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"Padre Nostro, insegnaci a perdonare con la misericordia"

Necessità di un “patto di misericordia”, di un impegno deciso a guardarsi “nuovi” ogni mattina, coprendo con l’amore difetti e mancanze

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La cultura che respiriamo sprona spesso alla rabbia, alla rivendicazione dei diritti lesi; alimenta lo spirito di vendetta; evoca la lotta senza sosta contro qualcosa o qualcuno. L’offesa ha moltitudini di sinonimi. Ma anche il perdono ha molteplicità di note.

Gesù, insegnandoci a pregare, svela a noi uomini la nostra radice: «Padre nostro…». E poi: «rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Siamo figli e domandiamo perdono al Padre, consapevoli che la nostra richiesta verrà esaudita se prima noi perdoneremo gli altri.

Gesù inaugura una cultura nuova: la “cultura del perdono” che presuppone la “cultura della fiducia”. Fiducia che il Padre perdona “i nostri debiti” e che anche noi siamo capaci di offrire agli altri perdono. L’interdipendenza che segna, a volte tragicamente, il nostro tempo esige una spiritualità di comunione. Giovanni Paolo II l’aveva richiamata nella Novo Millenio Ineunte. Una tale spiritualità sprona non solo a perdonare, ma a perdonarsi scambievolmente (Col 3,13). È il controcanto del comandamento nuovo di Gesù “amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Chiara Lubich, all’inizio di quella nuova via spirituale che innerva il Movimento dei Focolari, aveva compreso quanto ciò fosse indispensabile.

Si accorse ben presto che, anche nel piccolo gruppo iniziale che aveva fatto la grande scoperta di Dio amore, non era così facile mantenere vivo l’amore reciproco. Facilmente c’era da rimproverarsi qualcosa, da evidenziare un aspetto negativo, da restare appesantiti nelle relazioni per della ‘polvere’ accumulata. Da qui la necessità di un “patto di misericordia”, di un impegno deciso a guardarsi “nuovi” ogni mattina, coprendo con l’amore difetti e mancanze e affidandole alla misericordia di Dio.

Un atto, un’esperienza fatta ogni giorno, migliaia di volte. Una pratica attualissima anche oggi che permette di avvicinare chiunque con un'amnistia completa nel cuore. E si costata che se la carità ci spinge a fare qualcosa per l’altro, la misericordia ci porta a fare anche la parte dell'altro. Un amore che s’impara esercitandolo sul modello di Gesù, che sulla croce ha fatto sua la nostra miseria e, abbracciandola, l'ha trasformata in misericordia.


di Maria Voce, Presidente Movimento dei Focolari



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