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Salute/Malattie mentali, in città sale il rischio

Redazione online



Nascere e vivere fino all'età di 13 anni in grossi centri urbani come Roma o Milano aumenta del 30% il rischio di sviluppare malattie psichiatriche anche gravi, dalla depressione alla schizofrenia: questi i risultati di uno studio presentato a Milano dal professor Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli del capoluogo lombardo in occasione della partenza della mostra itinerante "In viaggio: al centro della mente", un'iniziativa che sotto l'egida della Società Italiana di Psichiatria e l'aiuto di Janseen Cilag porterà in giro per le piazze d'Italia la mostra "Outsider Art" dell'Accademia di Belle Arti di Verona, dedicata al rapporto fra arte e malattia. Dopo la prima tappa a Milano sarà la volta di: Genova (28 febbraio- 2 marzo), Torino (3-5 marzo), Treviso (10-12 marzo), Ancona (24-26 marzo), Roma (31 marzo–2 aprile), Bari (7-9 aprile), Catanzaro (14-16 aprile), Palermo (19-21 aprile) e Cremona (27-29 aprile). La mostra andrà sul territorio, laddove cioè la psichiatria punta per una miglior assistenza che sappia anche far comprendere come la malattia mentale vada curata il prima possibile e non nascosta per un insensato senso di vergogna.

DIAGNOSI - Per combattere la malattia mentale l'arma più efficace è infatti una diagnosi precoce, a patto però che la gente si rivolga dagli specialisti: secondo le statistiche fra gli iscritti al SSN per esempio di Milano (618.663 maschi e 689.789 donne) sarebbero attesi un minimo di 26-30mila soggetti colpiti da psicosi schizofrenica (2-2,5%). Quelli però finora arrivati al trattamento sanitario sono solo 11mila. Ciò significa che almeno 15mila milanesi nascondono la loro malattia e non si rivolgono a quello che ancora nel terzo millennio resta il "medico dei matti". Così si perde l'occasione di un trattamento tempestivo, soprattutto nell'età adolescenziale, che potrebbe portare a un pieno recupero sia grazie a farmaci meglio tollerati che favoriscono l'aderenza alla terapia, sia alla terapia relazionale e di riabilitazione che caratterizzano quella che oggi viene chiamata residenzialità leggera, dove il vecchio manicomio è ormai disperso sul territorio in un sistema che aiuta e supporta il paziente là dove vive, con percorsi di riabilitazione molto più brevi che in passato. Da tempo si è osservato che i due disturbi che più frequentemente aumentano il rischio di psicosi schizofrenica sono la depressione maggiore e la dipendenza da sostanze e non solo le cosiddette droghe pesanti, ma anche quelle definite leggere, come la cannabis o ancor più l'ecstasy.

STUPEFACENTI - I dati epidemiologici riportati da Mencacci ne costituiscono una conferma: in città le fasce di povertà sono più frequenti con conseguente maggior sviluppo di disturbi depressivi e sono più frequenti anche le aree dimesse dove è più facile lo spaccio e il consumo di stupefacenti. L'aumentato rischio di sviluppare psicosi fra gli adolescenti e i giovani adulti delle metropoli è risultato comunque legato soprattutto alla maggior facilità di contatto con sostanze stupefacenti, piuttosto che al vivere il disagio di uno svantaggio socio-economico. «Il nesso fra abuso di sostanze e malattia mentale è ben documentato nei giovani di città che risultano esposti a un rischio aumentato del 50% - ha detto il professor Massimo Clerici dell'Università di Milano Bicocca -, percentuale che sale al 60, per esempio, nel disturbo bipolare. Quest'ultimo apre la strada anche a un altro ingravescente problema sociosanitario: essendo risultato un fattore di rischio per lo sviluppo di demenza che si manifesta poi in tarda età, questi ragazzi rischiano di andare a ingrossare le fila sempre più gonfie dei soggetti colpiti da malattia di Alzheimer con un ulteriore carico per il Servizio Sanitario Nazionale». (corriere.it)

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