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Lo 'spirito di Assisi'è
di Rajmohan Gandhi

Credits Ansa



A Sua Santità Papa Benedetto XVI invio i miei umili e sinceri ringraziamenti per il suo appello per una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo come pellegrini della verità e pellegrini della pace. Tale appello è necessario, poichè spesso la nostra tendenza naturale è verso l'agitazione anzichè la riflessione.

Desideriamo imporre la nostra posizione ma siamo restii ad ascoltare gli altri. L'attaccamento alle nostre convinzioni esclude i doni del dialogo: nuove intuizioni, una via d'uscita da un vicolo cieco, e la speranza, per noi e per gli altri. Per quanto ci sforziamo, spesso non riusciamo ad articolare una semplice, genuina richiesta a Dio, che non vuole altro che soddisfare i nostri desideri più profondi.

E quando preghiamo per la pace e la giustizia talvolta lo facciamo in maniera partigiana: non per tutti, non per il mondo intero. Offesi nel corpo, nel cuore e nella memoria, a volte preghiamo non per la pace e la giustizia, ma per la scomparsa del nostro avversario. In tali occasioni l'avversario non è più un essere umano dotato di anima; la nostra vita conserva il suo valore, ma non così la vita del nostro avversario. Questi diventa un'escrescenza, un fardello per la terra, un abominio.

In ogni parte del mondo, noi trasformiamo persone in polvere, e questo non solo nella nostra mente ma a volte anche fisicamente. La loro colpa può essere quella di appartenere a una razza, una classe, una tribù, una casta o una religione che odiamo. Sono colpevoli non di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma di appartenere a un gruppo degno di riprovazione.

Cari fratelli e sorelle, non possiamo accettare questo stato di cose e continuare a considerarci persone spirituali, civilizzate, moderne o anche umane. L'invito di Sua Santità Papa Benedetto, e la vasta risposta che ne è seguita, consente a tutti di capire, innanzitutto, che la diversità non cancella la nostra comune umanità. Siamo tutti uomini. La nostra comune umanità è quanto di più profondo ci lega gli uni agli altri.

In secondo luogo, l'appello del papa ci permette di pregare per l'unificazione dei cuori divisi e, attraverso il dialogo, di agire concretamente per raggiungere questo obiettivo. In occasione del dialogo invocato da Papa Benedetto, supplico Dio onnipotente e onnibenevolente affinchè ispiri gli uomini in ogni angolo della terra a mettere fine all'oppressione e alla dominazione, a frenare l'avidità, ad addolcire i cuori pieni di odio, a dare da mangiare a chi ha fame, ad asciugare le lacrime dei bambini, delle donne e degli uomini che soffrono, e a spalancare le porte all'amore, alla compassione, al perdono, alla riconciliazione e alla gioia.

Il mio pensiero va al Santo che, secoli addietro, predicava percorrendo questo sacro suolo, e continua ancora oggi ad attirare i cuori degli uomini verso la pace e la compassione. Poter pregare di nuovo qui, dove grazie all'invito di Papa Giovanni Paolo II potei farlo 25 anni fa, è un'esperienza straordinaria, e un altro motivo per me di ringraziare Papa Benedetto.

Mio nonno, Mahatma Gandhi, aveva l'abitudine di recitare ogni giorno un'antica preghiera Indù: Ishaa vasyam idam sarvam yat kincha jagatyaan jagat/ Te na tyaktena bhunjithaa maagridah kasya svid dhanam Questa è la traduzione: “Rinuncia al mondo, quindi ricevilo come un dono di Dio. E poi non desiderare altro.” E' mia opinione che San Francesco abbia vissuto questa preghiera, per poi diventare una benedizione per tutti noi. Pertanto, oltre che ringraziare Sua Santità, ringrazio anche questo luogo, Assisi.

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