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Lo 'spirito di Assisi'è
di Dhanashree Talwalkar

Credits Ansa



Ci stiamo avvicinando alla giornata di riflessione e dialogo convocata per questo ottobre 2011, lo spirito che animò l'incontro di Assisi del 1986 si fa concreto. Venticinque anni fa, quando Papa Giovanni Paolo II ha convocò l'incontro di Assisi, espresse la necessità di un cammino universale verso la pace globale che va oltre il solito discorso di pace. Il suo appello per la pace si basa sul concetto di sacralità della dignità della persona umana.

All'appello risposero con entusiasmo uomini illustri e donne di buona volontà di tutto il mondo. Entusiasmo trasmesso anche durante la giornata. L'intento, lo scopo, la motivazione, le parole pronunciate riflettevano "la necessità di avere un orizzonte comune oltre i propri aspetti tradizionali". Quello spirito è continuamente sostenuto e rafforzato dall'attivo coinvolgimento di sapienti e persone di fede che continuano a mantenere l'impegno per la comprensione che si basa su un umanesimo spirituale.

Ciò che rende importante l'incontro di Assisi è il riconoscimento delle diverse eredità spirituali e multiculturali nella loro complessità, e che nessuna religione o cultura viene privilegiata rispetto alle altre. Portando questa diversità su un unico livello, il meeting ad Assisi ha sottolineato la necessità di un dialogo tra le parti e questo è il modo più efficace per esplorare la gamma delle esperienze umane universali, piuttosto che rimanere fermi nelle nostre tradizioni e stili di vita che spesso portano a tensioni con gli altri. Quella manifestazione, in particolare l'idea di preghiera per la pace, ha rafforzato il senso di reciprocità universale e di un ecumenismo globale emergente.

Facciamo un esempio con una parabola di una madre di quattro figli. La madre è felice quando ogni figlio da solo va a trovarla, ma è più felice quando la visitano insieme. Allo stesso modo, quando noi, a prescindere delle differenze e distinzioni, ci riuniamo per pregare con amore, la nostra Madre-Dio ci benedice con tutto il cuore. Penso che Dio abbia benedetto con tutto il cuore la giornata di Assisi.

In una preghiera della mia tradizione, si prega affinch tutti e ovunque siano felici, sani e pii. E' bene pregare per la felicità e la salute di ognuno. Tuttavia, per unire ogni persona di buona volontà è una grande sfida. Viviamo ancora nel nostro proprio mondo, non sempre isolati ma comunque separati. Abbiamo bisogno di uscire da questi confini per incontrare l'altro, per capirlo, per condividere e pregare senza perdersi nell'aria rarefatta della universalità o diventare un recluso in un mondo proprio.

L'incapacità di andare verso l'altro è una sfida. Bisogna affrontare questa sfida; aprire se stessi per stabilire interconnessioni con l'altro e le sue virtù. Questo è il reale autosviluppo. In un momento di crisi planetaria che abbiamo oggi di fronte, è di vitale importanza che tutti gli scienziati si uniscano in un pellegrinaggio che segue un percorso indicato da Dio. Per capire, comprendere e mettere in pratica tale idea, Dio crea eventi e luoghi sacri come Assisi. Dio ha creato il mondo per la sua amata umanità in tutta la sua diversità evidente. Ciò che non è visibile e non facilmente accessibile è lo spirito che pervade e che lega questa bella, e per alcuni, misteriosa diversità. Si deve fare uno sforzo per sentire e vivere questo spirito. Lo Spirito comune che dimora in tutti è la forza unificante. Si deve realizzare la spiritualità interiore per avere un indizio del disegno divino. Dotati di questa sensibilità, possiamo cominciare ad apprezzare la diversità, invece di essere costretti ad accettarla come “fatto compiuto”.

Noi tutti crediamo nello spirito divino che pervade il nostro universo e crediamo anche in una comune unicità insita nella diversità e nella pluralità del nostro universo. Oltre ad accettare l'altro e avere un dialogo al fine di comprendere la prospettiva dell'altra parte, è necessario che le nostre menti (dei credenti) e i cuori siano attivate e abbiano il potere di compiere questa missione .

Nonostante l'apparente diversità, tutti gli esseri umani hanno molto in comune. Tutte le cose essenziali per la sopravvivenza sono comuni: i sentimenti di felicità e tristezza, di esaltazione e depressione, di fame, di sete e di sazietà dopo aver mangiato i pasti; di freschezza dopo un buon sonno, l'amore per i bambini e per il proprio amato, il godimento della bellezza della natura, il piacere di ascoltare musica e assaggiare un nuovo cibo, sono caratteristiche comuni a tutti. Questo non significa negare le differenze che sono per lo più di costume e si riferiscono a un benessere acquisito.

Ognuno sperimenta la sensazione di una scintilla di vita al proprio interno. Si può chiamare questa scintilla con qualsiasi nome, ma la scintilla del sentimento intimo è comune a tutti. Sulla base di una filosofia che accetta la centralità dello spirito divino nella vita umana e dell'universo, il Rev. Pandurang Shastri Athavale il Rev. Dadaji, mio padre, in un periodo di oltre sei decenni, sono riusciti a portare l'uomo più vicino al proprio simile in un rapporto altruista, d'amore e hanno creato una famiglia in continua crescita “Swadhyaya famiglia globale” di oltre 10 milioni di persone, di cui faccio parte.

Coloro che si sono riuniti nel 1986 ad Assisi e incontrati ancora nel 2002, hanno creduto nel potere di questa scintilla e di questo spirito insito in tutti gli esseri umani. Ancora una volta si incontreranno con lo stesso sentimento di reciproco amore e rispetto per commemorare lo spirito di Assisi e di speranza futura portando avanti il messaggio.

Non siamo più strani conoscenti tenuti insieme dallo spirito di Assisi, pur essendo profondamente radicati nelle nostre tradizioni e nella nostra propria fede e religione. Assisi è un evento unico ed esemplare che promuove l'idea di fratellanza universale e si sforza di riunire tutti, di ottenere giustizia, unità e armonia nella società. Questa è mia speranza e prego affinch l'incontro ad Assisi contribuirà in modo significativo nel plasmare il destino dell'umanità.

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