politica

Solidarietà nel mirino. Riforma non profit ferma. Rischio caos sugli statuti

Redazione retecasedelquartiere.org

La possibile proroga a giugno 2020 per l’adeguamento delle regole per il non profit apre un nuovo fronte

L’estate della grande incertezza normativa è alle porte e non è un bel segnale per il mondo della solidarietà, da tempo sotto attacco. In gioco questa volta c’è la nuova proroga per l’adeguamento degli statuti: secondo un emendamento del decreto crescita approvato settimana scorsa dalla Commissione Bilancio e Finanze, infatti, la scadenza relativa a questo adempimento potrebbe slittare al 30 giugno 2020 per Onlus, imprese sociali, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato.

Un altro anno di attesa, insomma, si intravede all'orizzonte, a meno di interventi rapidi dell’esecutivo. Un altro anno di stop and go, destinato ad aprire altre polemiche. «Si rischia un disallineamento, nei tempi, con il varo del Registro unico» è l’allarme lanciato dalla presidente del Forum nazionale del Terzo settore, Claudia Fiaschi. «Se si vuole fare una proroga – aggiunge – è necessario agganciare la scadenza della modifica statutaria alla data in cui diventerà efficace il Registro unico del Terzo settore. L’importante è che non ci sia un periodo di vuoto dal punto di vista civilistico o fiscale».

La questione non è solo formale, ma di sostanza: l’introduzione del Registro unico nazionale è una delle architravi su cui poggia l’intero impianto della riforma. Si tratta di uno strumento di conoscenza fondamentale delle realtà non profit, per la cui implementazione è stato siglato un accordo a marzo con Infocamere. Consentirà a chi lo consulterà di sapere se un’organizzazione ha determinate caratteristiche e permetterà ai donatori di ottenere eventuali risparmi ai fini di legge.

Con la ridefinizione degli enti nel nuovo strumento previsto per legge, «sappiamo quali impegni una realtà si prende e a quali benefici ha diritto». «C’è una seconda questione – continua Fiaschi –. Se slittamento dev'essere, si consideri anche l’opportunità di procrastinare la modalità con cui si fanno assemblee, lasciando inalterata la possibilità per gli enti di usare la procedura dell’assemblea semplificata, già attualmente prevista».

Cosa può succedere se si fanno modifiche statutarie non agganciandole al Registro? «C’è il rischio concreto di avere due statuti, uno vigente e un altro che entrerà in vigore. Per questo dico che è necessario tenere conto dell’effettiva volontà delle realtà non profit di avere certezze e garanzie».

Il negoziato con il governo è chiaro e, al di là della durezza nel merito, nel metodo le posizioni appaiono più concilianti: l’interlocuzione tra gli organi di rappresentanza del Terzo settore e gli esponenti dell’esecutivo va avanti, come riconosce la stessa Fiaschi, che parla di «confronto sin qui positivo. Ma a noi servono certezze, non interpretazioni. Molti soggetti hanno già convocato la propria assemblea con tanto di notaio e non è per nulla semplice rinviare gli appuntamenti già fissati».

Il caso relativo agli statuti è solo l’ultimo tra i fronti aperti con il governo, basti pensare che dal varo della riforma nella precedente legislatura ben 41 decreti attuativi ancora mancano all’appello: tra questi, quelli dedicati al Codice del Terzo settore, all’impresa sociale, al cinque per mille e al Servizio civile universale. Tutti capitoli, questi, per cui il negoziato avanza sì, ma a passi ritenuti troppo lenti dagli operatori.

Diego Motta - Avvenire

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