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Lampada della pace. Ecco chi sono stati i luminosi uomini che fecero l'Europa

Antonio Tarallo Redazione online

Questo focus che sanfrancesco.org vi propone cercherà di evidenziare l’evoluzione storica di questo importante gesto

Assisi è pronta ad ospitare il grande evento del prossimo 12 maggio: la Cancelliere tedesca Angela Merkel riceverà “La lampada della pace”. Evento mondiale, evento atteso, evento con una precisa storia con chiare simbologie che recano messaggi importanti. Questo focus che sanfrancesco.org vi propone cercherà di evidenziare l’evoluzione storica di questo importante gesto che ha segnato la vita del Sacro Convento di Assisi e non solo.


Risale al 1981 la sua prima “comparsa”: “La luce di San Francesco” – è l’altro nome con cui viene conosciuta la lampada – viene consegnata a Lech Walesa, il carismatico leader di Solidarność, il movimento che diede la spallata al regime comunista in Polonia. Il fatto singolare è che due anni dopo allo stesso Walesa fu assegnato il premio Nobel per la Pace. La lampada aveva avuto, forse, un che di profetico. Poi è stato il turno del Dalai Lama, di Giovanni Paolo II e madre Teresa di Calcutta (1986). Di Madre Teresa significativa la preghiera che dedicò al “poverello di Assisi”: “Rivolgiamo la nostra preghiera a Francesco d’Assisi, / lui che seguì alla lettera gli insegnamenti del Padre. / Ci insegnerà ad amare ci insegnerà a capire/ ci darà coraggio di condividere”. Sì, perché la Pace è un Qualcosa che va condiviso. E la famosa lampada è un segno tangibile di questa memoria che ogni Uomo di buona volontà è chiamato a vivere e trasmettere, a far progredire. 


Nel 1990 Yasser Arafat che chiese preghiera per il martoriato popolo palestinese: “San Francesco è il santo della pace. Noi vogliamo pace nella giustizia. Pregate Dio per noi. Pregate per la Palestina, pregate per Gerusalemme, pregate per la pace, pregate per quanti operano per raggiungere la pace. Pregate anche per me, il mio popolo ha bisogno delle vostre preghiere e della benedizione di Dio".


Poi, è la volta del premio Nobel per la pace Betty Williams (1995) e monsignor Carlos Felipe Ximenes Belo (1997), Mikhail Gorbaciov (2008), Ingrid Betancourt (2009), la politica colombiana, attivista per i diritti umani, resa prigioniera e poi liberata l’anno precedente, nel 2008.  Mohamed ElBaradei (2009), Benedetto XVI (2011), Shimon Peres (2013), Mahmoud Abbas (2014), Papa Francesco (2015) e da ultimo nel 2016 il leader colombiano Juan Manuel Santos che ricevendola disse: "Ricevo questo onore, e la missione in esso contenuta a nome delle milioni di vittime che ora hanno la speranza di vedere soddisfatti i loro diritti: a nome di coloro che, avendo fatto la guerra, sono disposti ad essere costruttori di una nuova società segnata dalla pacifica convivenza".

Quindi, un cammino, quello della lampada che ha “solcato” diverse regioni della Terra, con sempre ben fisso nella memoria una sola parola: pace. E la pace, si sa, è sinonimo di luce. Di chiarezza, di trasparenza. Da questi principi, ecco venir fuori “il materiale” di cui è composta “La luce di San Francesco”: il vetro. L’ampolla (simile a quella che arde sopra la tomba del Santo) è di vetro trasparente, infatti.

E’ assai interessante notare come nella stessa parola “pace”, nella sua etimologia, sia già scritto il suo destino. La radice sanscrita pak o pag che significa legare, unire, saldare ci fornisce uno spunto di riflessione: la pace è, soprattutto, unione.


E quest’anno sarà consegnata alla rappresentante di una delle Nazioni, la Germania, che più ha contribuito, nella Storia del XX secolo, a una delle “unioni” più importanti per la cooperazione fra i popoli: l’Unione Europea che, per come la conosciamo noi, potrebbe sembrare – in fondo – “idea” abbastanza recente. Per “definizione”, due sono le date che possiamo ricordare  (e sui cui avremo modo di soffermarci nella seconda puntata di quest’inchiesta): il 1951, che vede protagonista il Trattato di Parigi (allora la denominazione era CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio); e il 1992 con l’ormai famoso Trattato di Maastricht.

Ma il suo sviluppo ha radici antiche…e radici che affondano in un terreno soprattutto “cristiano”.  E quando menzioniamo questo “aggettivo”, cristiano, non intendiamo nel senso confessionale del termine. Importante precisarlo. Possiamo sì risalire, per l’aspetto precipuamente storico, al periodo del Sacro Romano Impero dettato da Carlo Magno, frangente che la Storiografia assurge a “incipit” del processo europeo che trova nell’Occidente il suo sviluppo, o viceversa, se vogliamo.  Ma questo, è solo uno degli aspetti che hanno costituito l’unione delle Nazioni europee. Bensì c’è ben altro. L’Europa è molto di più della sua economia, degli innegabili “fatti cronologici” che si sono susseguiti e che l’hanno portata a compimento, ad evolversi in tutti questi secoli.


È soprattutto una idea, una cultura, uno spirito. E questo spirito si rifà soprattutto al valore della persona, alla cultura della persona. E alla sua trascendenza. E se parliamo di valore della “persona” è impensabile non fare riferimento al Cristianesimo. Non è un caso forse che perfino Benedetto Croce, filosofo laico e figuriamoci clericale, scrisse – riflettendo appunto sull’Occidente – il libro “Perché non possiamo non essere cristiani” (1942) dove è ben evidenziato l'antropocentrismo cristiano: la dignità dell'uomo al di sopra di tutte le cose.

E questa dignità che è libertà, è la stessa base del Francescanesimo. A questa concezione va aggiunta una chiave “europeista” di non poco conto. Il poeta tedesco Goethe affermava: “L’Europa è nata pellegrinando e la sua lingua è il cristianesimo”. La categoria del pellegrino diventa fondamentale, per questo aspetto unificante, nella comprensione della coscienza collettiva dell’ “essere Europa”. San Francesco introduce un nuovo rapporto con la società: se la tradizione monastica andava dal mondo verso il chiostro, i francescani invertono questo movimento e vanno dal chiostro verso il mondo. E il mondo a cui possiamo riferirci, oltre a quello dei cosiddetti “cammini” (che guarda caso percorrono geograficamente le più importanti Nazioni europee, creando così una sorta di trama di passi, di unione attraverso il pellegrinare), è un mondo soprattutto culturale. Il Medioevo, infatti, vede sorgere importanti università europee, collegate fra esse, che divengono importanti centri-studio francescani.


Ancora una volta è la Cultura, espressione della elevazione spirituale della “persona”, a fare da collante per l’Occidente, per l’Europa. E non è un caso, forse, che proprio il nome “La lampada della pace” faccia riferimento a una preghiera-poesia del Serafico Francesco: “O Signore, fa di me uno strumento della tua pace… dove sono le tenebre, ch'io porti la luce”.


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