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Letture estive: Sotto l’ombrellone con san Francesco

di Antonio Tarallo

Sotto l’ombrellone, o vicino a un lago, oppure tra selve e boschi di qualche parco nazionale, perché non portare con sé qualche buona lettura? E’ tempo, quello estivo, di ritemprare un po’ lo spirito. Fuori dal caos delle città, o semplicemente, fuori dalla tediosa macchina della routine del lavoro, è più semplice poter dedicare qualche momento in più alle pagine di libri, di oggi o di ieri. Un antico proverbio arabo diceva: “Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca”. Dunque, portarlo con sé non può che risultare solo che amabile ricchezza.    E se i giardini fanno riferimento a “qualcuno” che di Natura ne sapeva abbastanza, ancor meglio. Quel “qualcuno” ha un volto, un nome: San Francesco.

La letteratura sul Santo, è sconfinata. Potremmo realizzare, per metafora, con i volumi stampati su di lui, una specie di scala che potrebbe portarci fino al cielo. E così, cercheremo di realizzare un “vademecum” per i nostri lettori. “Madamina il catalogo è questo”, diceva Leporello a donna Anna, nel “Don Giovanni” di Mozart. Compiliamo, allora, un bel “catalogo”, sicuramente di ben altra natura, rispetto a quello mozartiano.

E’ doveroso iniziare con due “classici”. Prima di tutto, “Gli scritti di San Francesco”. Bisognerebbe iniziare con questi, per andare alla fonte prima. San Francesco ci ha lasciato diversi scritti, ma non ha mai fatto lo “scrittore per professione”, certamente. Non ha mai pensato a una sua opera da lasciare ai posteri, diciamo così. La sua umiltà non poteva permettere simile intento. Ma sta di fatto che a noi sono giunti importanti parole per comprendere meglio lo spirito del santo. Quello che ha scritto, lo ha fatto “per necessità o per zelo apostolico”: San Francesco scrive per trasmettere le disposizioni legislative, per esortare e consigliare i frati ed i fedeli, per lodare Dio. Spesso ci si meraviglia di fronte al numero dei suoi scritti, perché egli stesso più volte si diceva ignorante, semplice e – certamente – non “uomo di lettere”.

L’altro classico indispensabile per avere le idee più chiare su San Francesco e il Francescanesimo è “La Vita prima di S. Francesco d’Assisi”, che il francescano abruzzese Tommaso da Celano (c. 1190 - c. 1260) compilò tra il 1228 e l'inizio del 1229. Rappresenta la prima biografia del Poverello di Assisi. Al tempo stesso, la composizione è il prototipo di diverse altre Vite o Leggende. Il valore biografico e letterario della biografia di Celano, è fuori discussione. Il Capitolo generale di Parigi del 1266, ordinò addirittura di distruggere tutte le precedenti biografie di Francesco, dopo che Bonaventura da Bagnoregio, Ministro generale, ebbe compilato la sua “Leggenda maggiore” (1263), altro classico indispensabile per chi voglia accostarsi alla figura di Francesco. L'opera di S. Bonaventura riuniva in un solo corpo letterario la biografia del Santo, elaborando le testimonianze dirette, che Tommaso, tra il 1228 e il 1253, aveva inserito nella sua “trilogia” (Vita prima, Vita seconda e Trattato dei miracoli).

E facciamo un salto di qualche secolo. Il Novecento. Poco noto al grande pubblico odierno, ma di grande interesse e acutezza di spirito, è l’opera “San Francesco d’Assisi”, nata dal genio creativo e non certo conformista dello scrittore Gilbert Chesterton. La biografia è del 1923, ed è poco successiva alla conversione al Cristianesimo dello scrittore del più famoso “Padre Brown”. Quello di Chesterton è un amore per il santo che parte da lontano, fin dalla tenera età. Fu catturato dal racconto dei suoi genitori di un nobile cavaliere che lasciò tutto per i poveri. Un bel po’ di tempo dopo, nel luglio del 1922, in occasione della cresima, scelse come nome proprio quello di Francis. L’ammirazione di Chesterton per il poverello d’Assisi era legata alla convinzione – fortemente radicata nello scrittore – che l’innocenza del fanciullo sia superiore a qualsiasi forma di cinismo. “San Francesco d’Assisi” si rivelò, all’epoca, un successo commerciale, risultando uno dei testi più apprezzati di tutta la bibliografia dell’autore inglese. Come scrisse il critico Patrick Braybrooke: “La Chiesa cattolica ha trovato in Chesterton il più grande interprete del suo più grande santo”.

E per chi volesse invece avere un profilo del santo, privilegiando il rigore storico, non può non portarsi sotto l’ombrellone, uno dei libri più famosi sul Poverello di Assisi. Stiamo parlando del “San Francesco” dello storico francese Jaques Le Goff. Insigne studioso del Medioevo, Le Goff ci offre la possibilità di avere un dettagliato spaccato della società in cui Francesco viveva. Ma cosa affascinava lo studioso francese non credente della sua figura. Attingiamo da una intervista rilasciata nel 2000 – anno di pubblicazione del libro – alla rivista 30Giorni: “Il mio interesse per san Francesco ha una duplice origine. Innanzitutto nasce dalla lettura dei suoi scritti, in particolare del celebre Cantico di frate sole. Mi ha subito commosso la carità così umana e poetica di questo uomo. Un uomo, un santo, legatissimo all’ambiente in cui è nato e vissuto, Assisi e l’Umbria: quando ho visitato quei posti, da molto giovane, l’ho immaginato ancora presente là, sulle stesse strade, immerso nel medesimo particolare paesaggio. In secondo luogo, siccome sono un medievalista, mi è sembrato che san Francesco fosse il testimone eccezionale di quel momento molto importante della storia medievale in cui, accanto al fenomeno delle eresie, compare e si sviluppa una nuova società originata da un intenso movimento di urbanizzazione, in una certa maniera simile alle grandi ondate di esplosione urbana del XIX e, poi, del XX secolo”. Insomma, per chi volesse avere una lettura più impegnata in vacanza…questo è uno dei libri più indicati.

E, ora, arriviamo a uno dei più recenti. Per chi volesse avere un fruttuoso confronto con la società di oggi,  e – soprattutto – per chi volesse un affresco più originale del santo di Assisi, non può certo lasciare a casa, in libreria,  il libro di Padre Enzo Fortunato, “Francesco il ribelle” (Mondadori, 2018). Leggiamo le parole di presentazione del Cardinale Pietro Parolin: “Padre Fortunato sa bene che Assisi è un santuario speciale, perché normalmente nei santuari si va a chiedere una grazia. Ad Assisi no: ci si va per incontrare Francesco. Si va ad Assisi per incontrare un uomo che ha vissuto il Vangelo... Perché Francesco ancora oggi attira tanta gente? Perché la sua umanità è quella di un uomo mite. Si realizza in Francesco la beatitudine evangelica: «Beati i miti perché erediteranno la terra”.


Antonio Tarallo

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