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Frate Jacopa de' Settesoli

Credits Ansa

La vicenda umana e storica di Jacopa dei Normanni vedova di Graziano Frangipane dei Settesoli si può ascrivere nel contesto di quelle narrazioni storiche ricche di elementi ignoti. Molto di Lei si sa e molto la tradizione ci ha raccontato, ma anche molto ci ha lasciato solo intuire. Sappiamo per esempio che è stata importante la sua abilità come capo della famiglia dei Frangipane, Feudataria dei Castelli di Marino e di Nemi. Sappiamo, anche se è andato perduto il documento, di un contratto da lei stipulato con gli abitanti del Castello di Marino, molto innovativo nella gestione di un Feudo in pieno Medioevo! Jacopa era una nobildonna che riusciva a coniugare virtù pubbliche e private con inconsueta modernità per quel periodo storico. Di tutto ciò c’è cognizione anche al di là dei documenti storici. Costretta dalla vedovanza in giovane età dovette contemporaneamente armonizzare l’accudimento dei figli con la gestione pubblica di un grande patrimonio, di interi contadi. Jacopa, in pieno Medioevo, visse una situazione molto moderna di madre e manager con grandi responsabilità gestionali.


Di Jacopa rimane, documento tangibile, il suo sacello. La sua tomba è collocata sulla scala di accesso alla Cripta della Basilica Patriarcale di San Francesco. Una grata protegge l’urna. Una targa recita “Jacopa dei Settesoli Nobildonna romana devotissima di San Francesco - 1239”. Jacopa, quasi fosse una Clarissa, vigila da dietro la grata sull’afflusso dei pellegrini, custodisce le tombe di Francesco e dei suoi compagni, padrona di casa e contemporaneamente ancella preposta all’accoglienza. Jacopa che Francesco chiamava Fratello volendola così inglobare, d’autorità, nell’Ordine Francescano.


Tra i notabili del tempo Jacopa fu la prima a seguire Francesco e a credere pienamente nella sua predicazione. La sua autorevolezza fu di grande aiuto al povero Frate giunto da Assisi, nel suo difficile rapporto con il Papato. Non ci è dato sapere quali discussioni teologiche siano intercorse tra il Papa e Francesco. Possiamo solo ipotizzarle. Certamente la protezione accordata dalla potente Nobildonna fu molto utile al Santo quando chiese di esser ricevuto e ascoltato da Innocenzo III. La Divina Provvidenza, direbbe il Manzoni, agisce, talvolta, per strade inattese e non convenzionali. Lo Spirito Santo poi scende inaspettato senza farsi problemi di genere! Non è probabilmente lontano dal vero che lo Spirito Santo si sia servito di Jacopa per offrire a Francesco un sostegno continuato e fervoroso almeno fino al momento in cui la Fede immensa del Frate di Assisi convinse e coinvolse tanti altri cristiani compreso il Papa.


Jacopa fu per San Francesco non solo protettrice presso le autorità ma prima di tutto donna che accudisce, tranquilla e certa presenza familiare: la parente che nel momento del bisogno è sempre disponibile! La lettera che Francesco detta in punto di morte, volta a sollecitare una sua visita per un ultimo saluto, chiede anche l’estremo accudimento. Jacopa, che tutto aveva già intuito, puntuale svolge il ruolo della madre, della sorella, della figlia quando in famiglia si verifica la dipartita del pater! Jacopa, secondo le Fonti Francescane, accudisce Francesco in punto di morte, porta l’occorrente: telo cinerino, sindone, cuscino e ceri.

Come non ipotizzare allora che lo abbia anche ispirato a fondare il Terz’Ordine Francescano? Lei che gravata dalle responsabilità familiari e pubbliche non avrebbe mai potuto entrare attraverso la Consacrazione nella Famiglia Francescana!?


È l’Arte, infine, ad offrirci altri spunti di riflessione su questa Santa donna. Simone Martini dipinge nella Basilica Inferiore un affresco con cinque Santi Francescani e pone tra loro l’immagine di una Santa, donna bellissima, con l’aureola incastonata da sette soli! È forse Jacopa dei Settesoli? Può essere Jacopa che mai è stata beatificata né tantomeno santificata? Mistero! Giotto nella Basilica Superiore suscita ancor di più la nostra curiosità. Nell’affresco in cui Santa Chiara rende omaggio a San Francesco morto, Giotto rappresenta una donna, di spalle, che porta la lettiga con il corpo del Santo. Una donna dal volto invisibile perché rivolto verso Santa Chiara e con due bellissime treccie bionde. Secondo le Fonti Francescane è Jacopa ma il pittore, che ha fatto della ricerca del verosimile la sua cifra stilistica, non ci permette di vederne il volto e quindi impedisce anche eventuali confronti con il Martini.


Giotto, però, con un compendio comunicativo sublime, rappresenta il volto del Santo tra i volti di Jacopa (pur celato) e quello addolorato di Chiara. Sapendo quali siano state le donne che hanno incrociato la vita di Francesco potremmo dire che in questa rappresentazione manca solo Monna Pica, la madre. Oppure potremmo pensare che l’inquadratura giottesca voglia riassumere nella donna dalle bionde treccie sia la madre che la testimone.


FRATE JACOPA, terziaria francescana, ha vissuto una sintesi di contraddizioni molto moderna, simile a quella che denota la vita quotidiana di tante donne di oggi. Per tutto questo credo che Jacopa possa, a pieno titolo, aver l’onore di essere assunta come modello delle virtù cristiane di una madre manager.  (Giorgio Bagnobianchi)


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