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Intervento di P. Giuseppe Piemontese OFMConv, Custode del Sacro Convento

Credits Ansa



Signor Presidente Schifani, Sig. Ministro Gelmini, onorevoli Senatori, Eccellenze, frati e amici, a tutti voi porgo un deferente saluto con le parole di Francesco d'Assisi: il Signore vi dia la Pace!

Questo momento celebrativo che il Parlamento italiano ha voluto quale “giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse”, pone al centro della riflessione il Patrono d'Italia e l'unità nazionale a 150 anni dalla sua fondazione. La mia è la riflessione di un francescano che ha il privilegio di vivere in un luogo di osservazione speciale e significativo: la città di Assisi e il Sacro Convento e le Basiliche Papali di S. Francesco, accanto alla Tomba del Poverello di Assisi.

Personalmente ritengo che ogni nostra considerazione debba partire dalla consapevolezza di essere eredi di un ricco patrimonio comune: tutti noi abbiamo la fortuna di vivere in un paese meraviglioso e ricco di storia quale è l'Italia, in uno Stato unitario, libero e democratico, ormai maggiorenne e riconciliato; siamo guidati da una Costituzione di alto valore civile, condivisa e apprezzata, e permettetemi, anche un poco invidiata; siamo parte di un popolo vivace, laborioso, orgoglioso della propria identità e delle risorse umane, culturali e spirituali, di grandissimo valore.

Francesco d'Assisi è figlio di questo popolo: nasce nella Regione dell'Umbria, cuore dell'Italia, da genitori e in una comunità dalle caratteristiche comuni a tanta gente del suo tempo e dei nostri tempi. Trascorre la vita accanto a gente di ogni ceto, censo e cultura, in sintonia con la sensibilità comune, ma dai sogni proiettati verso orizzonti lontani; il suo stile di vita, il suo carisma e la spiritualità germoglia e si diffonde in ogni angolo d'Italia e fuori dai suoi confini. Non c'è regione che non segnali la sua presenza o il suo passaggio.

S. Francesco dunque, è patrono d'Italia, considerata come territorio, popolo, stato, nazione, civiltà, cultura, comunità cristiana.

Il messaggio e le virtù proposti e predicati nei 44 anni della sua esistenza si sono concretizzati nei valori della sua santità, della pace, della fratellanza, della giustizia, della tolleranza, del perdono, della semplicità, nell'amore per la natura e il creato: tutto originato e motivato dall'amore appassionato per Gesù Cristo, “l'unico suo bene”. La sua visione della vita ha trovato subito un'adesione straordinaria e una diffusione in ogni parte d'Italia e d'Europa: frati, suore e laici francescani, da allora fino ad oggi, si sono fatti lievito e animatori di una cultura di pace e di fraternità all'interno delle città e delle comunità civili.

Le radici di un popolo, che da sempre si è riconosciuto nella figura di S. Francesco e nel suo messaggio, si possono individuare
nella originalissima forma di spiritualità e carisma, che ha affascinato generazioni di cristiani in ogni epoca;
nelle espressioni dell'Arte: le possenti chiese romanico-gotiche del trecento e dei secoli successivi, collocate nel cuore pulsante delle antiche città e arricchite di affreschi e di opere d'arte, simboli della fede e della sensibilità del tempo;
nella istituzione di biblioteche e conventi, che guidati da francescani eminenti per scienza, sono stati veri centri di istruzione e formazione umanistica e religiosa di intere generazioni di uomini e donne, che trovavano in essi ambienti privilegiati di crescita spirituale e culturale;
la creazione dei “monti di pietà”, fondati accanto a conventi e chiese francescane e gestiti da religiosi e laici francescani, contribuirono a creare quella cultura della solidarietà, che non poco sollievo arrecò alle condizioni disagiate di popolazioni povere e spesso vessate.

Negli ultimi 50 anni la figura del Poverello e i luoghi a lui legati, sono diventati riferimento non solo per i cristiani, ma anche per uomini e donne di ogni religione, cultura e provenienza. L'attenzione riservata dagli Italiani e da cittadini del mondo intero ad Assisi e alla Basilica di S. Francesco dopo il terremoto del 1997, ha mostrato quanto sia amato S. Francesco e tutto ciò che egli rappresenta. Le meravigliose basiliche sovrapposte, con gli affreschi di Giotto, Cimabue, Lorenzetti, Martini e altri, dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità, sintetizzano un sentire comune che è orgoglio dell'italico ingegno, espressione della cultura italiana e ricchezza dell'Umanità. Gli ultimi sommi Pontefici: Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, hanno volto lo sguardo al Poverello d'Assisi, riconoscendone l'attualità e rilanciandolo quale modello ed esempio non solo di virtù cristiane, ma anche di valori umani, ai quali la società italiana, anzi il mondo intero, anela con nostalgia.

Tali valori, che Francesco ha trasfuso nella Chiesa e nelle vene della società italiana, 8 secoli fa e che ancora oggi sono vivi, si possono riassumere così:
- La ricerca della Pace e la sua accoglienza come dono di Gesù Cristo: voleva che si rivolgesse sempre il saluto: il Signore ti dia la Pace! L'espressione Pace e Bene! è ancora oggi riconosciuto come il motto- augurio dei francescani.
- Il rispetto e l'amore per ogni persona, uomo o donna, immagine di Dio e salvata da Gesù Cristo; per Francesco ogni persona, buona o cattiva, doveva essere rispettata, aiutata e amata perch è costata a Gesù Cristo la morte in croce. L'invio dei frati in ogni parte del mondo mirava ad annunciare a tutti il Vangelo di Gesù Cristo, ma anche a promuovere l'amore fraterno, la fraternità tra tutti gli uomini. Nei secoli i frati minori, quali promotori di giustizia e pace, hanno speso la vita tra le popolazioni più povere e bisognose di tutto, promuovendo scuole, ospedali e quei “monti di pietà” a sostegno di un'economia etica, che tiene conto della centralità dell'uomo.
- L'amore per la natura, il creato, gli animali, le piante, l'universo intero.
Il cantico di Frate Sole o delle creature, non solo è il primo manifesto della Lingua italiana, è anche il manifesto di una concezione della vita che fa di tutto ciò che ci circonda, una realtà che ci appartiene, una famiglia di “consanguinei”, di fratelli e di sorelle, che sono figli di Dio e “di Lui portano significazione”.
Una sfida e un progetto per oggi?
Una parola è centrale nell'esperienza di Francesco: la fraternità, la consapevolezza di appartenere ad una stessa famiglia, quali figli di Dio. Oggi nella costruzione dell'Unità nazionale credo che vada riscoperta la dimensione della Fraternità, quale soluzione e antidoto alla solitudine, alla disgregazione provocata dalle attuali effervescenze di scontro politico e sociale, agli egoismi e personalismi di singole persone, di campanili, di regioni e di raggruppamenti, di etnie, di interessi La solitudine oggi è divenuta paradigma di tante persone che vivono nelle città super popolate, di tanti giovani, che in rete, cercano rifugio ed emozioni; di ammalati e anziani, ritenuti ormai non più utili alla produzione e al mercato; di uomini e donne penalizzati da scelte affettive sbagliate o fallite. A tale e tanta solitudine delle persone fa da controcanto un clima di contrapposizione scomposta e disgregante di tanti , persone, gruppi e fazioni, che invece avrebbero il compito di tenere unita la comunità nazionale e di promuovere le ragioni della pace a livello familiare, aziendale, politico, civile e religioso. Nei 150 anni trascorsi, migliaia di francescani, frati, suore e laici, sparsi in ogni angolo del paese, quale lievito tra la gente semplice e povera, nel mondo del lavoro, dell'economia della cultura e delle istituzioni, spargono i semi della fraternità, del dialogo, della pace, della serena convivenza civile per far crescere la nostra Italia come nazione unita, giusta e pacifica.

Tra i tanti mi piace ricordare l'apporto e la testimonianza di tre francescani, la cui opera ha contribuito ad elevare la condizione della gente e a far crescere lo spirito unitario della nazione. Padre Agostino Gemelli, medico, frate, fondatore dell'Università cattolica e maestro di una generazione di intellettuali e cittadini comuni; Padre Pio da Pietrelcina, frate, un San Francesco dei nostri giorni, padre e consolatore di una folla smisurata di uomini e donne in cerca del senso della vita e della pace interiore, santo. Infine un francescano dei nostri giorni, S. Massimiliano M. Kolbe, che è stato padre e maestro di fraternità per intere generazioni di uomini e donne in Italia, in Europa fin nel lontano Giappone, attraverso numerosi giornali e riviste da lui fondati. Egli concluse la sua esistenza prendendo il posto di un padre di famiglia, condannato a morire di fame nel campo di concentramento di Auschwitz. Alle persone che incontrava era solito proporre la sua ricetta per dare senso alla vita, uscire dalla solitudine e promuovere la fraternità: “solo l'amore crea, l'odio distrugge”. Giovanni Paolo II nel proclamarlo santo lo propose quale “patrono del nostro difficile secolo”.

San Francesco d'Assisi è stato uno dei padri fondatori della nostra patria, e ha affidato a noi suoi fratelli il compito di promuovere e arricchire questa terra benedetta, non con la forza o la prepotenza, ma con l'umiltà e la mitezza: “ Consiglio poi, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino, ed evitino le dispute di parole (Cfr. 2Tm 2,14; Tt 3,2), n giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene e siano sottomessi a tutti” (FF.85).

Attraverso la testimonianza della spiritualità, ereditata dal Santo di Assisi, della fraternità, dell'amore per ogni essere o creatura e della letizia in ogni situazione, anche oggi si può arricchire e trasmettere alla generazioni future una Nazione unita e un'identità inconfondibile e bella.

Sulla Tomba di S. Francesco, nella giornata della sua festa, abbiamo affidato la nostra Italia alla protezione del Poverello di Assisi: Salve, Frate Francesco, fedele discepolo di Cristo, a te affidiamo il bene dell'Italia, di cui sei speciale patrono: fa che le pubbliche istituzioni promuovano il bene comune, la prosperità di tutti e lo sviluppo dell'umana convivenza. A te affidiamo il bisogno di pace e di giustizia, le esigenze delle famiglie, dei lavoratori, dei cittadini tutti. Guida i giovani verso un futuro di grandi ideali e di speranza.

A te affidiamo la nostra terra e le nostre popolazioni, rendici perseveranti nel costruire una nazione unita, solidale e pacifica, una società più profondamente cristiana. aiutaci ad essere strumenti di pace e di bene!

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