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I grandi pellegrini "visti" attraverso le loro scarpe

Credits Ansa

È approdata nella Basilica di San Francesco ad Assisi la prima mostra italiana sulle scarpe dei grandi camminatori, ideata da Antonio Gregolin, giornalista e artista vicentino. L'esposizione -che porta il titolo suggestivo "Camminamente: il mondo dei camminatori"- e collocata all'interno dello storico chiostro di Sisto IV del Sacro Convento di Assisi - resterà aperta per tutto il periodo estivo, fino al 17 settembre.
A promuovere "Camminamente" sono gli stessi frati minori conventuali del Sacro Convento, con il patrocinio del comune di Assisi; la mostra, visitabile gratuitamente da lunedì a sabato dalle 8 alle 18.30 e di domenica l'orario sarà dalle 13. Qui le trenta paia di scarpe che rendono la mostra unica nel suo genere in Italia, parlano del mondo spesso nascosto e intimo dei grandi camminatori.
Negli ampi spazi del chiostro Sisto V - grazie a questo allestimento, - si narrano le storie racchiuse nelle calzature dei più di grandi camminatori ed esploratori, noti e meno noti, che hanno macinato migliaia di chilometri nelle strade del mondo. Scarpe che diventate simboli, spesso logorate dalla strada e mete lontane, con una comune certezza: «Prima di giudicare un uomo, si deve prima aver camminato nelle sue scarpe!». Ce lo dicono i nativi americani già qualche secolo fa, che aprono con un paio di mocassini originali Sioux del 1800 la mostra, ideata come «una finestra sul mondo e sui camminatori-pellegrini». L'esposizione "Camminamente" vuol essere un appuntamento dell'estate assisana, come proposta di educazione e formazione culturale e spirituale, offerto al milione di pellegrini che giungeranno alla tomba di San Francesco.
Tre le sezioni proposte: i camminatori per passione, sport e avventura. Le "scarpe della fede" e per ultime "Le scarpe della memoria" con autentici cimeli storici di chi è stato costretto a percorrere tanti chilometri per forza, per salvarsi la vita. Sarà così rappresentata - lungo questa prospettiva - tutta la tragedia del Novecento: dalle scarpe della Prima guerra mondiale ai campi di concentramento. Degli esuli istriani, alla Sarajevo assediata, fino alle scarpe raccolte da uno scafo vuoto di migranti a Lampedusa.

Ma le scarpe più ammirate e venerate saranno i tre "calzari" di san Francesco, eccezionalmente esposti per l'occasione nella cappella di San Nicola nella Basilica Inferiore dove si conclude il percorso espositivo. «Si tratta di una mostra in continuo movimento - spiega il curatore Antonio Gregolin -, tanto che le scarpe a rotazione si alterneranno con nuovi importanti arrivi, come dalla vetta dell'Annapurna dopo l'ultima recente impresa alpinistica, saranno esposte le scarpe di Nives Meroi e del compagno Romano Benet, la prima coppia al mondo ad aver scalato tutte le 14 cime più alte della terra. O quelle di Dino Di Giacomo, il settantottenne medico pellegrino vicentino che vanta ben otto cammini di Santiago de Compostela». E annota ancora l'artista: «Scarpe che sono già acquisizione storica della mostra, sono quelle di Roberto Bassi di Breganze che nel 1970 a piedi raggiunge da Roma Tokyo per onorare il suo conterraneo nonché aviatore degli anni '30 Ferrarin. Davvero qui si ha l'impressione tangibile che in realtà queste scarpe conservino la memoria di chi le ha indossate». (Avvenire)

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