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Pace in Medio Oriente: 'Realtà da realizzare' - Intervista esclusiva a padre Pizzaballa, Custode di Terra Santa

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001

Il testo integrale nella rivista San Francesco in edicola 



A colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, dopo l'incontro tra Simon Peres, Abu Mazen, Bartlomeo I e papa Francesco.


Essere custode di Terra Santa è un osservatorio ravvicinato e privilegiato dei sentimenti, umori e attese dei due popoli israeliano e palestinese. Quanto è forte in loro, le chiedo, la speranza di chiudere una pagina che tanto dolore ha provocato nel corso degli anni? 


Io voglio credere che tutti i popoli, indistintamente, desiderino la pace. Ogni uomo, per quanto viva nell’incertezza e nella precarietà, ha in sé la missione di aprirsi al futuro. E nel futuro che ci attende, gli uomini, tutti gli uomini di qualunque popolo, si ritroveranno sempre più con idee semplici, che appartengono a tutti. I grandi ideali di libertà, giustizia, fraternità, l’universale riconoscimento delle esigenze umane, hanno bisogno di ritrovare la propria freschezza e soprattutto le proprie radici divine, dando così ad ognuno e ad ogni popolo, la forza creatrice per costruire una società giusta, in cui è bello vivere insieme. Penso che questo valga ancor più per la Terra Santa, culla dell’umanità, disperatamente lacerata nel suo irresistibile slancio verso la giustizia e nel bisogno reciproco di perdono. Certo il cammino è ancora lungo e pieno di ostacoli di ogni genere e ad ogni livello. Ma in molte persone resta ancora il desiderio di voltare pagina.

L'incontro in Vaticano è stato da lei definito, in sede di presentazione, "una pausa della politica, senza rappresentanti dei due governi". Lei è fiducioso sulla risposta dei due governi, israeliano e palestinese, alla preghiera comune e all'invocazione di Papa Francesco per la pace, affinché - come ha detto il Pontefice - trionfino l'amore e l'amicizia?


Sì, una pausa della politica. Senza dimenticare che la politica resta la più alta forma della carità, come la definì Paolo VI. Papa Francesco ha proposto un incontro, offerto la sua casa, per un incontro di preghiera. È altra cosa di un incontro politico, e le risposte, le aspettative forse non saranno così trionfali, quasi che la preghiera possa produrre il miracolo della pace. Il Papa ha ben richiamato che la pace è dono di Dio e opera artigianale dell’uomo. Tuttavia vedo legato a questo atto squisitamente religioso, l’affermazione dell’importanza del dialogo. Pregare è stare di fronte a Dio, riconoscendo con onestà la verità su se stessi. Questo atteggiamento di nuda verità con se stessi rende possibile vedere le cose come da un diverso punto di vista, scoprirenuovi orizzonti, ridimensionare i propri progetti o osare ciò che sembrava impossibile. Tutte dinamiche che fanno parte dell’accettazione di un dialogo nella verità. E che la preghiera non tanto propone, quanto impone di vivere concretamente nel momento che accettiamo di dialogare con Dio. E che non sempre rispettiamo quando dialoghiamo (a tutti i livelli) fra di noi. Non penso che le cose cambino dopo questo incontro, ma sono convinto che questo momento privilegiato, così fortemente voluto da Papa Francesco, stia lì a dire: Si possono (si devono?) guardare le cose anche da un altro punto di vista. E mi sembra già una buona rivoluzione.

 

Nell'incontro in Vaticano - scandito dalla preghiera ebraica, cristiana e musulmana - la preghiera cristiana, pronunciata in arabo, si è affidata a quella che viene conosciuta come la "Preghiera Semplice" di San Francesco: "O Signore fa' di me uno strumento della tua pace: dove è odio fa' ch'io porti amore, dove è offesa ch'io porti il perdono". Una invocazione di una forza incredibile.


Commento comune: Ma i cristiani pregano in arabo? Sì, i nostri cristiani sono per la maggioranza assoluta, arabi… Al di là di questo, la Terra Santa ha bisogno di perdono reciproco. Perdono da dare, perdona da ricevere, perdono da saper dare, perdono da saper ricevere. Ha bisogno di una giustizia che giunga insieme alla misericordia, ha bisogno di ricordi riconciliati, ha bisogno di riconciliazione con la propria storia passata, presente, e di costruire il proprio futuro dando al perdono e alla misericordia uno spazio nella gestione della giustizia. La pace è dono di Dio che non si può accogliere senza cambiare il cuore. Le invocazioni della ‘Preghiera semplice” sono indispensabili per vivere in Terra Santa.

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