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Niwano Peace Foundation. Intervista a Flaminia Giovanelli

Niwano Peace Foundation. Intervista a Flaminia Giovanelli

Intervista a Flaminia Giovanelli,  membro della giuria del Comitato di assegnazione del premio Niwano per la Pace e già Sotto-Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.


Dott.ssa Giovanelli, lei è stata chiamata a  far parte della giuria del Niwano Peace Prize che si è riunita a Tokyo nei giorni scorsi racconti qualcosa del premio e della sua esperienza.


Si è trattato di una esperienza straordinaria in cui tutto era nuovo per me, salvo la Fondazione giapponese che mi invitava, la Niwano Peace Foundation,  che già  conoscevo e della quale  sono entrata a far parte da un anno, diventando membro del Niwano Peace Prize Committee. La Fondazione Niwano per la Pace è molto conosciuta e l’associazione in seno alla quale è nata, l’Associazione laica buddista Rissho Kosei-kai, da decenni ha rapporti con la Chiesa cattolica. Pensi che il fondatore dell’Associazione, Nikkyo Niwano, un personaggio veramente carismatico, è stato invitato ad assistere all’ultima sessione del Concilio Vaticano II ed ha sempre affermato che il suo incontro con Paolo VI lo ha determinato ad impegnarsi per la pace in collaborazione con le altre religioni. Devo dire che mi ha molto colpito l’ambiente cordiale e caloroso dei dirigenti e dei membri dell’Associazione, in contrasto con quanto immaginavo, cioè che le popolazioni di quella parte del mondo, per la loro cultura e la loro religione, dovessero tutte avere un atteggiamento distante e distaccato.


Ci dica del significato della sua presenza e se ha potuto portare un contributo personale


Sono stata invitata a partecipare, quale esponente del mondo cattolico del Comitato, alla cerimonia di presentazione del vincitore del premio del 2018 che è risultato essere il Dott. John Paul Lederach, cristiano mennonita, un ben noto “peacebuilder” che coniuga l’aspetto pratico del mediatore (ad esempio in Nepal, in Colombia o in Uganda) a quello dello studioso, è stato docente presso il Kroc Institute della Notre Dame University, Istituto con il quale avevo già avuto numerosi contatti nei miei anni di servizio al Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e poi al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il mio contributo sarà anche utile per il prossimo anno, quando dopo aver partecipato alle selezioni, non ancora concluse, per il Premio 2019 cercherò di fare del mio meglio per portare la ricchezza della tradizione della Chiesa cattolica durante la riunione che avremo alla fine di giugno con tutti i membri del Comitato che rappresentano altre fedi religiose.


Come quadra questo premio e questa iniziativa nel contesto internazionale?


Credo che questa iniziativa tocchi due problematiche cruciali ai nostri giorni; quella della pace e quella del dialogo interreligioso. Durante il mio servizio alla Santa Sede ho potuto riscontrare come la rilevanza di entrambi questi temi sia andata crescendo nel tempo e come una realtà che sta diventando, o è percepita, in ogni parte del mondo,  progressivamente come sempre più multi religiosa, spinga verso il dialogo fra le religioni in molti campi e principalmente in quello della pace. E ciò in considerazione degli attacchi terroristici come dell’aumento degli arsenali militari e specialmente atomici. A Tokyo ho potuto constatare da vicino la sensibilità sul tema degli armamenti nucleari del popolo giapponese che ne è stato vittima per eccellenza.


Come pensa che si potrà articolare la visita del Papa a novembre in Giappone?


Naturalmente non si sa quale sarà il programma del Santo Padre nel suo breve viaggio in Giappone a fine novembre, ma si presume che oltre che a Tokyo si recherà anche a Nagasaki e probabilmente ad Hiroshima. E’ipotizzabile, quindi, che il Papa rinnoverà l’appello al disarmo nucleare, già rivolto in più occasioni ed in modo particolarmente puntuale nel discorso ai partecipanti alla Conferenza organizzata dal Dicastero per lo Sviluppo Umano nel novembre del 2017 quando condannò non solo l’uso ma addirittura il possesso delle armi nucleari per il loro essere funzionali a una logica di paura che riguarda sia le parti in conflitto che l’intero genere umano.


Grazie mille e buon lavoro,

Annamaria Puri Purini



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