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ALLA LUISS UNIVERSITY UN PREMIO 'PER NON SPRECARE'

CONSEGNATO IL PREMIO A PADRE ENZO FORTUNATO: 'UN NUOVO FRANCESCANESIMO PER UN MONDO PIU' UMANO'. DOPO PADRE ANTONIO SPADARO E' TOCCATO AL PADRE FRANCESCANO

di Redazione online

E' stato consegnato oggi il premio della università Luiss a padre Enzo Fortunato con il titiolo non sprecare, dedicato alla rivista san Francesco che ha avuto questo titolo, nel numero di maggio 2015: 'Undicesimo Comandamento: non sprecare' a sottolineare l'importanza della ridistribuzione  e del bene comune. 

Durante l'incontro sono stati affrontate diverse angolazioni del tema della difesa dell'ambiente e del rispetto delle risorse naturali e della povertà. Di seguito l'intervento di Padre Enzo Fortunato

Che cosa significa la scelta francescana, oggi

Essere francescano oggi significa vivere la modernità con un certo stile: quello di Francesco. perché la proposta del santo di Assisi è sempre attuale come dimostra anche la scelta di papa Francesco di prendere il nome del Santo perché "uomo della pace, uomo dei poveri, uomo che ama e protegge il Creato". La scelta francescana oggi ha un significato ancora più profondo, in un'epoca in cui ci scontriamo con povertà ingiustificate che si contrappongono ad eccessi di ricchezza. Con uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali accompagnato dalla mancanza di rispetto verso la l'ambiente. A una guerra che, sempre di più, si avvicina e bussa ogni momento alle nostre porte. A tutte queste problematiche Francesco aveva già dato una risposta che dobbiamo nuovamente adottare per poter convivere e sopravvivere. Francesco con il suo stile - basta leggere il Cantico delle Creature -  aveva anticipato questi temi proponendoli ai frati e alle persone della sua epoca. Oggi adottare quel carisma significa scegliere di guardare al futuro. Papa Francesco ha scritto la sua enciclica ispirandosi a Francesco d'Assisi, cosa che testimonia che esiste solo un modo per poter guardare avanti ed è il modo dell'Assisiate in pace, in carità e nel rispetto dell'ambiente.

Dallo spreco degli uomini a quello del cibo

Il cibo è costituito da un insieme di alimenti e di creature volute e donateci da Dio. Ma il cibo è anche un frutto non solo della terra ma anche del lavoro dell'uomo. Non c'è solo questo di collegamento. Nella nostra epoca uomini e cibo hanno un comune denominatore: sono accumunati dallo spreco. Il vortice della produzione, forse ancor più del consumo sembra stringerci senza via di fuga. La produzione che crea ricchezza e lo spreco che ne garantisce la continuazione in un cerchio a cui sembra impossibile porre fine. Qui ci viene in soccorso Francesco, che passando da una vita dissoluta alla scelta cristiana sceglie il valore spirituale delle cose e non più quello materiale. Solo così possiamo ridurre la necessità di riempire i vuoti che il capitalismo vuole colmare con oggetti inutili. Solo così possiamo porre fine alle ingiustizie sociali che tutto questo provoca

L'undicesimo comandamento

Abbiamo titolato la rivista del maggio scorso "Undicesimo comandamento: non sprecare" questo a sottolineare una nuova necessità dettata dalla nostra epoca. Accanto a questo percorso si delineano tre consapevolezze che vogliamo fare nostre: la prima è legata al vivere il cibo con amore: Francesco esortava i frati e chi incontrava per strada ad amare e nutrire il proprio fratello come una madre ama e sostenta il proprio figlio. La seconda legata allo stare a mensa con il prossimo ossia riconciliati con Dio e con il prossimo, come Francesco con il Cavaliere da Celano. La terza accogliere il cibo come un vero e proprio dono, senza alcuna distinzione e con rispetto per "sora nostra madre Terra".

Il valore della lotta agli sprechi

In questo contesto la lotta agli sprechi divenire fondamentale. È necessario  che il cibo ritrovi il suo valore: esistenziale, culturale e spirituale. Mi sovvengono le parole di Charles Pierre "il pane conserva quasi una maestà divina. Mangiarlo nell'ozio è da parassita. Guadagnarlo laboriosamente è un dovere; rifiutarsi di dividerlo è da crudeli". Questa poche parole nascondono un elemento imprescindibile. il non sprecare. la laboriosità per guadagnare il pane, il fatto che altri possano non averlo deve essere un deterrente per fare in modo che non ci sia uno spreco di cibo.  Esso, è simbolo di comunione nella gioia, nel dolore, nell'ospitalità. Non bisogna dimenticarlo.

 

 La traccia segnata da Papa Francesco
Più che una traccia è una vera e propria strada che possiamo leggere già tra le righe nella sua Enciclica ma ancora di più nelle parole che spesso ha il Pontefice ha voluto dire per ricordare che il cibo è diritto di tutti e che lo spreco è dunque una colpa inaccettabile "Acqua e cibo sono Sacri" disse all'incontro con  i partecipanti alla 39^ sessione della Conferenza della Fao il giugno scorso. Proprio per sottolineare la loro importanza e significato: materiale e spirituale.



Meno sprechi più risorse. Per tutti

In quello stesso incontro alla Fao di papa Francesco, disse una frase di grande forza e di altrettanta semplicità: "Non basta affermare che esiste un diritto all'acqua senza agire per rendere sostenibile il consumo di questo bene-risorsa e per eliminare ogni spreco". Questo è il decumano che dobbiamo sempre seguire perché qualcosa possa cambiare. E' necessario rompere il cerchio del consumo-produzione riservato a pochi perché ci sia una vera e propria ridistribuzione e quindi cibio, acqua e beni di prima necessità per tutti. Nelle Fonti Francescane spesso c'è invito di Francesco a distribuire e dividere con tutti quello che si possiede. Il poco cibo che con i suoi compagni raccoglieva con l'elemosina era proprietà comune. E questa idea così basilare sembra avere ancora difficoltà a entrare nel nostro modo di vivere quotidiano.

 

Una nuova economia è possibile

E' possibile a patto che tutti siano in grado di cambiare il proprio comportamento in maniera responsabile. Non deve solo essere una imposizione dall'alto, ma singolarmente dobbiamo essere in grado di non consumare oltre quello di cui abbiamo bisogno. L'eccesso va ridistribuito con chi ne abbiso0gna. Furono i francescani a inventare i Monti di pietà. il primo fu fondato da un padre francescano, Barnaba Massei, attraverso cui era più facile far circolare la ricchezza in eccesso attraverso un sistema di prestiti. Francesco e il suo stile hanno molto da insegnare alla nostra epoca, innanzi tutto dobbiamo nuovamente imparare ad essere umani. Smettere di vivere nell'indifferenza e negli egoismi. Ci vorrebbe un'Europa, un mondo più francescano.


Redazione online

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