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"Noi che siamo stati con lui e che di lui abbiamo scritto queste cose, rendiamo testimonianza di averlo sentito dire a più riprese: «Se avrò occasione di parlare con l'imperatore, lo supplicherò che per amore di Dio e per istanza mia emani un editto, al fine che nessuno catturi le sorelle allodole o faccia loro del danno»." (CAss 12). Questo episodio è riferito dalla Compilatio Assisiensis nel racconto della morte di Francesco, avvenuta alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226. Era allora imperatore Federico II di Svevia, e chissà che Francesco non lo abbia incontrato davvero in vita. Federico era nato nel 1194 a Jesi, nella Marca Anconitana. La madre, Costanza di Altavilla, lo aveva affidato ancora infante a una nobildonna di Nocera Umbra, sposa di Corrado di Urslingen, duca di Spoleto e conte di Assisi. Tra il dicembre 1177 e il gennaio 1178 la rocca di Assisi aveva ospitato l'imperatore Federico I Barbarossa, nonno paterno di Federico II. È tradizione che il piccolo Federico fosse battezzato nella cattedrale di Assisi, anche se non se ne hanno le prove. Comunque è probabile che Federico abbia trascorso i primi tre anni di vita nei confini della Valle Spoletana, tra Spoleto, Foligno e Assisi, prima che la morte del padre Enrico VI convincesse la madre a richiamare il figlio in Sicilia. In seguito Federico percorrerà più volte con i suoi eserciti le strade dell'Umbria, vi farà costruire castelli e farà esporre il proprio nome o il proprio volto alle porte di chiese e di città.


Nel 1979 Silvestro Nessi, instancabile ricercatore in Montefalco, scoprì un busto imperiale con una testa imberbe coronata all'esterno della grande quadrifora meridionale della chiesa superiore di San Francesco, insieme a un secondo busto con una testa barbuta e una sorta di cuffia in testa. Nessi vi riconobbe i ritratti dell'imperatore Federico II di Svevia e del suo logoteta Pier delle Vigne, e indicò altri esempi di busti imperiali presenti sulle facciate di chiese umbre. Le due statue risalivano ai tempi di fra Elia, ma probabilmente erano state messe in opera in seguito alla sua deposizione da ministro generale. Mi occupai anch'io di queste statue in un articolo uscito nel 1996, proponendone un preciso collegamento con un fatto avvenuto nel 1236. Nel settembre 1235 Gregorio IX si era portato con la sua corte ad Assisi per la festa di san Francesco. Qui fu raggiunto dal vicario imperiale, Pier delle Vigne, che lo informò dei timori di Federico II per la situazione in Terrasanta, dove la città di Acri si rifiutava di sottomettersi ai rappresentanti imperiali. Federico II era in quel tempo a Worms in Germania, per sposare in terze nozze Isabella d'Inghilterra. Gregorio IX gli inviò una lettera, per informarlo di avere avuto notizia di segreti tentativi tesi a incrinare i buoni rapporti in corso tra la Chiesa di Roma e l'Impero tedesco, ma di essere estraneo alla congiura. Probabilmente l'incontro tra Gregorio IX e Pier delle Vigne avvenne nel palazzo papale di Assisi, e è probabile che anche fra Elia fosse presente al colloquio. L'anno seguente, il 17 maggio 1236, Federico II inviò da Marburg una lunga lettera a fra Elia, per riferirgli di avere assistito alla solenne esumazione della salma di santa Elisabetta di Ungheria, la sposa del landgravio di Turingia Ludovico IV, morto a Barletta nel 1227 mentre si apprestava ad attraversare il mare per recarsi con l'esercito imperiale in Terrasanta. Rimasta vedova in ancor fresca età, Elisabetta non volle risposarsi, benché fosse di stirpe reale, e si votò a una vita di penitenza sotto l'obbedienza dei frati Minori. Morì a Marburg nel 1231. Nel 1235 Gregorio IX la canonizzò a Perugia. Federico descrisse a Elia il sincero entusiasmo che provava verso Elisabetta, per i miracoli da lei compiuti. Nel corso della cerimonia di esumazione, l'imperatore aveva posto sul capo di Elisabetta una corona d'oro, per incoronarla regina come non gli era riuscito di fare in vita. La lettera si chiudeva con una richiesta di preghiere personali, da estendersi all'intero Ordine dei frati Minori. 


Il busto imperiale scoperto all'esterno del finestrone, dal quale entra la luce che illumina la vasta aula papale della chiesa superiore, equivale a una simbolica intercessione di grazie. L'imperatore vi compare come se fosse il sole. E come se fosse il sole l'imperatore viene ammirato dall'altro personaggio presente all'esterno del finestrone; nel quale va riconosciuto un ritratto di fra Elia, identificato dal berretto armeno indossato da Elia nel Crocifisso un tempo presente nella navata della basilica superiore, dipinto da Giunta Pisano nel 1236. Poco prima di morire Francesco si preoccupava della sorte delle allodole. Quanto diverso l'atteggiamento di fra Elia: ai piedi di Cristo nel Crocifisso in chiesa, ai piedi dell'imperatore all'esterno dello stesso edificio. 


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