cronaca

Approvata la legge antimine, un sì storico

Luca Liverani Archivio Ansa

Stop a chi investe nelle armi

Sul tabellone dei voti nell’aula di Montecitorio il numero dei «presenti e votanti 383» coincide perfettamente con quello dei «favorevoli 383». Taglia il traguardo così, con un voto all’unanimità, la proposta di legge 1813 che vieta investimenti finanziari all’estero nelle industrie che ancora producono mine anti-persona e bombe a grappolo. Un iter faticoso, con una sosta di un anno in commissione Bilancio alla Camera, per un parere del ministero delle Finanze che non arrivava mai. Chiuso definitivamente ieri, a 10 anni dal suo avvio. Ora manca solo la promulgazione del Presidente della Repubblica. Era stato proprio un difetto di costituzionalità a costringere Sergio Mattarella a rinviare alle Camere la legge, approvata nel 2017. Quattro anni per correggere un vulnus. O forse anche per dribblare le pressioni di ambienti finanziari che non hanno gradito la chiusura di un lucroso canale di investimenti per fondi pensione e assicurazioni.

Secondo il Land mine monitor in quattro anni sono stati oltre 31 i miliardi di dollari investiti nel settore e sono 110 le istituzioni finanziarie che finanziano la produzione di armi che continuano a smembrare e uccidere civili anni dopo la fine dei conflitti. Nonostante i trattati internazionali di Ottawa e Oslo, infatti, nel mondo almeno sette aziende ancora producono mine anti-persona in Brasile, India, Cina e Corea del Sud. «Il Parlamento ha recuperato la sua centralità», commenta soddisfatto Giuseppe Schiavello, presidente della Campagna italiana contro le mine. «Prima che festeggiare l’approvazione di questa legge, che deve attendere la firma del Presidente della Repubblica - ricorda prudente Schiavello - festeggiamo il coraggio, la costanza e la caparbietà con i quali il Parlamento ha rivendicato il suo ruolo, riscrivendo una pagina di virtù e orgoglio politico». La Campagna ringrazia tutti i parlamentari «che si sono battuti instancabilmente e particolarmente l’ex-senatrice Silvana Amati, prima firmataria della proposta nella precedente legislatura», assieme «all’impegno del relatore della legge, Massimo Ungaro di Italia Viva, e di Graziano Delrio del Pd».

Un grazie anche a Fdi «che prima aveva optato per l’astensione e stavolta ha espresso parere favorevole». Plaude Rossella Miccio, presidente di Emergency, l’ong fondata da Gino Strada che spinse per la prima legge di messa al bando nel 1997. Il chirurgo era sconvolto per quello che vedeva quando gli arrivavano bambini dilaniati da questi ordigni infidi. «Sono passati oltre vent’anni - ricorda Miccio - da quando Gino Strada ha parlato degli effetti di questi “Pappagalli verdi” sui bambini in Afghanistan (il titolo del suo libro ispirato dall’aspetto delle mine "travestite" da giocattoli ndr), e ancora ne vediamo le conseguenze nei nostri ospedali». Emergency ricorda come «12 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Russia, non hanno ancora ripudiato la futura fabbricazione di mine. Disincentivare i finanziamenti per la produzione è pertanto cruciale».

«La legge introduce il divieto totale al finanziamento di società, con sede in Italia o all’estero, che, direttamente o tramite società controllate o collegate» producano, ma anche solo abbiano a che fare in qualsiasi modo, con «mine anti-persona e submunizioni cluster», spiega il capogruppo di Leu Federico Fornaro, uno dei firmatari. «La Camera ferma chi dietro un colletto bianco, con un semplice clic d’intermediazione, può finanziare prodotti dichiarati illegali in Italia», commenta Gian Mario Fragomeli del Pd. «Un crimine contro l’umanità che in Italia non si può più finanziare», fa eco Laura Boldrini del Pd. Concorda Galeazzo Bignami di Fdi, precisando che il voto «non deve però essere un affondo all’industria della Difesa».

Studiate e costruite per straziare​

Si chiamano "cluster bomb": sono le bombe a grappolo o munizioni a grappolo. Si tratta di ordigni, in genere sganciati da velivoli o elicotteri e talvolta con artiglierie, razzi e missili guidati, contenenti un certo numero di submunizioni. Il tipo più comune è progettato per colpire persone e veicoli. Tra le tipologie di "cluster bomb" ci sono le mine antiuomo: un piccolo ordigno contenente alto esplosivo e un involucro in metallo, a frammentazione. (Avvenire

 

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