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Quando ho cominciato a raccontare attraverso i miei occhi, ho sentito i loro puntati su di me

di Danilo Ferrari
Quando ho cominciato a raccontare attraverso i miei occhi, ho sentito i loro puntati su di me
Credit Foto - Panorama.it

Ho accettato l’invito a partecipare al Convegno Regionale degli Adolescenti Gi.Fra di Sicilia, che si è svolto ad Alì terme (ME) dal 27 al 30 dicembre presso la casa delle Suore Salesiane Stella Maris. Il tema dell’anno corrente è stato “la fede nella quotidianità”. Mi sono sentito onorato ed emozionato. Onorato perché conosco da tempo la Gi.Fra di Adrano dove i ragazzi mi hanno sempre accolto con calore, emozionato perché hanno pensato a me come testimonianza di chi non si è fermato di fronte alle barriere, esempio in carne ed ossa per giovani che si trovano in una fascia di età estremamente delicata.

Un limbo ai margini dell’età infantile da una parte e dell’età adulta dall’altra: non si sentono più bambini, non si sentono ancora adulti. Varcato il cancello che, dal lungomare di Alì terme, separa la casa delle Suore Salesiane, lo sguardo spazia su un grande cortile assolato, circondato da grandi edifici che un tempo ospitavano l’Istituto Maria Ausiliatrice.

L’aria di mare avvolge ogni cosa, il piccolo orto, le tante aiuole, le stanze socchiuse, polverose, con tavoli e sedie ammonticchiate, laboratori di arte e cucito, un tempo frequentati dai giovani della zona, oggi sospesi in attesa di un possibile utilizzo.

Poi un salone risonante delle tante voci, 150 circa, dei ragazzi e dei loro accompagnatori, frati francescani minori, provenienti da varie parti della Sicilia. Giorno 28 dicembre ho avuto la fortuna di poterli guardare tutti in faccia, sentire il loro disagio nell’immedesimarsi nella mia condizione, sentire le loro domande curiosi di conoscere un punto di vista diverso dal loro. Quando ho cominciato a raccontare attraverso i miei occhi, tradotti da Maria Stella, ho sentito i loro puntati su di me, curiosi di conoscermi e capire questa strana lingua che parlo da sempre, attenti nel seguire i miei occhi che instancabilmente si muovono in ogni direzione per esprimere pensieri.

Guardavano con il fiato sospeso cercando di carpire qualche parola, mi domandavano quanto tempo occorra per poter imparare a parlare con me. Ho risposto che in realtà tutto dipende dal modo di pormi le domande, che, almeno inizialmente, devono prevedere un si o un no. Ho spiegato loro che per esempio non possono chiedermi “quanti fratelli hai?”, ma piuttosto “hai fratelli?”, oppure “quanti anni hai”, ma piuttosto “hai trentanni?”.

A poco a poco, uno dopo l’altro hanno trovato il coraggio di farmi domande, di dare voce alle loro curiosità e alla fine dell’incontro mi sono venuti accanto. Ho sentito il loro calore, la voglia di esprimermi il loro affetto, il desiderio di farmi domande per capire da soli le risposte. Attraverso queste pagine, colgo l’occasione per ringraziarli pubblicamente tutti, nessuno escluso!


Danilo Ferrari

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