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Frugoni/Cacciari: Povertà non è questione di privazione; i veri bisognosi sono coloro che di nulla hanno bisogno

Redazione online

Intervista a Chiara Frugoni e Massimo Cacciari

La giornalista Claudia Mangili (L'Eco di Bergamo) ha posto alcune domande ai due professori, anticipando il dibattito/confronto "L'ATTUALITÀ DEI SANTI CHIARA E FRANCESCO: UNA STORIA, DUE RITRATTI", che si terrà Sabato 11 Agosto 2012 ore 20.30 alla Pieve Santa Maria Assunta - Solto Collina (BG)

1) San Francesco, Santa Chiara: rivoluzionari della fede eppure obbedienti alla Chiesa. In quest'apparente contraddizione sta una grandezza che oggi si fatica a decifrare. Eppure....

FRUGONI: Francesco e Chiara seguirono in modo radicale il Vangelo, una rivoluzione apparente, dato che seguire Cristo sarebbe il precetto a cui sarebbe tenuto ogni cristiano. Proprio perché il Vangelo bandisce astio e aggressività, riuscirono a mantenersi entrambi in una sofferta obbedienza alla Chiesa, il che non implicò una totale sintonia con le sue scelte.

CACCIARI: È proprio del "servo" pensare l'obbedienza come opposta alla libertà. La libertà è lotta per trasformare il mondo, nel mondo, non per astrarsene, e neppure per pensare utopisticamente che diventi "tutto buono". La grandezza di Francesco consiste anche nell'essere coonsapevole della chiesa come "forma politica", necessaria in base al dogma stesso dell'incarnazione - e nel non arrendersi mai nel volerla trasformare - poichè la chiesa è itinerans,militans e peccatrice.

2) La Povertà come valore. Eppure anche nella crisi globale nessuno ci pensa a sposarla come scelta di libertà. O no?

FRUGONI: Bisogna intendersi sul significato di povertà. Nascere poveri, miserabili e pezzenti non fu mai un valore per i due santi che si mantennero sempre con il lavoro delle loro mani e non dipesero dunque dalla carità altrui. Francesco diceva che chiedere la carità era “rubare ai poveri”. Non volere possedere si, perché come diceva Francesco, contrario ad avere una casa in muratura – voleva solo alloggi di fortuna - “se avessimo una casa avremmo bisogno di una spada per difenderla”. Se si possiede qualcosa sentiamo subito l'altro come un possibile nemico pronto a carpirci il nostro bene. Santa Chiara diceva che non avere possedimenti a cui pensare “libera la mente” e permette di convogliare altrove le energie mentali e le emozioni.

CACCIARI: L'idea di povertà rivela un profondo significato teologico - non va assunta sentimentalmente. è il perno dell'imitatio christi di Francesco. Occorre leggerla con l'idea di kenosi, dello svuotarsi per accogliere-perdonare, del tutto-perdere per tutto-riottenere. non ha ovviamente nulla a che vedere con semplice privazione, rinuncia o miseria. Francesco lotta perchè non vi sia chi ha bisogno! Non sono i bisognosi i "poveri", ma, all'opposto, coloro che di nulla hanno bisogno nel secolo

3) Santa Chiara, l'erede. La sua attualità oggi in un mondo che tutto "svela"?

CACCIARI: Chiara è il lato maternus di Francesco - la sua altra faccia, inseparabile. Chiara ri-vela il lato più abissale e inquietante di Francesco. Certo, è l'opposto dell'"osceno" oggi dominante.

4) La "regola" radicale di San Francesco è ancora oggi un valore?

FRUGONI: Direi di si, per il fatto stesso che la si continua a meditare e commentare. Mi riferisco alla prima regola del 1221, quella dove si sente la voce di Francesco e non alla seconda, del 1223, dove gli interventi della Curia furono molto pesanti. Il modo, ad esempio, come Francesco si rapporta con i musulmani ha molto da insegnare al mondo di oggi.

CACCIARI: La regola non è regola - ma forma di vita. Seguire Gesù in perfetta franchezza e libertà, quasi come un uccello vola...vivere come lui senza più neppure volerlo. Questo è l'ideale di Francesco.

(di Claudia Mangili, l'Eco di Bergamo)

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