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Ascoltare il silenzio

Redazione La Repubblica

Con Repubblica il libro del norvegese Erling Kagge, primo uomo a raggiungere in solitaria il Polo Sud

Catherine De Deuerty, scrittrice russa morta nel 1985, scelse di creare nella sua abitazione un angolo dedicato al silenzio. Lo chiamò “pustinia”, che significa deserto, e lì ogni volta che lo desiderava si ritirava per ritrovare sé stessa e anche, spiegò, la voce di Dio. Prima e dopo di lei tanti altri “solitari” hanno sentito la necessità del silenzio, fra loro il cinquantenne esploratore norvegese Erling Kagge, che ha deciso di staccare col mondo fuggendo fra i ghiacci, primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria.

Kagge ha raccontato la sua esperienza in Il silenzio. Uno spazio dell’anima, un insieme di appunti di viaggio e riflessioni nelle quali afferma con granitica certezza «che se si ascolta, il silenzio ti parla; il silenzio, infatti, ha molto da dire». Tutti i più grandi pensieri sono concepiti mentre si cammina, sosteneva Friedrich Nietzsche. La stessa cosa la pensa Kagge, per il quale uscire in esplorazione in luoghi inabitati e silenziosi non è altro che «sottrarsi alla tirannia della velocità, dilatare la meraviglia di ogni istante e restituire intensità alla vita». Ne sa qualcosa Michael Finkel, un americano che ha vissuto per ventisette anni da solo nei boschi: ascoltare le piante, il rumore dell’acqua, e soprattutto tacere, è stata per lui una possibilità unica di benessere e di intimo piacere. In tutte le tradizioni religiose fare silenzio è sempre stato un modo per trovare sé stessi, il proprio sentiero interiore. Il pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme era prassi nel mondo ebraico al tempo delle feste Pesach, Shavuot e Sukkot.

Così nel mondo islamico nel quale, oltre allo Hajj, il pellegrinaggio obbligatorio almeno una volta nella vita a Mecca, frequenti sono le visite alle tombe dei marabutti, i mistici del Nordafrica. E, ancora, i percorsi a piedi della tradizione buddhista nei luoghi più importanti della vita dello stesso Buddha. Per non parlare dei cammini cristiani, su tutti quello fino a Santiago de Compostela, occasioni per dialogare con l’Oltre e trovare passo dopo passo lumi sul proprio percorso di vita. Il silenzio significa spesso fare i conti con sé stessi, coi propri fardelli e anche con quanto all’interno della propria esistenza si è rimosso perché troppo doloroso da accettare. Lo diceva già Martin Heidegger che gli uomini, per essere liberi, dovrebbero desiderare di caricarsi dei propri fardelli, portarli e, dunque, risolverli.

E questo è anche il silenzio, provare a non eludere il proprio io profondo per entrare nella vera libertà. Dice Kagge: «Scegliendo la via con meno ostacoli si dà sempre la priorità all’opzione che comporta meno preoccupazioni. In questo modo le nostre decisioni sono stabilite a priori e viviamo non solo una vita non libera, ma anche noiosa». Mentre «il libro più importante che si può leggere è quello che riguarda sé stessi. È un libro aperto, si tratta solo di immergersi per trovarvi dentro il proprio polo». La vita di tutti i giorni fa fuggire l’uomo da sé. Racconta ancora Kagge: «Evitiamo di essere presenti a noi stessi all’interno della nostra vita e piuttosto viviamo nelle distrazioni degli smartphone, della tv, nelle aspettative da parte degli altri e delle persone che contattiamo nelle chat. Invece, il silenzio dovrebbe parlare, e noi dovremmo parlare con lui, al fine di sfruttare il potenziale che è presente in esso. Il silenzio va insieme alla meraviglia, ma ha anche una sorta di maestà in sé stesso, sì, è come un oceano, un campo fiorito, come una distesa di neve senza fine. Se non si sa riconoscere questa meraviglia non si può che averne paura. Per questo motivo molti uomini temono il silenzio e scelgono di avere il rumore intorno a loro».

Spesso, soprattutto nei fine settimana, svariate persone fuggono dalla città e cercano il silenzio in antichi monasteri delle diverse tradizioni religiose, o anche in boschi impervi, montagne incontaminate. Cosa trovano in fondo al silenzio? Qualcuno oppure qualcosa? «Ci sei tu, ci siamo noi - risponde Kagge -. Tu sei il fondo del tuo silenzio. C’è la verità di te stesso. Per questo, per parlare di tutto ciò, ho voluto scrivere del silenzio in un modo diverso, nuovo, per dire che scoperta si fa quando si abbraccia il silenzio è lo svelamento di sé».

Paolo Rodari, La Repubblica, 11/01/2020

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