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Lucas Pedrò: San Francesco un ispiratore

Mario Scelzo

Intervista al Coordinatore Nazionale del Movimento Missionari di Papa Francesco

Popoli Fratelli, Terra Futura”, questo il titolo della due giorni di Preghiera per la Pace, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio nello spirito di Assisi, che ha avuto il suo culmine nella cerimonia tenutasi lo scorso 7 ottobre al Colosseo alla presenza di Papa Francesco, della cancelliera Angela Merkel, del Patriarca Bartolomeo, del Grande Imam della moschea di Al-Azhar Al Tayeb e di altri illustri leader politici e religiosi. Novità di questa edizione, la presenza di un Panel dal titolo “Il futuro che vogliamo”, con le relazioni introduttive di 5 giovani leader religiosi ed un vivace dibattito conclusivo con i molti studenti presenti in sala.

Ho avuto il piacere di partecipare, di ascoltare i vari interventi, ed alla fine di scambiare due chiacchiere con Lucas Pedrò, Coordinatore Nazionale del Movimento Missionari di Papa Francesco, una realtà che mira a valorizzare religiosità popolare e solidarietà verso i poveri all’interno della Chiesa. Pedrò è anche segretario del culto dell'Unione dei Lavoratori dell'Economia Popolare (UTEP), un variegato assemblamento di associazioni nato nel 2014 e molto caro a Papa Francesco. “Voi siete per me dei veri “poeti sociali”, che dalle periferie dimenticate creano soluzioni dignitose per i problemi più scottanti degli esclusi”, così si è rivolto il Santo Padre in un recente messaggio inviato ai rappresentanti dei Movimenti Popolari, da lui più volte incontrati.

Ho faticato a riconoscere Pedrò, (lo scrivo per aiutare a comprendere il personaggio): maglioncino, zainetto in spalla, prima della conferenza era in fondo alla sala a sistemare alcune slide per la sua relazione, si confondeva tra i tanti giovani partecipanti del Panel, insomma una persona “famosa” ma con atteggiamenti molto umili. Chiacchierando con un amico che si occupava della preparazione della sala, mi dice, guarda te lo indico perché non lo riconosceresti, ed in effetti era proprio così. Molto alla mano, alla fine della conferenza si è fermato lungamente e con grande cordialità sia per le “interviste di rito”, sia per scambi di battute e saluti con le persone presenti in sala. 

Vorrei proporre ai lettori di queste pagine prima di tutto un breve estratto del suo intervento, poi alcune sue considerazioni relative alla figura di San Francesco. “La pandemia ha rivelato ciò che i movimenti popolari del mondo avevano denunciato: l'esaurimento di un sistema sfruttatore, predatore e distruttore della vita, in cui il denaro è al di sopra degli esseri umani e della natura. Le disuguaglianze sono diventate più pronunciate che mai nella storia dell'umanità, sia tra i popoli che all'interno delle nazioni. Basta guardare l'ingiusta distribuzione dei vaccini per capire che non esiste una vera comunità internazionale, ma piuttosto uno scandaloso dominio dei grandi gruppi economici e di una manciata di poteri che monopolizzano beni indispensabili, come i vaccini che fermano la pandemia. 

In breve, i ricchi e i potenti sono oggi più ricchi e potenti perché hanno tratto vantaggi dalle necessità del lockdown globale e soprattutto hanno approfittato del bisogno di tutti noi di sopravvivere. Oggi i poveri sono più poveri.

Apprezzo profondamente questo incontro, l'incontro di quelli di noi che resistono alla cultura dello scarto e alla globalizzazione dell'indifferenza. Credo che è da questi valori che possiamo costruire il futuro che vogliamo, come ci chiede Papa Francesco: "siamo seminatori di cambiamento". 

Il primo contributo che vorrei suggerire per il futuro che vogliamo è l'invito ad approfondire l'opzione preferenziale per i poveri. In questo senso, credo che il Papa ci inviti a praticare la dottrina sociale della Chiesa, chiarendo che questo non implica solo la solidarietà con i poveri, ma anche riconoscerli come soggetti sociali e politici, promuovendo il loro protagonismo. In altre parole, non si tratta semplicemente di lavorare per i poveri, ma di lottare insieme ai poveri contro le cause strutturali della disuguaglianza e dell'ingiustizia.  

Il futuro che vogliamo è con il protagonismo degli umili, ed è da lì che costruiamo la rivendicazione dei tre diritti sacri: Tetto (Techo), Terra (Tierra) e Lavoro (Trabajo)

Il lavoro dignitoso deve essere difeso, insieme all'attuazione di politiche che ripristinino i diritti perduti: salario dignitoso, welfare e pensioni. 

In secondo luogo, il Tetto, cioè garantire il diritto di accesso a un alloggio dignitoso. Denunciamo la speculazione e la commercializzazione dei terreni e dei beni urbani. 

La Terra, il terzo diritto; nella prospettiva della destinazione universale dei beni, vorrei richiamare l'attenzione sulle grandi concentrazioni di terra nelle mani di pochi. Riaffermiamo la lotta per l'eliminazione definitiva della fame, la difesa della sovranità alimentare e la produzione di cibi sani. Rifiutiamo anche con forza la proprietà privata dei semi da parte dei grandi gruppi agro-industriali. Allo stesso modo, riaffermiamo la difesa delle conoscenze tradizionali dei popoli indigeni sull'agricoltura sostenibile. 

Vogliamo anche un futuro in cui i ponti tra i popoli esistano davvero, in cui la cultura dell'incontro sia abituale. Vogliamo un futuro con ponti e senza muri, dove emigrare sia un diritto e non più un reato…

Infine, la cosa più importante: non c'è futuro se non difendiamo la madre terra. Nelle parole di Papa Francesco: "La casa comune di tutti noi viene saccheggiata, devastata, umiliata impunemente. La codardia nel difenderla è un peccato grave". (Discorso ai movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 2015). Abbiamo bisogno di un rispetto rigoroso degli impegni multilaterali sulla mitigazione e l'adattamento al cambiamento climatico, con urgenza! Potremmo essere le ultime generazioni capaci di fermare il collasso ambientale, poi sarà troppo tardi…

San Francesco di Assisi è per me un ispiratore, ed ovviamente ha ispirato anche Papa Francesco, il suo modello di vita è una ulteriore fonte di ispirazione in questo particolare momento storico. Ricostruire la Chiesa, questo concetto che aveva il giovane Francesco, di non lamentarsi ma di rimboccarsi le maniche per riparare i danni, sono parole che sento anche oggi molto attuali. L’altra ispirazione è quella della casa comune, di vivere in armonia con l’universo, prendendoci cura dell’ambiente e del creato, senza casa comune non c’è futuro, come ci ha ricordato Papa Francesco in particolare modo con l’enciclica Laudato Sì. 

La Chiesa ha bisogno di figure giovani e carismatiche, umili ma capaci di trasmettere con forza il messaggio evangelico, e Lucas Pedrò è uno di loro.

 

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