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Bagnobianchi racconta... L’Arcangelo che arrotola il cielo

Redazione bisanzioit.blogspot.com

Un gesto quotidiano e ripetitivo che caratterizzava il loro mestiere

Torcello, Basilica di Santa Maria Assunta, gioiello dell'architettura veneto-bizantina del XI secolo. All'interno un grandioso Giudizio Universale, realizzato a mosaico, ricopre l'intera controfacciata. Non era, certamente, il primo Giudizio Universale che ammiravo né, forse, il più importante che avrei mai visto, eppure questo mosaico mi colpì perché nella terza fascia laterale destra rappresenta un Arcangelo intento ad arrotolare il cielo, il mondo.

Non conosco altre raffigurazioni del Giudizio Universale nelle quali sia presente un Arcangelo dedito alla particolare operazione di riporre, mettere da parte con cura la natura. Allora, nella basilica di Santa Maria Assunta difronte all'unicità di questa narrazione, il pensiero immediatamente corse all’ignoto mosaicista che, a mio parere, fu ispirato in questa raffigurazione da quanto aveva visto nei mercati medioevali. 

Nella Piazza delle Erbe, finite le compravendite, i mercanti riponevano le mercanzie e il telo sul quale le avevano esibite. Un gesto quotidiano e ripetitivo che caratterizzava il loro mestiere, strutturava, in un certo senso, l’identità stessa del mercante.  Stiamo vivendo, ora, una moderna apocalisse che annuncia la fine di un mondo, per alcuni, addirittura, presagio sicuro della fine di un modello socioeconomico ma, dopo due mesi di confinamento sociale, scalpitiamo nervosi come i cavalli del Palio di Siena pronti a partire per i giri del Campo!

Se, invece, fossimo coerenti con la similitudine biblica evocata, l'Apocalisse, dovremmo temere molto, come nel testo di Giovanni, l’arrivo degli altri cavalieri, gli altri tre, dopo quello della pandemia! Il cavaliere del disastro economico e del lavoro, il cavaliere che annuncia il collasso delle Istituzioni e, infine, il più temibile, il cavaliere che notifica il cedimento esistenziale, psicologico, di tante persone. Altro che attesa nervosa da rilascio del canapo come se questi cavalieri non fossero incombenti o non fossero già tra noi!

Eppure, tornando con il ricordo al mosaico del Giudizio Universale di Torcello, vi trovo motivi di speranza, una lezione le cui radici affondano nel primo decennio successivo all’anno 1000, l’anno dell’attesa della fine del mondo. La stessa fine del mondo che allora non si verificò e che ora sentiamo incombere e temiamo. Una sensazione, a mio parere, contraddetta proprio dall’Arcangelo del Giudizio Universale, impegnato ad arrotolare il cielo.

L'Arcangelo ci offre un esempio e un consiglio. Nel mosaico siamo in pieno Giudizio Universale, tutto è finito, il Redentore separa i giusti dai reprobi… l’Arcangelo, intanto, ripiega la natura e la mette via, in ordine, come il telo del mercante… perché non si sa mai, potrebbe servire ancora! Il gesto quotidiano, identitario, fatto dall’Arcangelo ci dice: anche quando tutto sembra finito, chiuso e consumato puoi avere ancora speranza. La speranza cristiana.

L’operazione dell’Arcangelo, tuttavia, ha pure una grande valenza laica: la nostra identità, l’equilibrio della nostra esistenza, nasce anche dal valore che diamo alla gestualità quotidiana del nostro lavoro, piccola tessera del grande mosaico costruito collettivamente con tutte le nostre vite. Anche durante un’apocalisse e nonostante i quattro cavalieri!

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