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Salvate la biblioteca dei frati minori. Un appello da San Marco in Lamis

Il convento conserva 100 mila libri, molti d’epoca ma non ha accesso ai fondi di settore della Regione che prevede un fondo di 100 milioni per rilanciare il patrimonio culturale

Salvate la biblioteca dei frati minori. Un appello da San Marco in Lamis
Credit Foto - Corriere.it

La biblioteca del convento di San Matteo a San Marco in Lamis, che conserva quasi 100 mila libri, alcuni dei quali risalenti al 1500 e al 1600, potrebbe essere penalizzata e non rivestire più l’importanza storica e culturale che fino ad oggi ha avuto. A giugno, infatti, la Regione Puglia ha emanato l’avviso pubblico «Community library, biblioteche e comunità» che prevede un fondo di quasi 100 milioni di euro per il rilancio del patrimonio culturale della Puglia. Nel provvedimento regionale rientrano le biblioteche pubbliche, ossia quelle di enti statali, comunali, regionali e provinciali escludendo tutte le altre, comprese le biblioteche ecclesiastiche. Come appunto quella del convento di San Matteo, dedicata a padre Antonio Fania e gestita dai frati minori.

L’avviso pubblico
«La biblioteca del convento è stata discriminata da questo avviso regionale anche se da sempre, per i suoi libri, è considerata punto di riferimento di studiosi e ricercatori che giungono da ogni parte». Il grido d’allarme è del direttore della biblioteca padre Mario Villani che ha invitato cittadini, studiosi e semplici lettori ad inviare una lettera al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano chiedendo di rivedere l’avviso pubblico e di far rientrare anche la biblioteca dei frati nel provvedimento. «L’avviso pubblico – spiega padre Villani – ha escluso alcune biblioteche che pur essendo di proprietà privata, esplicano servizio in proporzione più rilevante di molte altre piccole strutture pubbliche e che favoriscono in modo eccellente la diffusione del libro e della conoscenza». In realtà l’avviso comprenderebbe anche le biblioteche private purché queste si avvalgano di un ente pubblico per chiedere i finanziamenti previsti. Sempre che questi finanziamenti non siano già stati distribuiti tra le collezioni di libri pubbliche. «Una condizione – ha aggiunto padre Villani - di sudditanza assolutamente inaccettabile». Anche perché l’ente che richiederebbe i finanziamenti poi dovrebbe detenere il patrimonio librario per dieci anni, durata degli interventi previsti dal bando, ma affidandolo per la gestione ad un altro ente, diverso dal reale proprietario e dal beneficiario.

La storia
La biblioteca del convento ospita quasi 100 mila libri, di cui ben 7 mila stampati tra la fine del XV secolo e il 1830; tra essi 10 incunaboli, i primi libri stampati con la tecnica dei caratteri mobili a metà del 1400, 200 cinquecentine e 800 seicentine. Libri che frequentemente vengono consultati da studiosi, professori universitari e ricercatori di università e istituti italiani ed esteri. «L’avviso - aggiunge il direttore - per la parte che riguarda le biblioteche private ha suscitato lo scandalo di tutte le persone interessate alle ricerche scientifiche che frequentano la biblioteca di San Matteo. Eppure, chi ha redatto l’avviso avrebbe dovuto sapere che la nostra biblioteca è stata dichiarata di interesse pubblico dalla Regione Puglia già nel 1984».

Le novità
Ma qualcosa potrebbe cambiare a breve. Il consigliere regionale Napoleone Cera, proprio nelle ultime ore, ha annunciato che l’assessorato alla Cultura si è reso promotore di una modifica alla disciplina di attuazione del bando prevedendo l’inserimento degli enti ecclesiastici tra i soggetti beneficiari. Ecco perché sarebbe stata avviata una collaborazione con la Conferenza Episcopale pugliese per trovare soluzioni per le biblioteche private, ma che hanno un alto interesse pubblico. Proprio come quella di San Matteo. (Luca Pernice - Corriere.it)



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