cronaca

In Costa d'Avorio i missionari francescani lottano contro l'Ulcera di Burulì

Gelsomino Del Guercio Missionari Cappuccini

La testimonianza di Fra Antonio Forchini

Il coronavirus? Paradossalmente in alcune zone del mondo non è un problema. Come in Costa d'Avorio, dove i missionari cappuccini lottano quotidianamente contro l'Ulcera di Burulì, una malattia simile alla lebbra.

L'Ulcera di Burulì è un infezione che può estendersi a tutti gli arti e infettare anche le ossa, e necessita di una lunga terapia, da due mesi fino a un anno, per essere sconfitta nell'80 per cento dei casi.

IL VIA VAI DEGLI AMMALATI
Fra Antonio Forchini. Parroco e Guardiano a Zouan-Hounien, città di 82mila abitanti ad ovest del Paese africano, racconta: «Questa malattia tropicale non è ancora sparita, come d’altronde la lebbra, nella nostra zona di Zouan-Hounien. All’Ospedale della cittadina africana si danno il cambio sempre una decina di ammalati: uno se ne va, a volte dopo un anno, e due altri iniziano le cure».

INSIEME AI LEBBROSI
Nello stesso padiglione, prosegue il frate cappuccino, «riparato da noi qualche anno fa ci sono pure i lebbrosi, e alcuni vengono anche per consultazione della Tubercolosi. Secondo gli specialisti queste tre malattie mortali hanno un ceppo comune: si usano infatti gli stessi antibiotici potentissimi ma con dosi diverse per le rispettive cure».

TRAPIANTO DELLA PELLE
La cura della piaga «è sempre molto vasta e richiede un trapianto di pelle una volta che la piaga è pulita e la cura di antibiotici di 2 mesi è terminata».

Per questo, spiega Fra Antonio, «si passa a Zoukougbeu, a circa 300 km, dove un Centro creato da Suore Canadesi procede al trapianto della pelle. Qui è richiesta una partecipazione della famiglia, più un parente che assiste l’ammalato. Dopo il trapianto ritornano ancora da noi e rimangono fino a che la ferita dell’intervento chirurgico sia perfettamente guarita».

"IL PERCORSO PUO' DURARE ANCHE UN ANNO"
A volte, conclude il frate cappuccini, «tutto il percorso per arrivare alla guarigione dura anche più di un anno! Ai malati della piaga a volte si aggiungono anche i lebbrosi in quanto non sempre ricevono l’aiuto previsto dal Programma Nazionale, e anche per le medicine diamo sempre un aiuto, se ci sono i mezzi».

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