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Lotti, Cottarelli e Chiorazzo. Per un'economia della fraternità

Redazione

Flavio Lotti, per una nuova economia contro ingiustizie e divari

“L'economia mondiale sta diventando sempre più ingiusta e insostenibile: uccide più delle bombe, semina guerre e tensioni, alimenta la povertà, la disoccupazione e l'esclusione sociale. L'abisso che separa una minoranza ricca e la maggioranza impoverita dell'umanità sta diventando sempre più profondo. L'ingiustizia economica sta moltiplicando le tensioni e le fratture sociali, i danni ambientali, le carestie e la diffusione delle malattie, la crescita della criminalità organizzata, i conflitti per il controllo di risorse vitali come la terra, l'acqua o l'energia, le guerre civili ed etniche, le distruzioni e i profughi.” Sono passati più di vent’anni dal giorno in cui questa denuncia portò più di centomila persone a marciare da Perugia ad Assisi invocando “un’economia di giustizia”. Ed è davvero amaro dover riconoscere che, da allora, le cose sono solo peggiorate. Uno dei segni più preoccupanti, tra quelli che ci toccano più da vicino, è il dramma, sempre più esteso, della disoccupazione. Penso ai giovani che non riescono a trovare un’occupazione sicura e dignitosa. Penso a tutti gli adulti che vengono espulsi e scartati dal processo produttivo. Penso alle donne e agli uomini che lavorano tutto il giorno senza riuscire a portare a casa un reddito dignitoso. Penso agli anziani costretti a morire in miseria dopo aver sacrificato la vita al lavoro.

Senza lavoro non c’è e non ci sarà mai pace. E’ questa l’essenza della “terza guerra mondiale in corso” di cui spesso parla Papa Francesco. Ma per riconoscere a tutti il sacrosanto diritto al lavoro dobbiamo mettere mano rapidamente ad un profondo cambiamento della nostra economia e della nostra società. L’impresa è difficile perché forze potenti si oppongono senza alcun riguardo al dolore e alla rabbia che cresce. Ma non è impossibile. Il disastro umano e ambientale sta diventando insostenibile e molti si interrogano sulle cose da fare. Nei prossimi mesi prenderanno corpo nuove importanti iniziative. Ma –dobbiamo dircelo chiaramente- nessuna potrà avere successo senza la partecipazione attiva di ciascuno di noi. Più fraternità e meno competizione saranno decisivi.


Carlo Cottarelli.  Cosa significa un’economia a misura d’uomo?

Significa un’economia in cui sono garantiti diritti economici essenziali, la libertà di poter lavorare, di ricevere una giusta retribuzione, di potersi associare, di vedere tutelati standard di vita accettabili in una società civile. Significa un’economia che rispetta il pianeta in cui viviamo e che tutela le generazioni future cui lo lasceremo. Significa un’economia in cui non esistono disuguaglianze nei punti di partenza, perché tutti devono una possibilità nella vita, indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche in cui nascono.

Può un’economia di mercato, un’economia capitalistica, produrre questi risultati e al tempo stesso rimanere efficiente e in grado di crescere? Penso di sì, se si evitano eccessi ideologici da un lato e dall’altro. Un’economia di mercato è guidata dal profitto, ma il profitto non può essere l’unica motivazione delle nostre azioni.

Chi è primo in una gara spesso non lo è solo per merito, ma lo è anche per fortuna. E’ parte ormai della cultura delle nostre società l’accettare una parziale redistribuzione del reddito verso i meno fortunati, come espressione di una solidarietà che ci deve unire. D’altra parte la necessità di pensare agli altri e di redistribuire la ricchezza generata non deve diventare assistenzialismo, se si vuole mantenere un funzionamento efficiente dell’economia. Ed è immorale approfittare del sostegno che la società ci offre e vivere come un parassita. Occorre quindi equilibrio, in un senso e nell’altro. Alla fine, quello che occorre è un po’ di buon senso, evitando gli estremismi e le certezze assolute. Ricordiamoci che, in fondo, siamo sempre di passaggio su questa terra.


Angelo Chiorazzo. Italia culla dell'economia circolare

Le parole scritte da Papa Francesco per invitare i giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo ad Assisi nel marzo 2020 sono già un programma: “Un evento che mi permetta di incontrare chi oggi si sta formando e sta iniziando a studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

Questo sarà “l’Economy of Francesco” (che gioia che sia Assisi, la terra di san Francesco, la terra di Papa Francesco) e le cooperative, grazie ai loro valori, ai loro principi, alle loro strutture di governance, hanno nel Dna quella sostenibilità della quale parla il Papa, strettamente connessa all’impegno verso le comunità nelle quali le cooperative operano. In un mondo dove, secondo l’ultimo rapporto dell’Oxfam, l'1% piu' ricco della popolazione mondiale detiene più ricchezza del restante 99%, dove la finanza speculativa ha preso il sopravvento sul capitalismo legato alla produzione, dove il concetto stesso di bene prodotto e di lavoro è diventato liquido, i valori della cooperazione potrebbero sembrare un’utopia del passato, invece sono lo strumento più moderno per combattere gli effetti distorsivi del sistema neo liberista.

Oggi in tutto il mondo sono attive oltre 2,6 milioni di imprese cooperative, che garantiscono più di 250 milioni di posti di lavoro, mettendo insieme oltre 1,2 miliardi di soci, generando ricchezza per 3 miliardi di dollari annui e, quando ormai ciclicamente si aprono crisi economiche spaventose che coinvolgono l’intero pianeta, le cooperative sono quelle che reagiscono meglio, creando posti di lavoro lì dove altri li tagliano.

Questo perché, come ha scritto Papa Francesco nella Laudato si’ (n. 219): “Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali”. In Italia le cooperative rappresentano l’8% del Pil e, per fare un esempio, le cooperative sociali e sociosanitarie forniscono quotidianamente servizi di welfare a 7 milioni di persone. É grazie a loro, che si occupano di minori, di anziani, di malati e di chi è nel bisogno, che l’Italia può mettersi in moto ogni giorno. Anche questo vuol dire società sostenibili. Ma il modello cooperativo sarà sempre più strategicamente importante anche su un altro fronte della sostenibilità, quello della transizione verso un’economia circolare, nella quale ogni prodotto sarà concepito per essere riutilizzato al termine del suo ciclo di consumo, o affinché se ne possa sempre recuperare la materia di cui è composto.

L’Italia è la culla dell’economia circolare ed è ancora, anche se rischia di non restarci a lungo, all’avanguardia in Europa. Ma questa sfida, che non è solo il tentativo di fare maggior riciclo dei prodotti che buttiamo, ma è un cambiamento radicale per i nostri sistemi di produzione e di consumo, si può affrontare solo coinvolgendo l’intera società. Per questo il modello cooperativo, che mette le persone e i territori al centro dello sviluppo economico, che non ha come primo obiettivo il profitto, che opera sempre in una logica di rete e di inclusione, può essere la cinghia di trasmissione di questa transizione epocale da un’economia lineare a una circolare.

Da alcuni anni le cooperative (e non solo le tante cooperative sociali che già si occupano di riciclo o cura dell’ambiente) si stanno muovendo verso un’economia circolare ed esempi e best practice non mancano. L’orizzonte è la costruzione di società sostenibili, ovvero di società dove ci sia armonia tra crescita economica, salvaguardia dell’ambiente, partecipazione democratica, progresso sociale. “È legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri” sosteneva Antonio Genovesi, filosofo ed economista italiano a cui nel 1754 fu affidata la prima cattedra di economia istituita nel mondo. Una concezione che va al cuore del modello cooperativo, tanto che alcuni anni fa la Cooperativa Auxilium aderì con convinzione all’idea del professor Luigino Bruni di istituire - sul modello del giuramento di Ippocrate per le professioni mediche - il giuramento di Genovesi per le professioni economiche, che dovrebbe comprendere almeno la promessa di guardare al mercato come ad un insieme di opportunità per crescere insieme.

Aderiamo con entusiasmo all’invito di Papa Francesco: saremo ad Assisi come Cooperativa Auxilium e mi auguro come movimento cooperativo italiano, europeo e mondiale.

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