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Coronavirus, allarme povertà per 2 milioni di famiglie

Corriere della Sera Corriere della Sera

Precari, irregolari, disoccupati: i nuovi poveri in Italia

In Italia oggi ci sono 2 milioni e 100 mila famiglie sul baratro della povertà. Il Covid ha tolto loro qualsiasi possibilità di reddito e si trovano senza alcuna rete di protezione. Senza risparmi e senza aiuti sociali e soprattutto senza un lavoro. Sono famiglie dove almeno un componente si è sempre arrangiato con occupazioni di emergenza e del tutto irregolari, oltre un milione di queste ha sopravvissuto esclusivamente di lavoro irregolare (il 4,1% di tutte le famiglie italiane). Sono «gli acrobati della povertà» che oggi rischiano di diventare «nuovi poveri». Così li definisce il Rapporto Censis Confcooperative che lancia l’allarme su questo esercito di irregolari «messo ko dal lockdown», che «hanno sempre guadagnato il minimo per sbarcare il lunario» e che oggi invece «hanno visto crollare all’improvviso il loro reddito andando ad ingrossare la sacca di povertà assoluta». E questo con il rischio «di una nuova frattura sociale» con «la diffusione di rabbia e odio sociale». Lo teme, rivela il Focus, il 55% degli italiani.

Prima e dopo il Covid
Nel 2019, erano 4,6 milioni le persone in stato di povertà assoluta in Italia, il 40,5% nelle regioni settentrionali, il 45,1% nel Mezzogiorno. Di queste, 1,14milioni era minorenne. Mentre 2 milioni e 700mila erano le persone indigenti che facevano ricorso agli aiuti alimentari. Con lo scoppio dell’epidemia Coronavirus e quindi con la chiusura totale del Paese e il blocco delle attività, la situazione è drasticamente peggiorata. Il focus Censis Confcooperative ha contato che almeno la metà degli italiani (50,8%) ha subito un improvviso crollo delle proprie entrate finanziarie con punte del 60% tra i giovani, del 69,4% fra i lavoratori a tempo determinato, del 78,/% degli imprenditori e dei liberi professionisti, e del 58,3% degli occupati a tempo indeterminato. E per il futuro le previsioni sono del tutto pessimiste, con i timori maggiori sulla perdita di reddito e occupazione, timore per almeno un italiano su due con punte del 72,1% per i lavoratori dipendenti e i liberi professionisti. Ci sono 828mila persone a rischio disoccupazione, e già il loro reddito era basso, con una media mensile di 900 euro: si tratta di lavoratori a tempo determinato e dipendenti di aziende in sofferenza perché legate ad un settore colpito duramente dal lockdown.

«Recovery Fund per politiche strutturali per rilanciare occupazione»
«Il Paese vede la sua competitività ferma al palo dal 1995 - riflette Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative -: abbiamo un deficit che è cresciuto di 20 punti e un Pil che chiuderà con un rosso a due cifre sfondando il tetto del 10%; abbiamo una geografia sociale ed economica del Paese molto sbilanciata con poco meno di 23 milioni di lavoratori, oltre 16 milioni di pensionati, 10 milioni di studenti oltre 10 milioni di poveri». Ben venga il Recovery Fund, dice Gardini, ma sia utilizzato per «politiche strutturali che salvaguardino l’occupazione ma anche creino nuovi posti di lavoro: solo rilanciando innovazione, competitività e occupazione potremo far fronte ai debiti che abbiamo contratto, ridurre le diseguaglianze e costruire un modello di Paese più equo, più sostenibile».

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