religione

L’origine, la storia e i pontefici della Via Crucis al Colosseo

Antonio Tarallo

Le meditazioni della Via Crucis 2020 sono proposte dalla cappellania della Casa di Reclusione

Un momento immancabile del Triduo Pasquale, è stato, da sempre, la “Via Crucis” al Colosseo, a Roma. In questo tempo di coronavirus, vista l’impossibilità di svolgere la funzione nel famoso anfiteatro romano, i mezzi televisivi e i mass-media ricopriranno - ancora di più - un ruolo fondamentale per poter far partecipare il popolo di Dio alla funzione della “Via dolorosa”, assieme al pontefice. Eravamo abituati a vedere il papa fra le rovine del monumento romano, simbolo del martirio dei primi cristiani. Quest’anno, invece, lo scenario sarà San Pietro.

Le meditazioni della Via Crucis 2020 sono proposte dalla cappellania della Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova. Raccogliendo l’invito di Papa Francesco, quattordici persone hanno meditato sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo rendendola attuale nelle loro esistenze. Tra loro figurano cinque persone detenute, una famiglia vittima per un reato di omicidio, la figlia di un uomo condannato alla pena dell’ergastolo, un’educatrice del carcere, un magistrato di sorveglianza, la madre di una persona detenuta, una catechista, un frate volontario, un agente di Polizia Penitenziaria e un sacerdote accusato e poi assolto definitivamente dalla giustizia dopo otto anni di processo ordinario.

Dicevamo che la Via Crucis al Colosseo è sempre stata una funzione religiosa le cui origini si perdono nella Storia. Ripercorriamo, allora, le sue tappe fondamentali. E’ storia antica, quella della Via Crucis nel simbolo romano del martirio cristiano. Inizia con Papa Benedetto XIV, nel 1750, anno giubilare. Benedetto XIV pensò a 14 edicole – tante sono le stazioni tradizionali – da far mettere all’interno del famoso Anfiteatro Flavio, il meno comune nome del Colosseo.

Inoltre fece piantare al centro una grande croce. E fu così, per oltre un secolo: il monumento romano divenne meta della Via Crucis che percorreva la via Sacra. Dopo il 1870 – con l'Unità d'Italia – si perse tale “pia pratica” e così furono rimosse sia le edicole, sia la grande croce.

Solo nel 1926 – con il Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa – la croce tornò al Colosseo, ma non al centro, bensì di lato. E’ il luogo dove si trova tuttora.

Il 1964 è un anno di svolta per la storia della quaresimale tradizione. Paolo VI riprese l’antica tradizione del rito della Via Crucis – anche se, nel 1959, Giovanni XXIII riportò solo per quell'anno il rito – e fu quella occasione a dare il via alla prima diretta televisiva della Rai, che trasmise una evento religioso in Eurovisione:

In quella occasione, Paolo VI, pronunciò queste parole:

“Gesù è in ogni sofferente. Che questi lo sappia o no, Gesù sicuramente c’è. E c’è pure - altro capitolo ineffabile di questa analisi della storia e dei destini umani - non soltanto per condividere, elevare e lenire i patimenti, ma per associarli ai propri, per attribuire ad essi la medesima virtù di redenzione che la Croce, la sua Croce, ebbe per il mondo”.

La trasmissione in mondovisione arrivò invece nel 1977, la prima a colori. A presiedere sempre papa Montini.

La prima “Via crucis” presieduta da Giovanni Paolo II fu nel 1979, accompagnata della meditazione su testi di discorsi di Paolo VI. Ecco uno stralcio dell’omelia che il papa polacco pronunciò in quella occasione:

“Facendo la “Via Crucis” al Colosseo di Roma, siamo ancora sulle orme di Cristo, la cui Croce si trovò nei cuori dei suoi martiri e confessori. Essi annunciavano Cristo crocifisso come “potenza di Dio e sapienza di Dio”. Prendevano insieme a Cristo la Croce ogni giorno, e quando era necessario morivano come lui sulla croce o morivano nelle arene di Roma antica, dilaniati dalle belve, bruciati vivi, torturati. La potenza di Dio e la sapienza di Dio rivelate nella Croce si manifestava così più potentemente nelle debolezze umane. Non soltanto essi accettavano le sofferenze e la morte per Cristo, ma si decidevano insieme a lui all’amore dei persecutori e dei nemici: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”

Con Wojtyla la scrittura delle meditazioni si apre al mondo laico, intellettuali, poeti, scrittori. Ad esempio, per quella del 1999, fu chiamato il poeta Mario Luzi.

Indelebile nella memoria, la Via Crucis del 2005. L’ultimo venerdì santo di Giovanni Paolo II. Le immagini delle sue spalle, curve sul legno della croce, divennero l’emblema di un papa malato e fragile. Il pontefice stava vivendo la propria salita al Calvario.

Papa Benedetto XVI e la sua prima Via Crucis, nel 2006: gli eventi prima della morte di Cristo, e il suo percorso al Calvario, divennero spunto per un’amara riflessione sui mali del mondo contemporaneo, sugli attacchi alla famiglia, su una umanità ormai persa. Molto forte e toccante, con un ricordo tenero all’amato pontefice precedente.

29 marzo 2013, la prima volta di Papa Francesco al Colosseo. Sorprende per la brevissima omelia a fine delle meditazioni-stazioni. Poche parole per lasciare “una sola parola, che è la Croce stessa. La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo”.

 


BR>E, ora, siamo in attesa di questa inedita versione. Papa Francesco si troverà a meditare sulla Croce, sulla sofferenza, proprio in un momento storico mondiale in cui è facile intravedere nei pazienti affetti di coronavirus, il Cristo sofferente: una “via dolorosa” che - certamente - non avremmo mai pensato di vivere.

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