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Pellegrino assiduo ad Assisi - Le parole di Stanis?aw Dziwisz

Credits Ansa



“Sento più che mai il bisogno di una “nascita” spirituale [...]. E perciò, in questa domenica, vengo pellegrino ad Assisi, ai piedi del santo Poverello Francesco, il quale ha scritto a caratteri incisivi il Vangelo di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo”. Con queste parole Giovanni Paolo II, per la prima volta pellegrino ad Assisi da Papa, si esprimeva il 5 novembre del 1978 quando pochi giorni dopo la sua elezione alla Cattedra di Pietro, esprimeva tutta la trepidazione del cuore di fronte alla responsabilità affi datagli da Dio e il desiderio di appoggiarsi a Francesco d'Assisi. In quel discorso egli disse ciò che probabilmente spiega anche i successivi pellegrinaggi ad Assisi: ben sei.

UN'AMICIZIA DI VECCHIA DATA

In esso ricordava che da vescovo di Cracovia era solito recarsi nella Chiesa francescano-conventuale poco distante dalla curia metropolitana. “Ogni tanto andavo là a pregare, a fare la Via Crucis', a visitare la cappella della Madonna Addolorata. Momenti indimenticabili per me!”. Questa consuetudine aveva probabilmente fatto si che tra questo uomo chiamato a servire Dio e la Chiesa in un momento storico tanto particolare e san Francesco si stringesse un'amicizia spirituale molto importante per la sua vita. Quella visita ad Assisi fu perciò la visita ad un amico il Patrono d'Italia a cui chiedeva di imparare ad amare l'Italia, di imparare anche e soprattutto a stare vicino agli uomini e alle donne a lui contemporanei portando loro il Cristo. Nella preghiera rivolta in quell'occasione al Poverello di Assisi, infatti, Giovanni Paolo II lo invocava come colui che nel suo tempo era riuscito proprio a fare questo: “Aiutaci, san Francesco d'Assisi, ad avvicinare alla Chiesa e al mondo di oggi il Cristo. Tu, che hai portato nel tuo cuore le vicissitudini dei tuoi contemporanei, aiutaci, col cuore vicino al cuore del Redentore, ad abbracciare le vicende degli uomini della nostra epoca”. Il Papa, che sentiva dentro di s il profondo desiderio di farsi tutto a tutti, riconobbe in Francesco d'Assisi l'uomo di Dio che aveva portato nell'animo l'ansia di Cristo per ogni uomo e si affidò profondamente alla sua intercessione.

COLTIVARE UNA RELAZIONE

Nel suo secondo pellegrinaggio ad Assisi con tutti i Vescovi italiani, il 12 marzo 1982, disse ancora cose molto importanti, vere in relazione alla sua stessa persona e che egli, però, riconosceva solamente in Francesco e desiderava per s. “Ad Assisi si respira un'atmosfera unica di purissima fede cristiana e di altissimi valori umani di civiltà. Le due componenti, infatti, trovano qui la loro perfetta fusione nel nome di Francesco”. Il contatto tra il servo di Dio e san Francesco fu anche, in qualche modo, come una condivisione dei medesimi orizzonti. Ma Giovanni Paolo II volle evidenziare, in quella occasione, alcuni aspetti innovativi della testimonianza francescana e che egli desiderava far suoi come Papa, indicandoli al contempo ai confratelli Vescovi d'Italia, quali linee guida per la costruzione della comunione ecclesiale: “Egli, per un verso, fu un uomo di frontiera' come si direbbe oggi per cui esercita tuttora un grande fascino anche presso i lontani, ma fu soprattutto uomo di fede in Dio, discepolo ardente di Cristo, figlio devoto della Chiesa, fratello affettuoso di tutti gli uomini, anzi di tutte le creature. [...] Francesco fu dunque uomo di Chiesa, che visse in pieno questa triplice dimensione: coscienza del passato, apertura alle esigenze del presente, proiezione dinamica verso le prospettive del futuro; e tutto ciò nel contesto di una vivissima sensibilità cattolica”. La presenza fisica, dunque, ai piedi della Tomba del Santo, esprimeva da parte del Papa, da un lato la sua profonda devozione e dall'altro indicava a tutti una via, nel desiderio che lo animò lungo tutto il pontificato, di costruire insieme la Chiesa di Cristo sulla terra e di rinnovare l'umanità intera, con lo stile umile e pieno di speranza del Santo d'Assisi.

LA PACE: UNA VERA PASSIONE

Le date e le occasioni dei successivi viaggi ci parlano piuttosto di pace, un desiderio profondo che, possiamo dire, ferì il cuore di Giovanni Paolo II facendogli implorare in mille modi il Dio della Pace affinch gli uomini imparassero che non esiste una guerra giusta. “Mai più la guerra”, esclamò nel marzo 2003, implorando l'ONU e Saddam Hussein di trovare un accordo e evitare la guerra in Iraq. Fra tutti spicca però il pellegrinaggio ad Assisi del 27 ottobre 1986 in occasione della Giornata di preghiera per la pace insieme ai rappresentanti di tutte le religioni del mondo. In questa occasione egli si recò ad Assisi come un fratello e amico di tutti i credenti ma senza dimenticare, come disse nel discorso finale, che egli si trovava lì anzitutto come credente in Gesù Cristo, ben cosciente che lui solo è il vero datore della Pace e salvatore di tutti. “ infatti la mia convinzione di fede che mi ha fatto rivolgere a voi, rappresentanti di Chiese cristiane e comunità ecclesiali e religioni mondiali, in spirito di profondo amore e rispetto. Con gli altri cristiani noi condividiamo molte convinzioni, particolarmente per quanto riguarda la pace. Con le religioni mondiali condividiamo un comune rispetto e obbedienza alla coscienza, la quale insegna a noi tutti a cercare la verità, ad amare e servire tutti gli individui e tutti i popoli, e perciò a fare pace tra i singoli e tra le nazioni”. L'intuizione che la Pace può tornare ad essere un valore fondante nella vita dell'umanità a partire dagli uomini e dalle donne religiose del mondo, mosse Giovanni Paolo II verso la terra segnata particolarmente dalla presenza dell'uomo che fece della Pace l'asse portante della vita, pace come vita di Dio che diventa vita degli uomini. Tale motivazione della ricerca della Pace tornò a muovere il Servo di Dio verso Assisi nel gennaio del 1993, momento in cui egli volle particolarmente pregare per la Bosnia Erzegovina che viveva un tragico momento di guerra. In quell'occasione egli ricordò quali sono i cardini del messaggio francescano: “Nell'odierna circostanza, quando gli occhi dell'Europa e del mondo sono rivolti ad Assisi, il messaggio di Francesco e di Chiara sembra sintetizzarsi in tre parole evangeliche perennemente attuali: povertà, pace, preghiera”. Così egli evidenziava anche come Assisi avesse ormai, grazie al proprio patrono, davvero una vocazione di faro luminoso per l'umanità intera, un faro che indica le vie appunto della povertà evangelica da cui nasce il desiderio e la forza per vivere la pace, cose che necessitano di una intensa preghiera. La vita dello stesso Giovanni Paolo II, del resto, fu proprio una continua ricerca di questi tre valori francescani. La richiesta di pace si rinnovò ad Assisi, attraverso le parole del Papa, nel gennaio del 2002, allorch i rappresentanti delle diverse religioni furono nuovamente da lui convocati in questa terra santificata dalla testimonianza del Poverello di Assisi. “Siamo venuti ad Assisi in pellegrinaggio di pace'. Siamo qui, quali rappresentanti delle varie religioni, per interrogarci di fronte a Dio sul nostro impegno per la pace, per chiederne a Lui il dono, per testimoniare il nostro comune anelito verso un mondo più giusto e solidale”. Gli eventi della storia del momento facevano comprendere bene quanto poco l'essere umano fosse capace di dialogo e di comunione. Giovani Paolo II sentì ancora, come sempre era accaduto, che solamente l'unità degli uomini di buona volontà poteva dare speranza di un nuovo inizio nel segno del perdono, della giustizia, della pace. “ doveroso, pertanto, che le persone e le comunità religiose manifestino il più netto e radicale ripudio della violenza', di ogni violenza, a partire da quella che pretende di ammantarsi di religiosità, facendo addirittura appello al nome sacrosanto di Dio per offendere l'uomo. L'offesa dell'uomo' è, in definitiva, offesa di Dio'. Non v'è finalità religiosa che possa giustificare la pratica della violenza dell'uomo sull'uomo”.

LA FORZA DELLA COMUNICAZIONE

Potremmo domandarci: perch Giovanni Paolo II volle andare fisicamente ad Assisi pochi giorni dopo la sua elezione e poi volle tornarci diverse volte per dire lì, in quel luogo che egli stesso descrive come segnato da un'atmosfera tutta particolare e molto eloquente, cose che forse avrebbe anche potuto dire da Roma? La vita del Papa ci rivela anzitutto quale grande importanza ebbero per lui gli esempi, le testimonianze di vita. Il grande numero di uomini e donne che egli propose a tutto il popolo di Dio come beati e santi ci spiegano quanto per lui contasse la comprensione della realtà e la testimonianza di una vita vissuta in Cristo che segna il tempo in cui essa accade, ma resta anche come simbolo e sprona verso la pienezza di Dio in ogni tempo. Per il Servo di Dio, san Francesco, era ed è ancora vivo; è un uomo che è stato capace di solcare profondamente la storia che lo ha visto contemporaneo, ma che continua a indicare a tutti coloro che gli si avvicinano la bellezza di Dio, la forza dell'amore di Gesù Cristo, il desiderio di amare ogni uomo e donna sulla faccia della terra con l'amore trinitario. Giovanni Paolo II si recò ad Assisi perch comprese che quel luogo significa ancora oggi la presenza di Francesco nella storia dell'umanità ed egli volle scegliere anche fisicamente i valori francescani lì particolarmente evidenti e vivi. Così volle dire che il servizio più importante che sentiva di dover rendere all'umanità era quello di ricordare la dignità dell'uomo perch unito a Cristo dalla sua morte e risurrezione, così come Francesco aveva proclamato con la propria esistenza. E lo disse con il suo stesso corpo, viaggiando fino a quella terra di pace, lo disse inginocchiandosi e pregando in silenzio, lo disse incontrando la gente sotto quel sole che parlava dell'Altissimo come sotto sorella acqua, umile e casta. Lo disse anche con la visita del 3 gennaio del 1998, quando volle trascorrere la giornata con i terremotati dell'Umbria: un gesto di compassione e condivisione che voleva parlare della misericordia di Dio. I sensi, che la terra francescana risveglia ed eleva a Dio, servirono a Giovanni Paolo II per proclamare all'uomo e alla donna di ogni angolo della terra la bontà di Dio e quella dell'uomo che lo sceglie come sua guida. Egli aveva imparato presto nella vita, anche dalla passione e dalla pratica del teatro, che con il corpo si parla, alle volte più che con le parole. Volle perciò dire con la sua persona ciò che vale nella vita di ogni uomo e ciò che è indispensabile per la vita dei popoli. Ad Assisi lo fece anche con parole che ancora oggi scuotono mente e cuore e indirizzano la vita. Ma fu proprio questa armonia di tutto ciò che è umano: mente, anima, corpo, sensibilità e affetto, ciò di cui il Servo di Dio ad Assisi soprattutto, come in molti altri posti, volle servirsi per proclamare l'amore che Dio ha per l'essere umano, sua creatura.

CARDINAL STANIS?AW DZIWISZ

>B> Stanis?aw Dziwisz nasce in Polonia, in un piccolo comune vicino a Cracovia, il 27 aprile 1939. Studia nel seminario locale. Il 23 giugno 1963 fu ordinato presbitero dal vescovo ausiliare di Cracovia, Karol Wojty?a, che fu anche suo professore e lo volle nello staff come segretario privato, servizio che continuò quando Wojty?a divenne arcivescovo di Cracovia. Quando Wojty?a lasciò la Polonia in seguito alla sua elezione al soglio pontifi - cio, Dzwisiz fu richiamato come segretario privato alla Città del Vaticano. Il 19 marzo 1998 fu ordinato vescovo. Il 29 settembre 2003 venne nominato arcivescovo. Fu lui ad impartire a Giovanni Paolo II, il 31 marzo 2005, l'Unzione degli infermi. Il 3 giugno 2005 papa Benedetto XVI lo ha nominato successore di Wojty?a all'arcivescovato di Cracovia, mentre il 24 marzo 2006 lo ha creato cardinale. Da più parti si crede che Benedetto XVI abbia in qualche modo voluto onorare così uno degli ultimi desideri del suo predecessore.

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