la notte albergato, fu ispirato da Dio ch’egli andasse a fare quella Quaresima in una isola del lago. (…) e santo Francesco non portò seco se non due panetti. Ed essendo giunto nell’isola, e l’amico partendosi per tornare a casa, santo Francesco il pregò caramente che non rivelasse a persona come fosse ivi, ed egli non venisse per lui se non il Giovedì santo. E così si partì colui; e santo Francesco rimase solo. (…) E ivi stette tutta la Quaresima sanza mangiare e sanza bere, altro che la metà d’uno di quelli panetti, secondo che trovò il suo divoto il Giovedì santo, quando tornò a lui; il quale trovò di due panetti uno intero e mezzo; e l’altro mezzo si crede che santo Francesco mangiasse per reverenza del digiuno di Cristo benedetto, il quale digiunò quaranta dì e quaranta notti sanza pigliare nessuno cibo materiale”.

San Francesco di Paola

Il quarto voto di vita quaresimale è la novità che caratterizza la spiritualità penitenziale dell'Ordine dei Minimi. “Tutti i frati di quest'Ordine si asterranno completamente dai cibi di carne e nel regime quaresimale faranno frutti degni di penitenza sì da evitare del tutto le carni e quanto da esse proviene. Pertanto a tutti e a ciascuno di essi è assolutamente e incontestabilmente proibito di cibarsi, dentro e fuori convento, di carni, di grasso, di uova, di burro, di formaggio e di qualsiasi specie di latticini e di tutti i loro composti e derivati”. L'unica eccezione prevista è la malattia, quando non può essere curata con cibi quaresimali. Parliamo, dunque, di una regola “perpetua”, che prende spunto dal periodo quaresimale ma, per San Francesco di Paola, e i Frati Minimi (l’ordine religioso da lui fondato), si estenderà addirittura per l’intera vita. Segno, questo, forte di vicinanza alla penitenza, simbolo pragmatico di vicinanza a Cristo. Il silenzio, la vita della preghiera assoluta, fu un altro punto fondamentale della vita del santo di Paola. Era solito ritirarsi nelle montagne abruzzesi, nelle caverne, nelle spelonche per poter meditare meglio sula Parola. Ma bisogna precisare che, seppur nel periodo di Quaresima tutto questo si andava – in una certa misura – amplificando, fu una prerogativa della sua condotta di vita.


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