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La petizione dei frati di sant'Antonio: San Leopoldo Mandic patrono dei malati di tumore

La petizione lanciata dai frati cappuccini del Santuario padovano ha già raccolto 10mila firme. Il rettore: era molto vicino alla sofferenza e agli operatori sanitari

Credits Ansa

San Leopoldo Mandic patrono dei malati di tumore: è questo l’obiettivo della petizione ai vescovi della Conferenza episcopale Italiana avviata dai frati cappuccini del Santuario padovano lo scorso 20 gennaio. In un mese sono state già raggiunte le diecimila firme, da parte di fedeli che visitano il santuario soprattutto nel fine settimana, ma anche da persone che ne hanno avuto notizia e utilizzano i moduli disponibili sul sito www.leopoldomandic.it 

Già riconosciuto santo della riconciliazione (e per questo papa Francesco volle il suo corpo a Roma insieme a san Pio da Pietrelcina durante il Giubileo della misericordia) e profeta dell’ecumenismo, ora padre Leopoldo (come i fedeli continuano a chiamarlo) potrebbe essere invocato e ricordato anche per la sua costante e preziosa presenza e vicinanza ai malati come dimostrano testimonianze e anche alcuni dipinti che lo ritraggono.

Non solo, il frate confessore, originario di Castelnuovo di Cattaro nell’attuale Montenegro, morì proprio per un cancro all’esofago nel 1942, malattia che lo provò moltissimo e che sopportò sempre con umiltà e pazienza. Già negli anni Ottanta si mossero le prime raccolte firme per riconoscerlo patrono dei malati di tumore e nell’archivio del convento padovano ne sono conservate 13mila.

«Il ministro generale ha fatto domanda per questo riconoscimento e ci è stato suggerito di fare questa petizione anche per cogliere l’attenzione e l’interesse dei fedeli, che si sta dimostrando davvero ampio – commenta il rettore del santuario padovano padre Flaviano Gusella –. Stiamo anche raccogliendo storie, testimonianze e attestazioni. Riconoscere san Leopoldo patrono dei malati di tumore andrebbe a sottolineare un altro importante aspetto che qualificava la sua figura: l’attenzione alla malattia, ai malati e agli operatori sanitari». (Sara Melchiori - Avvenire)

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